Giu 22, 2026 | In evidenza

Le modifiche alla legge sulla fauna selvatica rischiano di indebolire la tutela delle zone umide

Mentre l’Aula del Senato prosegue l’esame del disegno di legge 1552 (cd. “ddl Malan”) di riforma della legge 157/1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), il CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale richiama l’attenzione sull’esigenza di tutela delle zone umide.

Questi ambienti, che comprendono ecosistemi molto diversi quali pianure alluvionali, foci fluviali, lagune costiere, laghi, stagni, paludi, hanno da sempre una importanza straordinaria per il nostro Paese: ospitano una serie di attività economiche tradizionali, custodiscono una quota rilevante della biodiversità nazionale, contribuiscono alla regolazione del ciclo dell’acqua e svolgono un ruolo essenziale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Non è un caso che la loro protezione sia al centro di importanti impegni internazionali e normative comunitarie.

Ciononostante, in tutta Europa l’estensione delle zone umide si è profondamente ridotta negli ultimi 50 anni e più dell’80 % degli habitat europei valutati ai sensi della Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazione non soddisfacente. Sono dati che trovano un preoccupante riscontro anche in Italia, dove la maggior parte degli habitat e delle specie tipiche degli ambienti umidi ha uno stato di conservazione particolarmente critico.

Per questa ragione, le politiche nazionali dovrebbero puntare ad una conservazione rigorosa di questi ambienti e, laddove possibile, al loro recupero come previsto dal Regolamento sul ripristino della natura e anche da importanti strumenti di programmazione già adottati da questo Governo, come la Strategia Nazionale per la biodiversità 2030 o il Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Viceversa, la riforma in discussione al Senato muove in una direzione che, nel suo complesso, desta preoccupazione. L’ampliamento del numero degli appostamenti fissi di caccia, la maggiore flessibilità dei periodi venatori, la possibile revisione di aree attualmente interdette, sono tutti fattori che potenzialmente incrementano la pressione su ecosistemi particolarmente vulnerabili. E in questa ottica, suscita una certa apprensione anche il depotenziamento del ruolo di ISPRA come organismo di valutazione e controllo

Per Andrea Goltara, Direttore del CIRF: “La priorità in Europa è aumentare qualità, estensione e funzionalità ecologica delle zone umide, non introdurre ulteriori fattori di pressione su ecosistemi già degradati”.

Il CIRF si aspetta che l’esame parlamentare del Disegno di Legge 1552 garantisca quindi la piena tutela e il ripristino degli ecosistemi umidi e assicuri l’adozione di scelte gestionali fondate sulle evidenze scientifiche e non sugli orientamenti di particolari categorie di portatori d’interesse.

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vladimircech - magnific.com