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LIBERO IUMO
Restituire continuità ai fiumi del Cilento significa permettere all’acqua, ai sedimenti e alle specie di tornare a muoversi liberamente.
IL PROGETTO
I fiumi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sono tra i più integri del Sud Italia. Attraversano foreste, sistemi carsici e paesaggi agricoli tradizionali, ospitando comunità di specie ittiche di grande rilevanza conservazionistica.
Eppure, per decenni, questi corsi d’acqua sono rimasti ai margini dell’attenzione scientifica e istituzionale: poco monitorati, poco conosciuti, poco discussi.
Libero Iumo nasce dal dialogo con il Parco Nazionale e con le comunità che vivono lungo i fiumi. Il progetto ha l’obiettivo di costruire, per la prima volta, una conoscenza sistematica delle barriere trasversali presenti nei bacini del Calore, Mingardo, Bussento, Lambro e Alento: censirle, comprenderne l’impatto ecologico e identificare quali possano – e debbano – essere rimosse per restituire connessione ecologica ai fiumi del Cilento.
Il progetto è realizzato dal CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, con il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni come partner istituzionale e con il sostegno economico dell’Open Rivers Programme
Questa mappa mostra i corsi d’acqua monitorati e le barriere documentate durante il lavoro sul campo.
Il censimento è ancora in corso e la mappa viene aggiornata progressivamente man mano che nuove strutture vengono rilevate.
Entro la fine del 2026 sarà disponibile il primo database validato delle barriere fluviali del Cilento, accompagnato da un piano operativo di priorità per la loro rimozione.
I FIUMI DEL CILENTO
I fiumi del Parco Nazionale del Cilento appartengono al distretto idrografico dell’Appennino Meridionale e drenano versanti di natura prevalentemente calcarea e flyschioide.
Le loro caratteristiche — portate variabili, regimi torrentizi e substrati grossolani — creano ambienti altamente selettivi, capaci di ospitare specie adattate a condizioni mediterranee rare o assenti in gran parte della penisola italiana.
Molti tratti mantengono ancora una buona integrità idromorfologica, con corridoi ripari funzionali e pressioni antropiche relativamente basse. Questo rende il Cilento uno dei contesti più importanti dell’Italia meridionale per la conservazione della fauna ittica d’acqua dolce.
Fiume Mingardo
46 km
Stato: buono
Corso d’acqua a regime torrentizio mediterraneo, caratterizzato da forti oscillazioni stagionali di portata e da tratti soggetti a intermittenza estiva.
Nonostante queste condizioni selettive, conserva tratti ben strutturati con substrati idonei alla riproduzione delle specie ittiche più esigenti.
Alla sorgente viene captata una quantità significativa di acqua destinata all’approvvigionamento idrico di molti comuni del Cilento, con effetti sul mantenimento del Deflusso Minimo Vitale del fiume.
Specie presenti: Barbus fucini· Lampetra planeri · Salmo ghigii
Fiume Bussento
62 km
Stato: buono
È il bacino più antropizzato tra quelli inclusi nel progetto. La presenza di un invaso per uso irriguo interrompe la dinamica naturale del corso d’acqua e modifica il regime termico e sedimentario nei tratti a valle.
L’agricoltura intensiva contribuisce inoltre a pressioni diffuse sulla qualità delle acque.
Nonostante queste alterazioni, il fiume conserva ancora popolazioni ittiche di elevato interesse conservazionistico.
Specie presenti: Anguilla anguilla · Rutilus rubilio
Fiume Alento
83 km
Stato: moderato
Nasce da un sistema carsico e presenta caratteristiche idrologiche peculiari, con tratti sotterranei e risorgive che contribuiscono a mantenere portate relativamente stabili anche durante l’estate.
Queste condizioni lo rendono un importante rifugio termico per molte specie ittiche nei periodi di siccità.
Specie presenti: Anguilla anguilla · Alburnus albidus · Barbus fucini· Salmo ghigii
Fiume Lambro
26 km
Stato: elevato
È il bacino più piccolo del progetto, ma presenta uno stato ecologico particolarmente elevato per le basse pressioni antropiche.
