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	<title>Cirf</title>
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	<description>Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale</description>
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		<title>DUE FIUMI, UN SOLO PIANO, UNA SOLA VAS</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 15:33:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rischio alluvioni, il Ministero dell’Ambiente impone la VAS al nuovo Piano Gestione Rischio Alluvioni 2027-2033. Dal Piave al Tagliamento: prima la strategia, poi le opere. Per la Commissione tecnica VIA-VAS “non è possibile escludere effetti significativi sull’ambiente”. Il Piano che deciderà gli interventi su Tagliamento, Piave e sugli altri fiumi del Nordest dovrà quindi confrontarsi [&#8230;]</p>
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<p id="ember52"><strong>Rischio alluvioni, il Ministero dell’Ambiente impone la VAS al nuovo Piano Gestione Rischio Alluvioni 2027-2033. Dal Piave al Tagliamento: prima la strategia, poi le opere.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Per la Commissione tecnica VIA-VAS <em>“non è possibile escludere effetti significativi sull’ambiente”. </em>Il Piano che deciderà gli interventi su Tagliamento, Piave e sugli altri fiumi del Nordest dovrà quindi confrontarsi con una Valutazione Ambientale Strategica completa.</p>
</blockquote>



<p id="ember54">Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha stabilito che il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) 2027-2033 del Distretto delle Alpi Orientali dovrà essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Lo prevede il <a href="https://drive.google.com/file/d/1bM61mXwX_1N0itt_pS5e8ow61X3LcRMx/view?usp=sharing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto direttoriale n. 584 del 21 settembre 2026</a>, che recepisce il parere n. 22 dell’11 agosto 2026 della Commissione tecnica VIA-VAS.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/10/1790846742734-1-1024x576.png" alt="" class="wp-image-14049" srcset="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/10/1790846742734-1-1024x576.png 1024w, https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/10/1790846742734-1-980x551.png 980w, https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/10/1790846742734-1-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<pre class="wp-block-code"><code>L’Autorità di Bacino Distrettuale aveva chiesto di escludere il Piano dalla VAS, come era già successo per il ciclo 2021-2027. Il Ministero ha detto di no. È un cambio di rotta importante. </code></pre>



<p id="ember55">Il primo PGRA (2015-2021) aveva avuto una VAS, ma l’esclusione del secondo ciclo ha consentito di passare dalla pianificazione alla localizzazione di opere senza un nuovo confronto strategico complessivo. <strong>Sul Tagliamento questo ha significato arrivare alla traversa laminante di Dignano e alla cassa d’espansione di Varmo, sul Piave alle casse di espansione sulle Grave di Ciano, senza confrontare fino in fondo queste scelte, a livello di bacino, con scenari e alternative differenti.</strong></p>



<p id="ember56">La decisione riguarda l’intero Distretto delle Alpi Orientali, e per questo i comitati e le associazioni impegnati sul Piave e sul Tagliamento hanno scelto di parlare con una voce sola. I due fiumi hanno territori e problemi diversi, ma una domanda in comune:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>quale combinazione di interventi riduce realmente il rischio di alluvioni con il minore impatto possibile sui fiumi, sui territori, sugli ecosistemi e sulle economie?</p>
</blockquote>



<p id="ember58"><strong>Sul Tagliamento</strong> il confronto riguarda le opere di laminazione, la gestione dei sedimenti e gli effetti sui siti Natura 2000 e su un ecosistema fluviale di riferimento a livello internazionale.</p>



<p id="ember59"><strong>Sul Piave</strong> la questione è altrettanto strategica: le casse di espansione previste sulle Grave di Ciano rappresentano solo una parte di un sistema molto più ampio di opere per la gestione delle piene, che comprende anche interventi tra Pederobba e Valdobbiadene a nord e tra Santa Mama e Vidor a Sud mentre negli atti di pianificazione precedenti erano state ipotizzate soluzioni alternative lungo l’asta fluviale tra Spresiano e Ponte di Piave.</p>



<pre class="wp-block-code"><code>La VAS dovrà quindi chiarire quale combinazione di misure sia realmente necessaria, efficace e sostenibile, prima che singoli interventi vengano trasformati in scelte difficilmente reversibili.</code></pre>



<p id="ember60"><strong>Nelle settimane scorse, dal Friuli al Veneto, cittadini, associazioni e amministrazioni locali si sono mobilitati</strong>. <strong>Sul Piave</strong>, il Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano, insieme alle associazioni del territorio e alle amministrazioni locali, ha presentato osservazioni all’Autorità di Bacino sul nuovo PGRA e trasmesso una nota alla Commissione VIA-VAS, chiedendo che le opere previste e le loro alternative siano valutate nell’ambito di una VAS completa prima di proseguire con la progettazione. Una richiesta fondata anche sul fatto che, per il Piave, in passato erano già state valutate soluzioni alternative alle casse di Ciano.</p>



