Giornata Mondiale dell’Acqua 2021 – Lettera al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani

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Oggi, in occasione della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo 2021), il CIRF ha inviato una lettera al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

Lettera al Ministro Roberto Cingolani

Egregio Ministro,

I corsi d’acqua costituiscono uno snodo cruciale per la transizione ecologica della nostra società davanti alle sfide poste dai cambiamenti climatici. Da essi e dalla loro gestione dipendono rischi che influenzano buona parte del nostro territorio, siccità e alluvioni in particolare, ma anche servizi ecosistemici fondamentali, tra cui la capacità di mitigare questi stessi rischi.

Le numerose direttive UE sulle acque e ora il Green Deal europeo indicano chiaramente la direzione da prendere nella gestione dei corridoi fluviali: serve un approccio maggiormente integrato e che punti con decisione a soluzioni basate sulla natura e alla tutela della biodiversità.

Difesa dal rischio di alluvioni, gestione della risorsa idrica, produzione di energia rinnovabile, pratiche agricole, tutela di habitat e specie non possono essere considerati temi separati e affrontati indipendentemente uno dall’altro e in modo conflittuale, come troppo spesso accade oggi.

Per i corsi d’acqua italiani serve una strategia chiara, ambiziosa e coerente con gli obiettivi UE di recupero e tutela degli ecosistemi acquatici, che la recente Strategia UE sulla Biodiversità per il 2030 rinforza ulteriormente. Purtroppo, nel suo recente intervento programmatico davanti alle Commissioni congiunte Industria/Attività produttive e Ambiente di Camera e Senato, tutto questo era in gran parte assente.

Nella Giornata Mondiale dell’Acqua le chiediamo, Signor Ministro, una presa di posizione più netta.

Un campo di prova fondamentale per il nuovo Ministero della Transizione Ecologica è la scelta di come utilizzare le risorse messe a disposizione da Next Generation EU. Un’occasione epocale per imprimere un cambiamento di direzione, verso la sostenibilità, nella gestione di acque e fiumi.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che il Governo si appresta a varare, dovrà destinare, come richiesto dalle linee guida comunitarie, almeno il 37% della spesa per favorire la “transizione verde”, e le azioni finanziate non dovranno danneggiare l’ambiente (principio del “do no harm”).

I criteri da adottare nella definizione delle linee di intervento, in particolare in relazione alla tutela del territorio e delle risorse idriche, sono state indicate chiaramente dal Parlamento: le risoluzioni approvate da Camera e Senato richiedono di allocare risorse per una gestione più integrata e sostenibile dei corsi d’acqua, che tuteli e migliori la qualità delle acque e degli ecosistemi. In particolare la relazione approvata dal Senato prevede lo sviluppo di un piano nazionale di rinaturazione e manutenzione di fiumi, laghi, lagune e zone umide, da attuare nel triennio 2021-2023, avente come finalità la corretta applicazione delle direttive europee «Quadro sulle acque», «Alluvioni», «Habitat» e «Uccelli», per il raggiungimento dell’obiettivo di qualità ecologica e superamento delle procedure EU Pilot e di infrazione dalla Commissione europea, attraverso la promozione del ricorso alle infrastrutture verdi e il ripristino, la tutela e il mantenimento di boschi ripariali. Viene inoltre esplicitamente richiesto al Governo di prevedere specifici fondi per l’attuazione delle misure necessarie al raggiungimento dello stato buono in tutti i corpi idrici, come richiesto dalla direttiva 2000/60/CE, e coerentemente con la pianificazione di bacino, con particolare riferimento alle misure di rinaturazione e di riduzione dell’alterazione idromorfologica, fondamentali per il raggiungimento di tali obiettivi, ma che ad oggi non risultano supportate da alcuna linea di finanziamento. Dovranno essere attivati anche specifici investimenti e misure volte a favorire la realizzazione di «interventi integrati», che garantiscano contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico, il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, e che agli stessi sia destinato fino al 40 per cento dei fondi perla riduzione del dissesto idrogeologico e sismico, valutando anche il ripristino dell’unità di missione ad esso dedicata.

Ad oggi il PNRR contiene solo pochi e vaghi cenni a queste priorità. Inoltre, la grande maggioranza dei progetti proposti dalle Regioni sul dissesto idrogeologico sono opere di difesa e interventi tradizionali che non recepiscono le necessità di integrazione e di miglioramento degli ecosistemi che il Governo è tenuto ad assicurare.

L’ulteriore artificializzazione degli ecosistemi fluviali (conseguenza perlopiù inevitabile di interventi tradizionali di difesa dalle alluvioni) non può in alcun modo essere considerata parte della “transizione verde” richiesta dalla UE e i relativi fondi non possono pertanto essere computati ai fini dell’obbligo di dedicare almeno il 37% delle risorse a questo ambito. Limitarsi a finanziare di nuovo “opere grigie” non sarebbe certo all’altezza delle sfide epocali che ci pone il cambiamento climatico in un territorio pesantemente urbanizzato come il nostro. Un territorio che non può permettersi di canalizzare ulteriormente i fiumi o di realizzare 1000 nuove dighe e invasi, ma che deve al contrario restituire spazio ai fiumi, rimuovere le opere che creano più danni che benefici e gestire meglio quelle indispensabili, assicurando la connettività per fauna, acqua e sedimenti, ricaricare le falde acquifere, promuovere pratiche agricole che tutelino il suolo, ripristinandone la capacità di trattenere acqua.

La invitiamo pertanto, Signor Ministro, ad assicurare che nel PNRR vengano esplicitamente finanziate le misure integrate richieste dalle risoluzioni parlamentari, in linea con le migliori esperienze europee in questo campo, e ad inserire una specifica linea di intervento per il miglioramento dello stato di conservazione di specie e habitat, il ripristino della connettività ecologica, la rinaturazione di corsi d’acqua e zone umide.

Per quanto riguarda il tema chiave del supporto alle energie rinnovabili, la invitiamo a prendere una posizione chiara nei confronti dei nuovi impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, per i quali, come abbiamo ribadito e documentato più volte al Governo, lo spazio è finito da tempo. Da anni ormai si realizzano, solo grazie agli incentivi, impianti quasi esclusivamente di taglia molto piccola (in media ben sotto 1 MW di potenza installata), che forniscono un contributo strategico trascurabile, a fronte di impatti significativi spesso concentrati negli ultimi tratti di corsi d’acqua ancora relativamente naturali. Le chiediamo pertanto di porre fine all’incentivazione di tali impianti, chiaro esempio di “sussidio ambientalmente dannoso”. Servono invece interventi di mitigazione degli impatti degli impianti esistenti e un’occasione chiave in tal senso è la procedura di rinnovo delle grandi concessioni. Con la recente impugnazione da parte del Governo delle norme regionali in merito, questo passaggio di grande importanza torna ad essere procrastinato. Ci auguriamo che il nuovo Ministero della Transizione Ecologica contribuisca a fare in modo che il conflitto si risolva garantendo la centralità agli interventi di tutela e riqualificazione dei corsi d’acqua.

Buona Giornata Mondiale dell’Acqua!

Andrea Goltara, Direttore CIRF
Venezia, 22 marzo 2021


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