Lettera al Governo su PNRR e rischio alluvioni

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fiume in buona salute


CIRF, Legambiente, LIPU e WWF Italia hanno inviato una lettera congiunta ai tre ministeri (Ministero dell’Ambiente, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Economia e delle Finanze) per porre attenzione al Piano nazionale di ripresa e resilienza e al rischio alluvioni.

Lettera al governo

Le linee guida comunitarie prevedono che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che l’Italia deve presentare alla CE nell’ambito di Next Generation EU, la spesa relativa alle azioni per il clima per favorire la “transizione verde” debba ammontare almeno al 37 per cento e che i progetti e le riforme debbano essere disegnati in modo tale da non danneggiare l’ambiente (principio del “do no harm”).

Inoltre, per quanto sappiamo e abbiamo potuto leggere nelle Linee Guida del PNRR e poi nella Bozza di Piano “Next Generation Italia” (NGI), alla Missione “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, per la “Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica” verrebbero destinati 9,4 miliardi, dei 74,3 miliardi complessivamente destinati a questo titolo.

In merito ai criteri che devono improntare la definizione delle linee di intervento e dei progetti che dovrebbero essere definiti entro il prossimo febbraio, a corredo del Piano NGI, ricordiamo che le risoluzioni approvate dal Parlamento il 13 ottobre 2020, 6-00138 (Camera dei Deputati) e 6-00134 (Senato) impegnano il Governo a dare attuazione alle indicazioni contenute rispettivamente nella Relazione sulla individuazione delle priorità nell’utilizzo dei Recovery Fund e nella Relazione delle Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea sulle Linee guida per la definizione del PNRR, comprensive dei pareri deliberati dalle Commissioni permanenti.

Entrambe richiedono di allocare risorse per una gestione più integrata e sostenibile dei corsi d’acqua, che tuteli e migliori la qualità delle acque e degli ecosistemi. In particolare la relazione approvata dal Senato prevede lo sviluppo di un piano nazionale di rinaturazione e manutenzione di fiumi, laghi, lagune e zone umide, da attuare nel triennio 2021-2023, avente come finalità la corretta applicazione delle direttive note come Direttiva «Quadro sulle acque», direttiva «Alluvioni», direttiva «Habitat» e direttiva «Uccelli», per il raggiungimento dell’obiettivo di qualità ecologica e superamento delle procedure EU Pilot e di infrazione dalla Commissione europea, attraverso la promozione del ricorso alle infrastrutture verdi e il ripristino, la tutela e il mantenimento di boschi ripariali.

Viene inoltre esplicitamente richiesto al Governo di prevedere specifici fondi per l’attuazione delle misure necessarie al raggiungimento dello stato buono in tutti i corpi idrici, come richiesto dalla direttiva 2000/60/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, (direttiva quadro sulle acque) e coerentemente con la pianificazione di bacino, con particolare riferimento alle misure di rinaturazione e di riduzione dell’alterazione idromorfologica, fondamentali per il raggiungimento di tali obiettivi, ma che ad oggi non risultano supportate da alcuna linea di finanziamento. Dovranno essere attivati anche specifici investimenti e misure volte a favorire la realizzazione di «interventi integrati», che garantiscano contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico, il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, e che agli stessi sia destinato fino al 40 per cento dei fondi perla riduzione del dissesto idrogeologico e sismico, valutando anche il ripristino dell’unità di missione ad esso dedicata.

Sulla base delle informazioni in nostro possesso e delle delibere regionali in merito pubblicate, appare che la quasi totalità dei progetti proposti dalle Regioni sul dissesto idrogeologico siano opere di difesa e interventi tradizionali che non recepiscono le necessità di integrazione e di miglioramento degli ecosistemi che il Governo è tenuto ad assicurare. Ciononostante, ci risulta che si preveda di inserire questi interventi nell’ambito della Missione 2 del PNRR (Rivoluzione verde e transizione ecologica).

Appare a nostro avviso evidente che l’ulteriore artificializzazione degli ecosistemi fluviali non possa in alcun modo essere considerata parte della transizione ecologica richiesta dalla UE e che i relativi fondi non possano pertanto essere computati ai fini dell’obbligo di dedicare almeno il 37% delle risorse a questo ambito. Risulta inoltre chiaro che tali progetti non sono coerenti con le indicazioni del Parlamento sopra riportate.

Invitiamo pertanto il Governo ad assicurare che nel PNRR o NGI siano, invece, finanziate le misure integrate esplicitamente richieste dalle risoluzioni parlamentari e che venga assicurato un adeguato confronto sulla più opportuna distribuzione delle risorse allocate alla Missione 2 nel PNRR.


17 dicembre 2020

Andrea Goltara, Direttore CIRF

Andrea Minutolo, Responsabile Scientifico Legambiente

Claudio Celada, Direttore Area Conservazione LIPU

Andrea Agapito, Responsabile Acque WWF Italia


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