<p id="ember61">Lo stesso Consiglio regionale del Veneto, con la mozione approvata all’unanimità il 9 giugno 2026, ha chiesto nuovi approfondimenti e la valutazione di soluzioni lungo l’alveo. <strong>Sul Tagliamento</strong>, il 2 agosto il gruppo di cittadinanza attiva Noi Siamo Tagliamento ha inviato al Ministero e all’Autorità di Bacino una memoria chiedendo anch’esso la VAS completa, richiamando le opere di laminazione previste nella ZSC/ZPS IT3310007 “Greto del Tagliamento”, la mancanza di un Programma di gestione dei sedimenti, l’assenza di una valutazione degli effetti cumulativi e la necessità di dare priorità alle soluzioni basate sulla natura. <strong>Il parere della Commissione arriva alle stesse conclusioni.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading" id="ember62">Le criticità indicate dalla Commissione</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nessuna strategia di riqualificazione fluviale</strong>. Manca una strategia organica di rinaturalizzazione e recupero della connettività ecologica coerente con la Strategia UE sulla Biodiversità 2030. Questo nonostante una quota rilevante di habitat e specie acquatiche del distretto sia in stato di conservazione inadeguato o cattivo.</li>



<li><strong>La redazione di programmi di gestione dei sedimenti a scala di bacino, obbligatoria dal 2015, è ancora inattuata</strong>. Mancano contenuti operativi, tempi o obiettivi misurabili e continuano ad essere effettuati interventi di estrazione in deroga.</li>



<li><strong>Gli effetti cumulativi non vengono valutati.</strong> L’analisi degli effetti combinati delle opere viene rinviata alle singole VIA progettuali. È esattamente il meccanismo che associazioni e cittadini denunciano da anni.</li>



<li><strong>Gli impatti delle opere strutturali restano irrisolti</strong>. Arginature, difese, disalvei e infrastrutture di laminazione hanno effetti negativi su habitat, biodiversità e continuità ecologica, sistematicamente trascurati o sottostimati e, secondo la Commissione, “la criticità sostanzialmente permane”.</li>



<li><strong>Le misure che conciliano mitigazione del rischio alluvionale e ambiente sono troppo poche</strong>. Le misure “win-win” secondo la Commissione sono solo il 15% circa del totale. Secondo le associazioni, quelle effettivamente attuate sono in realtà prossime a zero.</li>



<li><strong>Il tema del consumo di suolo non viene affrontato adeguatamente e l’analisi dei cambiamenti climatici è incompleta</strong>.</li>



<li><strong>Il monitoraggio non misura l’efficacia del Piano</strong>. Inoltre il tavolo tecnico permanente richiesto già nel 2021 non è mai stato istituito.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading" id="ember64">L’IMPORTANZA DELLA VAS</h3>



<pre class="wp-block-code"><code>La VAS è ben più di un mero adempimento burocratico. Serve a valutare prima, e sull’intero bacino, gli impatti di un Piano e a confrontare realmente le strategie alternative, compresa l’opzione zero e le soluzioni capaci di ridare spazio ai fiumi. Prevede un Rapporto Ambientale e una consultazione pubblica aperta a cittadini, associazioni e Comuni. </code></pre>



<p id="ember65">Senza questa fase, le singole VIA rischiano di limitarsi a intervenire su aspetti progettuali di scelte strategiche già compiute. Non si tratta di contrapporre mitigazione del rischio alluvionale e ambiente, né di stabilire in anticipo che un’opera debba essere realizzata o abbandonata. <strong>Una grande opera non può essere considerata necessaria soltanto perché è già stata progettata, così come un’alternativa non è a priori migliore soltanto perché meno infrastrutturale</strong>. Il confronto deve basarsi su criteri verificabili: efficacia idraulica, costi, effetti ambientali cumulativi, resilienza nei confronti del cambiamento climatico, consumo di suolo, necessità di manutenzione e conseguenze sui territori. Arginature, casse di espansione, traverse, modifiche dell’alveo e interventi sui sedimenti interagiscono tra loro.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Per questo la VAS è lo strumento utile a confrontare gli scenari complessivi: non soltanto “questa opera sì o no”, ma quale insieme di misure produca maggiori benefici per la comunità sull’intero sistema fluviale.</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading" id="ember67">LE RICHIESTE</h3>



<p id="ember68">Le associazioni chiedono che il <strong>percorso della VAS sia realmente aperto e partecipato</strong>, con il coinvolgimento dei Comuni, della comunità scientifica e dei territori, e che siano resi disponibili e discussi pubblicamente i dati, gli studi, i modelli, i criteri e gli indicatori utilizzati per confrontare le diverse misure. Chiedono inoltre che, finché la VAS non sarà conclusa, il <strong>PGRA non venga utilizzato per accelerare la progettazione delle opere in alveo.</strong></p>



