Tre domande alle Regioni e Province autonome italiane sulla riqualificazione fluviale

In questa pagina pubblichiamo le tre domande, che abbiamo posto a tutte le Regioni e Province Autonome italiane nel mese di luglio, nell’ambito di una serie di iniziative tecniche e di comunicazione sull’attuazione delle strategie europee sulle acque, con l’obiettivo di presentare pubblicamente una sintesi delle risposte (visibile in questo post).

Le Regioni e Province Autonome che hanno dato risposta

(per leggere il testo integrale pervenutoci si prega di cliccare sul nome)


Il 2021 è un anno particolarmente rilevante per la gestione dei corsi d’acqua: oltre ad essere l’anno d’inizio del “Decennio per il ripristino degli ecosistemi” istituito dall’ONU, entro il mese di dicembre dovranno essere approvati i Piani di Gestione di Distretto Idrografico richiesti dalla Direttiva Quadro sulle Acque. Tali piani dovranno contenere misure adeguate per raggiungere entro il 2027 gli obiettivi di qualità dei corpi idrici, che non sono ulteriormente derogabili. Questo sarà possibile solo grazie ad un deciso cambio di passo nella gestione dei corsi d’acqua. Da un lato è urgente attuare misure di mitigazione degli impatti antropici negativi, ad esempio ridurre l’alterazione idrologica tramite una razionalizzazione e riduzione dei prelievi idrici, o predisporre e attuare adeguati programmi di gestione dei sedimenti e della vegetazione ripariale, per rendere la manutenzione maggiormente sostenibile ed efficace. Considerate le condizioni di qualità in cui versano molti dei nostri fiumi, tuttavia, la mitigazione di tali impatti non è sufficiente ed è necessario avviare estesi interventi di riqualificazione fluviale (primo tra tutti la restituzione di spazio al fiume).

Qual è la strategia della Regione in questo ambito? Quali sono le più significative azioni di riqualificazione fluviale che prevedete di realizzare nei prossimi anni e di includere nel prossimo Piano di Gestione?

Tra le azioni necessarie, particolare rilievo ha il ripristino della connettività dei corsi d’acqua. La Strategia UE sulla Biodiversità per il 2030 richiede espressamente di realizzarla in almeno 25.000 km di fiumi in Europa. La rimozione di ostacoli alla continuità, sia per la fauna ittica che per il trasporto di sedimenti, come ad esempio traverse di derivazione e briglie, dovrà quindi essere realizzata in modo diffuso, a partire dalle opere non più funzionali o necessarie.

La Regione ha già realizzato un elenco di opere potenzialmente da rimuovere? Quali sono gli interventi più significativi attualmente previsti?

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito della Missione 2 – Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, prevede significative risorse per azioni di gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico. Questi fondi, tuttavia, non sono destinati a interventi strutturali di tipo tradizionale, ma devono contribuire, appunto, a una transizione ecologica in questo ambito. Il Parlamento italiano ha dato indicazioni chiare al Governo, sottolineando la necessità di realizzare “interventi integrati, che garantiscano contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità”, dando impulso a un “programma nazionale di rinaturazione e manutenzione di fiumi, laghi, lagune e zone umide, da attuarsi nel periodo 2021-2026, avente come finalità la corretta applicazione della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), della direttiva «Alluvioni» (2007/60/CE), della direttiva «Habitat» (92/43/CEE) e della direttiva «Uccelli» (2009/147/CE)”. Le azioni a cui dare priorità dovranno quindi essere la riconnessione delle piane inondabili, la riattivazione della capacità di laminazione diffusa e dello spazio per le dinamiche fluviali. Queste tipologie di interventi sono funzionali anche al ripristino degli ecosistemi degradati entro il 2030, uno dei principali obiettivi del Green Deal europeo, per il cui raggiungimento gli Stati Membri dovranno individuare impegni e misure specifici.

Quali sono i principali interventi integrati proposti dalla Regione nell’ambito del PNRR?

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