Appello delle organizzazioni della società civile in Italia
Il 10 dicembre 2025, la Commissione Europea ha pubblicato la Comunicazione “Simplifying to achieve sustainable competitiveness” (“Semplificare per conseguire una competitività sostenibile”) che include un ampio pacchetto di proposte di modifica a varie direttive e altre normative europee in materia di tutela ambientale. L’obiettivo dichiarato di tali modifiche è ridurre l’onere amministrativo associato a queste norme, al fine di conseguire gli obiettivi ambientali in modo più efficiente e con costi inferiori.
Tuttavia, accanto a misure che effettivamente riducono la burocrazia senza compromettere gli obiettivi (come l’unificazione dei formati utilizzati per condividere dati ambientali e spaziali), altre proposte rappresentano un netto arretramento nell’ambizione e nella portata del quadro normativo. Tra queste vi sono proposte volte a ridurre i requisiti di tutela ambientale per alcune attività industriali o a indebolire i meccanismi di controllo nelle autorizzazioni di nuovi progetti. Un esempio degli effetti dannosi delle modifiche proposte sulle acque e sugli ecosistemi acquatici è l’intenzione di ridurre o eliminare gli obblighi, previsti nei Sistemi di Gestione Ambientale degli impianti industriali, relativi agli inventari chimici e all’analisi dei rischi. Un altro esempio è la proposta di eliminare, dai rapporti trasmessi alla Commissione Europea, le informazioni provenienti dagli allevamenti intensivi e dagli impianti di acquacoltura sugli impatti relativi ad acqua ed energia. Le modifiche propongono inoltre la sospensione di alcuni requisiti della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che rende le imprese responsabili del contenuto dei rifiuti generati dai loro prodotti.
È particolarmente preoccupante che la Commissione Europea, in questa Comunicazione, riprenda, come indicato nel Piano d’Azione RESource EU, pubblicato il 3 dicembre 2025, l’idea di rivedere la Direttiva Quadro sulle Acque (WFD) prima dell’estate 2026, senza però attenersi alle procedure stabilite nel quadro legislativo dell’UE e ignorando la dettagliata valutazione effettuata nel 2020 (fitness check). La Comunicazione afferma chiaramente che, nel primo trimestre del 2026, intensificherà il dialogo con alcuni settori e con gli Stati Membri in materia di autorizzazioni ambientali, tenendo conto degli obiettivi del Piano d’Azione RESource EU2. Tale Piano mira a ridurre la dipendenza dell’UE dalle materie prime critiche attraverso una semplificazione delle autorizzazioni ambientali, “compresi gli aspetti relativi al settore minerario”. La Comunicazione afferma che “non oltre il secondo trimestre del 2026, la Commissione esaminerà e rivedrà la Direttiva Quadro sulle Acque” … “al fine di promuovere la circolarità e l’accesso alle materie prime”.
Quali sono i rischi associati all’annunciata revisione della WFD?
- È probabile che determini una accelerazione e semplificazione delle procedure per ottenere le autorizzazioni ambientali, indebolendo il principio di non deterioramento, requisito chiave della WFD. Gli Stati membri sono obbligati a evitare il deterioramento di fiumi, zone umide e falde acquifere in tutta Europa, oltre che a migliorare lo stato ecologico dei corpi idrici che lo necessitano. Allentare i rigorosi requisiti associati a questo obbligo per nuovi progetti che potrebbero peggiorare lo stato dei corpi idrici porterà, in molti casi, a un ulteriore deterioramento degli ecosistemi acquatici.
- È probabile che faciliti l’approvazione di nuovi progetti minerari senza sufficienti garanzie riguardo alle valutazioni ambientali degli impatti sulla salute umana e sugli ecosistemi acquatici, né riguardo alla trasparenza e alla partecipazione pubblica nelle decisioni che incidono su un interesse pubblico prevalente, quale l’accesso ad acqua adeguata in quantità e qualità sufficienti. Ciò aumenterà i rischi di inquinamento e i relativi effetti sulla salute umana. Avrà inoltre effetti negativi su altre attività economiche come l’agricoltura e l’industria alimentare, che dipendono direttamente dalle risorse idriche, nonché sugli ecosistemi e sulla biodiversità.