<p id="ember69">Per il Piave le associazioni chiedono formalmente al Commissario straordinario, all’Autorità di Bacino e agli enti competenti la <strong>sospensione cautelativa della progettazione delle casse di espansione alle Grave di Ciano</strong>, fino alla conclusione della VAS e alla verifica della coerenza dell’intervento con il nuovo Piano. La richiesta nasce dalla necessità di evitare che la progettazione anticipi e condizioni proprio quelle scelte strategiche che la VAS dovrà riesaminare. Proseguire oggi significherebbe consolidare una specifica soluzione mentre devono ancora essere confrontati le alternative, gli effetti cumulativi, i costi dell’intero sistema di interventi e il reale contributo delle singole opere alla riduzione del rischio lungo il Piave.</p>



<pre class="wp-block-code"><code>L’avvio della VAS non produce di per sé un effetto sospensivo sul piano giuridico, ma proseguire oggi significherebbe investire ulteriori risorse pubbliche su una soluzione che la valutazione strategica è chiamata proprio a confrontare con altre opzioni. </code></pre>



<p id="ember70">Sul Tagliamento lo stesso principio vale per le <strong>traverse di Dignano-Spilimbergo e Varmo</strong> e per il <strong>Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP)</strong> avviato dalla Regione.</p>



<p id="ember71">I comitati e le associazioni dei due bacini lavoreranno ora a un contributo congiunto alla VAS, sui temi di scala distrettuale – effetti cumulativi, gestione dei sedimenti, cambiamento climatico, riqualificazione fluviale, confronto delle alternative – e sugli approfondimenti specifici per Piave e Tagliamento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dal Piave al Tagliamento la richiesta è semplice: prima la pianificazione condivisa con il territorio, poi le opere; prima il confronto tra le alternative, poi la scelta. Il futuro dei grandi fiumi del Distretto non può essere deciso una singola opera alla volta.</p>
</blockquote>



<p id="ember73">I documenti ufficiali sono disponibili per la consultazione sul portale delle valutazioni ambientali del MASE (procedimento ID 14806).</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p id="ember74">COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO <strong>Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi – Comitato Tutela Grave di Ciano – Free Tagliamento (Legambiente FVG APS, WWF FVG, LIPU FVG, CIRF &#8211; Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, Associazione Foce del Tagliamento ODV)</strong></p>
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		<title>Le ali del Ticino: spettacolo teatrale di Chorós Teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Linda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:56:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fiumi]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 26 settembre, dalle 20.45 alle 22.00, al Chiostro di Voltorre a Gavirate (Lombardia), Chorós Teatro porta in scena “Le ali del Ticino”, uno spettacolo teatrale dedicato al fiume e al suo ruolo di ponte tra comunità, paesaggi e territori. “Le ali del Ticino” è inserito nel progetto triennale “Atlante delle Rive” de La Fabbrica [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sabato <strong>26 settembre, dalle 20.45</strong> <strong>alle 22.00</strong>, al Chiostro di Voltorre a Gavirate (Lombardia), Chorós Teatro porta in scena <strong>“Le ali del Ticino”</strong>, uno spettacolo teatrale dedicato al fiume e al suo ruolo di ponte tra comunità, paesaggi e territori. </p>



<p>“Le ali del Ticino” è inserito nel progetto triennale <strong>“Atlante delle Rive”</strong> de <em>La Fabbrica del mondo</em> di Marco Paolini e nasce da un percorso di ricerca sull’identità del corridoio ecologico del Ticino, sviluppato attraverso il confronto tra realtà e stakeholder italiani e svizzeri. L&#8217;appuntamento si svolge alla vigilia della <strong><a href="https://www.cirf.org/tag/fiumi/">Giornata Mondiale dei Fiumi</a></strong>.<br>Per partecipare è necessaria l’iscrizione:<br><a href="https://www.eventbrite.it/e/le-ali-del-ticino-spettacolo-teatrale-di-choros-teatro-tickets-1997967380218?aff=oddtdtcreator" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione all’evento su Eventbrite</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="721" height="1024" src="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/09/Le-Ali-del-Ticino-locandina_page-0001-721x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14026" srcset="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/09/Le-Ali-del-Ticino-locandina_page-0001-721x1024.jpg 721w, https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/09/Le-Ali-del-Ticino-locandina_page-0001-480x682.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 721px, 100vw" /></figure>
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		<title>Connettività fluviale: una sessione a cura del CIRF al convegno SERE2026</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:04:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è concluso ieri il quindicesimo Convegno Europeo sul Ripristino Ecologico (SERE), tenutosi questa settimana a Brest. La sessione “Restoration of river connectivity: from theory to practice” è stata al centro del dibattito sulla riqualificazione dei corsi d’acqua e, in particolare, sul ripristino della connettività. I 12 relatori, provenienti da 7 Paesi europei, hanno presentato [&#8230;]</p>
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<p>Si è concluso ieri il quindicesimo Convegno Europeo sul Ripristino Ecologico (SERE), tenutosi questa settimana a Brest. La sessione “Restoration of river connectivity: from theory to practice” è stata al centro del dibattito sulla riqualificazione dei corsi d’acqua e, in particolare, sul <a href="https://www.cirf.org/tag/connettivita-fluviale/">ripristino della connettività</a>.</p>



