COESIONE TERRITORIALE E GESTIONE DELLE ACQUE: IL RAPPORTO DELL’AGENZIA EUROPEA PER L’AMBIENTE (EEA)

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In un recente rapporto curato dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), la gestione delle acque superficiali europee – vale a dire laghi, bacini fluviali, pianure alluvionali, paludi – di frequente segue i confini politici e amministrativi, con conseguenze problematiche. Secondo l’Agenzia è necessario superare tale situazione, attraverso un’integrazione e un efficace coordinamento e una migliore pianificazione del territorio e della gestione delle acque.

“Allo stato attuale i legami tra la pianificazione della risorsa idrica e l’analisi e la pianificazione territoriale” – si legge in una notizia pubblicata nella newsletter di ARPA Toscana “sono scarsi in molti paesi europei. Una delle ragioni è che la gestione della risorsa idrica e la gestione territoriale sono tradizionalmente seguiti da strutture separate e seguono prassi e tempi differenti. Dal punto di vista ambientale, quando si pianifica per aree amministrative, che non corrispondono ai naturali confini geografici, possono crearsi difficoltà di varia natura. Nel caso, per esempio, di inquinamento idrico dovuto all’agricoltura o all’industria, accade che i costi di un eventuale risanamento possono ricadere su coloro che non beneficiano dell’intervento ed i benefici possono andare a coloro che non hanno pagato per questo risanamento. Pianificare lungo i confini naturali costituisce anche un modo per evitare o limitare queste contraddizioni”.

Altra sfida cruciale è quella volta alla condivisione delle conoscenze e di risorse sufficienti per l’integrazione dei dati posseduti. Anche in questo caso la pianificazione territoriale può rappresentare una soluzione concreta. Tutto questo dimostra come ancora ci sia bisogno di tanto lavoro per mettere insieme le due pianificazioni, territoriale ed idrica, ed al contempo dimostra che sforzi volti a rafforzare il legame tra queste due componenti sono in corso sia a livello nazionale che regionale.

Conclude la notizia dell’ARPA: “”Si potrebbe creare una base di informazioni, che oggi sono largamente indisponibili, da utilizzare per ottimizzare gli usi dell’acqua, per valutare i livelli minimi di portata dei fiumi e per valutare soluzioni alternative a quelle attualmente adottate”.

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