- È probabile che apra la strada ad altri progetti e attività, non solo minerari, che potranno essere approvati in modo più rapido e semplice, anche quando esista un chiaro rischio per la salute umana e di deterioramento di fiumi, zone umide e falde acquifere.
Inoltre, l’annunciata riforma accelerata della WFD aggira la procedura di revisione stabilita nella direttiva; ignora il fatto che il fitness check abbia già concluso che una revisione non fosse necessaria; e non è accompagnata dalla necessaria Valutazione d’Impatto complessiva normalmente effettuata quando si riforma una qualsiasi direttiva
Alla luce di quanto illustrato, le organizzazioni promotrici di questo appello sottolineano quanto segue:
- L’approvazione della WFD è stata il risultato di un lungo processo di valutazione della politica sulle acque dell’UE, che ha concluso che la nostra capacità di soddisfare i bisogni idrici presenti e futuri dipende direttamente dal raggiungimento del buono stato dei corpi idrici e dal superamento dell’approccio frammentato e inefficace delle precedenti politiche in materia di acque.
- Le organizzazioni della società civile hanno costantemente sostenuto che, sebbene gli Stati Membri debbano migliorare significativamente l’attuale attuazione della WFD, la direttiva è stata e continua a essere uno strumento fondamentale per proteggere e migliorare fiumi, falde acquifere, zone umide, delta ed estuari in Italia e in tutta Europa.
- La WFD pone gli obiettivi ambientali e il principio di non deterioramento al centro della politica delle acque, garantendo la compatibilità tra la tutela dei corpi idrici e le attività economiche che sostengono prosperità, occupazione e qualità della vita. La WFD è la garanzia di tale compatibilità e della sicurezza a lungo termine delle attività economiche e del benessere, che dipendono estesamente da fonti idriche ed ecosistemi sani. Nessuna delle richieste di revisione provenienti da vari gruppi di pressione migliora la WFD; tutte rappresentano un chiaro passo indietro.
- La WFD prevede l’elaborazione di Programmi di Misure per conseguire i suoi obiettivi, programmi che vengono riesaminati nelle valutazioni periodiche dei piani di gestione dei bacini idrografici, al fine di migliorare la conoscenza dei corpi idrici, individuare le misure necessarie e rafforzare la trasparenza e la partecipazione pubblica nei processi decisionali riguardanti l’acqua. Queste misure vanno sostenute e attuate con maggiore decisione, non indebolite.
- La WFD definisce inoltre un quadro di riferimento fondamentale per altre direttive connesse all’acqua, come la Direttiva Alluvioni, la Direttiva Acque Potabili e la Direttiva sul Trattamento delle Acque Reflue Urbane, i cui approcci di gestione del rischio dipendono dall’efficacia della WFD nel garantire il buono stato delle acque. Indebolire la WFD attraverso la sua revisione comprometterebbe anche tali direttive, aumentando i rischi e incidendo negativamente sulla salute umana, sulle attività economiche come l’agricoltura e sugli ecosistemi.
Per tutte queste ragioni, le organizzazioni della società civile firmatarie invitano il Governo italiano a esprimere, nelle sedi europee competenti, una posizione contraria alla revisione della Direttiva Quadro sulle Acque e e, al contrario, a intensificare gli sforzi per migliorarne e accelerarne l’attuazione, mantenendo l’attuale quadro normativo, dato che siamo ancora ben lontani dal raggiungimento dei suoi obiettivi.
Organizzazioni che sottoscrivono l’appello:
Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale – CIRF, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi – CIPRA Italia, Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia.
Il CIRF, nell’ambito della coalizione Living Rivers Europe e tramite Wetlands International Europe, ha inoltre contribuito alla pubblicazione di un documento di approfondimento sul tema, disponibile per il download nel bottone sottostante.