<p>I 12 relatori, provenienti da 7 Paesi europei, hanno presentato interventi di ripristino della connettività, previsti e già realizzati, discusso delle criticità relative alla loro attuazione, affrontato il tema della mappatura dei free-flowing rivers ed evidenziato l’importanza del coinvolgimento della popolazione nell’implementazione delle azioni di ripristino.</p>



<p>Il CIRF, nella persona del consigliere Andrea Mandarino, ha organizzato la sessione insieme a Maria Alp (Riverly, INRAE, Francia) e Ivan Bernez (Institut Agro, INRAE, Francia).</p>



<p>Gli abstract sono consultabili, alle pagine 85-90, sul sito: <a href="https://sere2026.sciencesconf.org/data/pages/BOOKLET_SERE2026_V6_2308.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sere2026.sciencesconf.org</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/08/SERE2026-Andrea-Mandarino-relatore-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-14007" srcset="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/08/SERE2026-Andrea-Mandarino-relatore-980x735.jpg 980w, https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/08/SERE2026-Andrea-Mandarino-relatore-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>
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		<title>Deflusso Ecologico in Piemonte: Pro Natura chiede il ritiro delle modifiche</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:12:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pro Natura Piemonte denuncia l&#8217;ennesimo attacco al deflusso ecologico dei fiumi piemontesi da parte della maggioranza in Consiglio Regionale. Secondo l&#8217;associazione, questo nuovo tentativo di ridurre in modo anticostituzionale la tutela dei corsi d&#8217;acqua viene portato avanti insieme ad ANBI e ai consorzi di irrigazione e bonifica. Qui il comunicato stampa completo.</p>
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<p>Pro Natura Piemonte denuncia l&#8217;ennesimo attacco al deflusso ecologico dei fiumi piemontesi da parte della maggioranza in Consiglio Regionale. Secondo l&#8217;associazione, questo nuovo tentativo di ridurre in modo anticostituzionale la tutela dei corsi d&#8217;acqua viene portato avanti insieme ad ANBI e ai consorzi di irrigazione e bonifica. <br>Qui il comunicato stampa completo.</p>



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		<title>Piano Nazionale di Ripristino: chiusa la fase di consultazione, ma il lavoro da fare è ancora molto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:41:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[PNR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apicittadine, Blue Marine Foundation, Cipra Italia, Cirf, Ciso ODV -Centro Italiano Studi Ornitologici, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Federazione Nazionale pro Natura, Fondazione Marevivo, Legambiente, Lipu, Rire-Rete Italiana Ripristino Ecologico, Slowfood Italia e Wwf Italia hanno presentato le loro osservazioni al PNR evidenziando le ancora troppe carenze sia di contenuti che di strumenti di partecipazione [&#8230;]</p>
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<p><em>Apicittadine, Blue Marine Foundation, Cipra Italia, Cirf, Ciso ODV -Centro Italiano Studi Ornitologici, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Federazione Nazionale pro Natura, Fondazione Marevivo, Legambiente, Lipu, Rire-Rete Italiana Ripristino Ecologico, Slowfood Italia e Wwf Italia hanno presentato le loro osservazioni al PNR evidenziando le ancora troppe carenze sia di contenuti che di strumenti di partecipazione reale</em>.</p>



<p>“Un piano ad oggi ancora troppo lacunoso che non lascia intravedere una strategia di fondo per raggiungere i traguardi del regolamento”. Lo dichiarano le Associazioni Apicittadine, Blue Marine Foundation, Cipra Italia, Cirf, Ciso ODV -Centro Italiano Studi Ornitologici, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Federazione Nazionale pro Natura, Fondazione Marevivo, Legambiente, Lipu, Rire-Rete Italiana Ripristino Ecologico, Slowfood Italia e Wwf Italia che, nelle scorse settimane, sono mobilitate per studiare la bozza di Piano nazionale di Ripristino PNR e fornire le proprie osservazioni e proposte sulla piattaforma ParteciPA, che verranno raccolte nelle prossime settimane in un report di sintesi che verrà reso disponibile a tutti i cittadini e portatori di interesse. Si è chiusa infatti ieri la fase di consultazione pubblica del (PNR), documento fondamentale per l’attuazione del Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura che ogni Stato Membro deve presentare alla Commissione Europea entro il prossimo 1° settembre.</p>



<p>L’analisi dei documenti rileva che, nonostante l’accelerazione degli ultimi mesi, il nostro Paese sta pagando lo scotto di mesi di inattività (il Regolamento è infatti entrato in vigore nell’agosto 2024), che ha costretto i tecnici a una corsa forzata per raccogliere da regioni e province autonome misure perlopiù già in essere, in molti casi anche  valide e ambiziose, ma che non costituiscono  un quadro di azione unitario e coerente con le parti introduttive del PNR. Inoltre, è mancato quasi del tutto un percorso di elaborazione condiviso di nuove azioni di ripristino, particolarmente necessario in relazione a tutti gli articoli del Regolamento, nonché un processo di integrazione nella redazione delle diverse componenti del piano.</p>



<p><strong>Il ritardo nell’avvio delle attività sul PNR ha anche fortemente condizionato le modalità di consultazione e partecipazione. </strong>La piattaforma ParteciPa non è parsa idonea a raccogliere osservazioni puntuali e complesse ad un piano articolato di quasi cento pagine. La struttura stessa della consultazione ha reso particolarmente difficile formulare contributi organici e coordinati su temi altamente tecnici e interconnessi, limitando di fatto la possibilità di un confronto approfondito sui contenuti del Piano e quindi un’efficace partecipazione.</p>



<p>Nelle prossime settimane il Mase, insieme a Ispra, Masaf e Crea, dovrà analizzare le proposte ricevute e integrarle nel PNR, ma ancora non sono chiare le modalità con cui verrà gestito questo processo di valutazione.</p>



<p>“Bene aver dato la possibilità a tutti i cittadini di commentare il PNR &#8211; affermano Apicittadine, Blue Marine Foundation, Cipra Italia, Cirf, Ciso ODV -Centro Italiano Studi Ornitologici, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Federazione Nazionale pro Natura, Fondazione Marevivo, Legambiente, Lipu, Rire-Rete Italiana Ripristino Ecologico, Slowfood Italia e Wwf Italia. ma per approfondire tematiche così ampie e specialistiche, si dovevano realizzare momenti di lavoro partecipato, che auspichiamo vengano realizzati nelle prossime settimane”</p>



<p>L’impegno delle Associazioni non si esaurisce con le osservazioni al PNR, ma prosegue anche nell’informazione sull’importanza di agire per ripristinare la Natura a tutte le scale.</p>



<p>“Quella del Ripristino della Natura è una sfida che il nostro Paese e l’Europa non possono perdere, è un debito dovuto alle generazioni future. Per questo rimaniamo a disposizione delle istituzioni per lavorare insieme, per colmare le lacune presenti nel PNR e arrivare &#8211; concludono le Associazioni &#8211; al primo di settembre con un Piano concreto e ambizioso per salvaguardare l’enorme capitale naturale italiano.”</p>
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		<title>Le modifiche alla legge sulla fauna selvatica rischiano di indebolire la tutela delle zone umide</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 16:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
		<category><![CDATA[zone umide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre l&#8217;Aula del Senato prosegue l&#8217;esame del disegno di legge 1552 (cd. &#8220;ddl Malan&#8221;) di riforma della legge 157/1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), il CIRF &#8211; Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale richiama l&#8217;attenzione sull’esigenza di tutela delle zone umide. Questi ambienti, che comprendono ecosistemi molto diversi [&#8230;]</p>
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<p>Mentre l&#8217;Aula del Senato prosegue l&#8217;esame del disegno di legge 1552 (cd. &#8220;ddl Malan&#8221;) di riforma della legge 157/1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), il CIRF &#8211; Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale richiama l&#8217;attenzione sull’<strong>esigenza di tutela delle <a href="https://www.cirf.org/tag/zone-umide/">zone umide</a></strong>.</p>



<p>Questi ambienti, che comprendono ecosistemi molto diversi quali pianure alluvionali, foci fluviali, lagune costiere, laghi, stagni, paludi, hanno da sempre una importanza straordinaria per il nostro Paese: ospitano una <strong>serie di attività economiche tradizionali, custodiscono una quota rilevante della biodiversità nazionale, contribuiscono alla regolazione del ciclo dell’acqua e svolgono un ruolo essenziale per l’adattamento ai cambiamenti climatici</strong>. Non è un caso che la loro protezione sia al centro di importanti impegni internazionali e normative comunitarie.</p>



<p>Ciononostante, in tutta Europa l’estensione delle zone umide si è profondamente ridotta negli ultimi 50 anni e più dell’80 % degli habitat europei valutati ai sensi della Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazione non soddisfacente. Sono dati che trovano un <strong>preoccupante riscontro anche in Italia</strong>, dove la maggior parte degli habitat e delle specie tipiche degli ambienti umidi ha uno <strong>stato di conservazione particolarmente critico</strong>.</p>



<p>Per questa ragione, le politiche nazionali dovrebbero puntare ad una <strong>conservazione rigorosa di questi ambienti </strong>e, laddove possibile, al loro recupero come previsto dal <em>Regolamento sul ripristino della natura </em>e anche da importanti strumenti di programmazione già adottati da questo Governo, come la <em>Strategia Nazionale per la biodiversità 2030</em> o il <em>Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici</em>.</p>



<p>Viceversa, la riforma in discussione al Senato muove in una direzione che, nel suo complesso, desta preoccupazione. L&#8217;<strong>ampliamento del numero degli appostamenti fissi di caccia</strong>, la <strong>maggiore flessibilità dei periodi venatori</strong>, la possibile <strong>revisione di aree attualmente interdette</strong>, sono tutti fattori che potenzialmente incrementano la pressione su ecosistemi particolarmente vulnerabili. E in questa ottica, suscita una certa apprensione anche il <strong>depotenziamento del ruolo di ISPRA come organismo di valutazione e controllo</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per Andrea Goltara, Direttore del CIRF: “<strong>La priorità in Europa è aumentare qualità, estensione e funzionalità ecologica delle zone umide, non introdurre ulteriori fattori di pressione su ecosistemi già degradati</strong>”.</p>



<p>Il CIRF si aspetta che l’esame parlamentare del Disegno di Legge 1552 <strong>garantisca quindi la piena tutela e il ripristino degli ecosistemi umidi</strong> e assicuri l’adozione di <strong>scelte gestionali fondate sulle evidenze scientifiche</strong> e non sugli orientamenti di particolari categorie di portatori d’interesse.</p>
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		<title>Piemonte, sul bando &#8220;pulizia fiumi&#8221; tecnici e ricercatori chiedono il ritiro del provvedimento</title>
		<link>https://www.cirf.org/piemonte-sul-bando-pulizia-fiumi-tecnici-e-ricercatori-chiedono-il-ritiro-del-provvedimento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Linda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 14:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[alveo]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Delibera della Giunta Regionale del Piemonte del 4 maggio 2026 (D.G.R. n. 19-2516), che prevede 94 interventi di estrazione di inerti nei corsi d&#8217;acqua regionali, è al centro delle critiche di tecnici e ricercatori. Il CIRF, insieme al CISBA e a numerosi docenti universitari ed esperti del settore, ha chiesto formalmente all&#8217;assessore Marco Gabusi [&#8230;]</p>
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<p>La <strong>Delibera della Giunta Regionale del <a href="https://www.cirf.org/tag/piemonte/">Piemonte</a></strong> del 4 maggio 2026 (D.G.R. n. 19-2516), che <strong>prevede 94 interventi di estrazione di inerti nei corsi d&#8217;acqua regionali</strong>, è al centro delle critiche di tecnici e ricercatori. Il CIRF, insieme al CISBA e a numerosi docenti universitari ed esperti del settore, ha chiesto formalmente all&#8217;assessore Marco Gabusi di ritirare il provvedimento, ritenuto controproducente e non coerente con il quadro normativo vigente.</p>



<p>L&#8217;asportazione di sabbia e ghiaia dagli alvei non rappresenta, in linea generale, una misura efficace per ridurre il rischio di alluvioni e, in alcuni casi, potrebbe addirittura aumentarlo. Inoltre, il programma regionale non è accompagnato da relazioni tecniche o dati che giustifichino i quantitativi di materiale previsti in estrazione.</p>



<p>Secondo il CIRF è molto probabile che tali interventi avranno forti impatti ambientali. In alcuni dei corsi d’acqua oggetto del quarto programma, infatti, gli analoghi interventi pregressi sono probabilmente la causa principale, insieme all’insufficiente deflusso ecologico, di degrado di habitat e specie acquatiche, anche di rilevanza comunitaria. Alcuni di essi, inoltre, sono oggetto di interventi specifici di progetti finanziati dalla UE per la tutela di specie di interesse comunitario e dei loro habitat ed è quindi ancora più grave che vi si prevedano disalvei impattanti e ingiustificati.<br>Per questo motivo, CIRF, CISBA e i ricercatori firmatari chiedono alla Regione Piemonte di ritirare il programma e di rivalutare sia i singoli interventi sia l’impostazione complessiva del bando.</p>



<p>Contestualmente, hanno chiesto all&#8217;Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po di verificare con urgenza la conformità del piano alle direttive tecniche vigenti e alla pianificazione di bacino.</p>



<p>Per ulteriori dettagli, è possibile scaricare e leggere integralmente la lettera ufficiale inviata all’assessore Marco Gabusi.</p>



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		<title>Il ripristino della connettività fluviale alla 15ª Conferenza Europea sul Restauro Ecologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Linda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News CIRF]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È aperta la call for abstract per la sessione “Restoration of river connectivity: from theory to practice”, organizzata nell’ambito della 15ª Conferenza Europea sul Restauro Ecologico che si terrà a Brest (Francia) dal 24 al 28 agosto 2026. La sessione punta a raccogliere un’ampia gamma di contributi focalizzati sul ripristino ecologico della connettività fluviale. Al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È aperta la call for abstract per la sessione “<strong>Restoration of river connectivity: from theory to practice</strong>”, organizzata nell’ambito della <strong>15ª Conferenza Europea sul Restauro Ecologico</strong> che si terrà a Brest (Francia) dal <strong>24 al 28 agosto 2026</strong>.<br><br>La sessione punta a raccogliere un’ampia gamma di contributi focalizzati sul ripristino ecologico della connettività fluviale. Al centro della discussione vi saranno temi quali il ripristino della connettività nelle quattro dimensioni, la valutazione dei free-flowing rivers e i diversi approcci a supporto della progettazione di interventi di ripristino della connettività. Saranno inoltre affrontati aspetti legati al ripristino passivo, alla mitigazione dell’impatto delle alterazioni idrologiche, al monitoraggio idromorfologico e alla previsione delle traiettorie evolutive dei corsi d’acqua, così come la valutazione dell’efficacia degli interventi di ripristino e le sinergie tra il ripristino della connettività e la mitigazione del rischio di alluvione. Non mancherà infine un’attenzione alle problematiche sociali associate al ripristino della connettività.<br><br>La sessione è coordinata da Andrea Mandarino (DISTAV – Università degli Studi di Genova e Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), Maria Alp (RiverLY, INRAE, Francia) e Ivan Bernez (UMR DECOD, Institut Agro, Francia).</p>



<p>Maggiori informazioni sono disponibili alla pagina dedicata: <a href="https://sere2026.sciencesconf.org/resource/page/id/24">https://sere2026.sciencesconf.org/resource/page/id/24</a>   (Special session 16)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="586" height="865" src="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/04/SERE-Brest-1.png" alt="" class="wp-image-13768" srcset="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/04/SERE-Brest-1.png 586w, https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/04/SERE-Brest-1-480x709.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 586px, 100vw" /></figure>
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		<item>
		<title>Criticità nell’applicazione del principio DNSH agli interventi in ambito fluviale finanziati dal PNRR</title>
		<link>https://www.cirf.org/criticita-nellapplicazione-del-principio-dnsh-agli-interventi-in-ambito-fluviale-finanziati-dal-pnrr/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Linda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 07:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News CIRF]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale – ha condotto un’indagine sull’applicazione del principio di &#8220;Do No Significant Harm&#8221; (DNSH) agli interventi in ambito fluviale finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il principio DNSH, stabilito dal Regolamento UE 2021/241, impone che tutte le misure finanziate dal PNRR non arrechino danno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale – ha condotto un’indagine sull’applicazione del principio di &#8220;Do No Significant Harm&#8221; (DNSH) agli interventi in ambito fluviale finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il principio DNSH, stabilito dal Regolamento UE 2021/241, impone che tutte le misure finanziate dal PNRR non arrechino danno significativo agli obiettivi ambientali definiti dall’Unione Europea, in linea con la Tassonomia per la finanza sostenibile e il Green Deal europeo.</p>



<p>In molti casi, gli interventi censiti non hanno rispettato le indicazioni normative europee, risultando impattanti per gli ecosistemi acquatici e non contribuendo alla transizione ecologica prevista dalla Missione 2 del PNRR. Inoltre, la valutazione di conformità al principio DNSH è stata spesso trattata come un mero adempimento burocratico, senza un’adeguata analisi degli impatti ambientali.</p>



<p>Il CIRF sottolinea la necessità di un approfondimento da parte della Commissione Europea e invita a riflettere sulla governance e sul ruolo degli Stati Membri nella gestione dei futuri bilanci dell’Unione Europea. Da ultimo la nostra indagine è stata sottoposta alla Commissione Europea nell’ambito di una indagine da essa attivata tra i portatori di interessi in relazione al Quadro finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework, MFF) 2028-2034.</p>



<p>Per maggiori dettagli, è possibile consultare i documenti completi.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/04/Criticita-DNSH-negli-interventi-fluviali-del-PNRR_CIRF_dic25.pdf">Criticità nell’applicazione del principio DNSH agli interventi in ambito fluviale finanziati dal PNRR</a></li>



<li><a href="https://www.cirf.org/wp-content/uploads/2026/04/CIRF_feedback_on_DNSH.pdf">CIRF input to Call for evidence. Guidance on the application of the ‘do no significant harm’ principle</a></li>
</ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/criticita-nellapplicazione-del-principio-dnsh-agli-interventi-in-ambito-fluviale-finanziati-dal-pnrr/">Criticità nell’applicazione del principio DNSH agli interventi in ambito fluviale finanziati dal PNRR</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Diga del Vanoi, stop del Consorzio Brenta: una svolta attesa, ora spazio a soluzioni basate sulla natura</title>
		<link>https://www.cirf.org/diga-del-vanoi-stop-del-consorzio-brenta-una-svolta-attesa-ora-spazio-a-soluzioni-sostenibili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Linda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 10:15:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News CIRF]]></category>
		<category><![CDATA[invasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambio di rotta del Consorzio di Bonifica Brenta sulla diga del Vanoi segna un passaggio rilevante nella gestione delle risorse idriche nel Nord-Est. Le prime dichiarazioni programmatiche del nuovo presidente Martino Cerantola confermano infatti il superamento di un progetto che per anni ha sollevato forti criticità tecniche, ambientali ed economiche. Per il CIRF si tratta di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il cambio di rotta del Consorzio di Bonifica Brenta sulla diga del Vanoi segna un passaggio rilevante nella gestione delle risorse idriche nel Nord-Est. Le prime dichiarazioni programmatiche del nuovo presidente Martino Cerantola confermano infatti il superamento di un progetto che per anni ha sollevato forti criticità tecniche, ambientali ed economiche.</p>



<p>Per il CIRF si tratta di una decisione importante e coerente con quanto evidenziato da tempo: la costruzione di nuovi grandi invasi, in un contesto di cambiamento climatico e crescente variabilità idrologica, non rappresenta una risposta efficace né sostenibile alla crisi idrica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Anni di mobilitazione per fermare un progetto anacronistico</strong></h3>



<p>La decisione arriva dopo un lungo periodo di mobilitazione che ha coinvolto comitati, associazioni e comunità locali tra Veneto e Trentino. Il progetto della diga sul torrente Vanoi era stato più volte contestato per il suo carattere anacronistico, per gli elevati costi e per i potenziali impatti su ecosistemi fluviali già vulnerabili.</p>



<p>In questi anni, il dibattito sul Vanoi è diventato emblematico di un approccio ormai superato, basato su grandi opere rigide, incapaci di adattarsi a fenomeni sempre più estremi come siccità prolungate e precipitazioni intense.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><strong>Le alternative: ricarica della falda, riduzione della domanda e ripristino del suolo</strong></strong></h3>



<p>Particolarmente rilevante è l’apertura del nuovo Consorzio alle proposte alternative, in particolare a quelle avanzate dal consigliere Giustino Mezzalira. Al centro di queste proposte vi è la ricarica degli acquiferi, azione fondamentale, accanto a cambiamenti colturali e agronomici che riducano la domanda e ripristinino la salute del suolo.</p>



<p>Si tratta di una visione pienamente in linea con le posizioni espresse dal CIRF in numerosi contributi recenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>nella gestione della siccità, <a href="https://www.cirf.org/siccita-costruire-nuovi-invasi-non-puo-essere-la-soluzione/"><strong>costruire nuovi invasi non può essere la soluzione principale</strong></a>; è necessario puntare su<a href="https://www.cirf.org/siccita-alluvioni-e-gestione-corsi-acqua-per-adattamento-al-cambiamento-climatico-servono-soluzioni-integrate-e-basate-sulla-natura/"> <strong>soluzioni integrate e basate sulla natura</strong></a>, capaci di aumentare la resilienza dei territori; la ricarica della falda e il ripristino della funzionalità fluviale rappresentano strumenti più efficaci e sostenibili nel medio-lungo periodo. Come evidenziato dal CIRF, interventi diffusi che favoriscono l’infiltrazione e la ritenzione naturale dell’acqua consentono di affrontare simultaneamente più criticità: dalla scarsità idrica al rischio idraulico, fino al degrado degli ecosistemi.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<span class="videowrapper embed-youtube-nocookie aspect_ratio_563"><iframe loading="lazy" title="Invasi: un&#039;unica soluzione per siccità e alluvioni?" width="1080" height="608" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jjcgbzssZE4?feature=oembed"  allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></span> <!-- /.videowrapper -->
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un cambio di paradigma nella gestione dell’acqua</strong></h3>



<p>Il caso Vanoi si inserisce in un contesto più ampio, in cui anche a livello europeo si registra una crescente attenzione verso la sostenibilità degli interventi nel settore idrico ed energetico. Le politiche più recenti sottolineano la necessità di valutazioni più rigorose e di un progressivo superamento di opere ad alto impatto ambientale.</p>



<p>In questa prospettiva, la scelta del Consorzio Brenta rappresenta un segnale chiaro: la gestione dell’acqua deve evolvere verso modelli più flessibili, integrati e rispettosi dei processi naturali.</p>



<p>Per il CIRF, l’auspicio è che questa decisione non resti isolata, ma segni l’avvio di una stagione in cui la pianificazione idrica sappia finalmente orientarsi verso interventi diffusi, rigenerazione dei sistemi fluviali e strategie di adattamento al cambiamento climatico realmente efficaci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/diga-del-vanoi-stop-del-consorzio-brenta-una-svolta-attesa-ora-spazio-a-soluzioni-sostenibili/">Diga del Vanoi, stop del Consorzio Brenta: una svolta attesa, ora spazio a soluzioni basate sulla natura</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
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