Il regime torrentizio, le acque fredde e ben ossigenate, i substrati ghiaiosi-ciottolosi e la ridotta pressione antropica favoriscono habitat di elevata qualità ecologica.
Specie presenti: Salmo ghigii · Rutilus rubilio
LA FAUNA ITTICA
Tra tutti gli organismi acquatici, i pesci sono quelli più direttamente colpiti dalla presenza di barriere fisiche lungo il corso del fiume.
La loro capacità di muoversi liberamente – per riprodursi, rifugiarsi o alimentarsi – dipende dalla possibilità di percorrere il fiume senza ostacoli. Quando questa mobilità viene interrotta, le popolazioni si isolano, si riducono e possono scomparire.
Gli effetti non sono solo ecologici o scientifici: molte comunità locali ricordano fiumi molto più ricchi di vita. Anguille, trote e barbi erano presenti in quantità che oggi sembrano lontane. Questo declino, osservato nell’arco di pochi decenni, è una delle motivazioni che ha portato alla nascita del progetto.
TROTA APPENNINICA
Salmo ghigii · CR (in pericolo critico, trend negativo)
Endemica del versante tirrenico degli Appennini. Per riprodursi risale i tratti più freddi e ossigenati dei fiumi: un percorso che anche una singola barriera può rendere impossibile.
ALBORELLA MERIDIONALE
Alburnus albidus · EN (in pericolo, trend negativo)
Specie endemica italiana, scomparsa da numerosi bacini della penisola. Dipende dalla connessione tra diversi habitat fluviali per completare il proprio ciclo vitale.
ANGUILLA EUROPEA
Anguilla anguilla · CR (in pericolo critico)
Specie catadroma, cioè capace di migrare tra acqua dolce e mare durante il proprio ciclo vitale.
Nasce in mare aperto, risale i fiumi europei per accrescersi e torna in oceano per riprodursi. Le barriere fisiche ostacolano entrambe le migrazioni: impediscono alle giovani anguille di colonizzare i tratti a monte e agli adulti di raggiungere il mare.
Già classificata come specie in pericolo critico a scala globale, subisce un ulteriore declino a causa della frammentazione dei corsi d’acqua.
LAMPREDA DI RUSCELLO
Lampetra planeri · VU (vulnerabile)
Una tra le specie più sensibili alle variazioni ambientali presenti nei fiumi europei. La sua presenza è considerata un indicatore affidabile di qualità delle acque e buona funzionalità ecologica del corso d’acqua.
BARBO ITALICO
Barbus fucini· VU (vulnerabile)
Specie potamadroma, cioè capace di spostarsi lungo il fiume durante il proprio ciclo vitale. Ha bisogno di accedere a tratti differenti del corso d’acqua per alimentarsi, rifugiarsi e riprodursi.
LA LONTRA
La lontra europea (Lutra lutra)· Specie protetta (Dir. Habitat UE) è un predatore semiacquatico considerato una specie ombrello degli ecosistemi fluviali europei. Dopo decenni di assenza, la lontra è tornata a frequentare alcuni fiumi del Cilento. La sua presenza dipende dalla disponibilità di prede ittiche, dalla qualità degli habitat ripariali e dalla continuità ecologica del corso d’acqua. La sua ricomparsa è uno dei segnali più evidenti della rilevanza ecologica di questi fiumi.
LE BARRIERE: IL PROBLEMA
Lungo i fiumi del Cilento sono presenti numerose strutture trasversali – briglie, traverse e soglie – costruite nel tempo per usi agricoli, idraulici o a supporto di infrastrutture. Molte di queste opere si trovano in stato di abbandono. Eppure continuano a frammentare i corsi d’acqua in tratti isolati: infrastrutture spesso invisibili, ma ancora capaci di alterare profondamente gli ecosistemi fluviali.
COSA SONO
Piccole strutture in cemento o pietrame, alte da pochi decimetri a qualche metro. Vengono costruite per rallentare il flusso dell’acqua, derivarla per l’irrigazione o stabilizzare le sponde. Spesso erano associate a mulini, attraversamenti o infrastrutture oggi non più esistenti. Molte hanno perso la loro funzione originaria, ma continuano ad alterare il funzionamento naturale del fiume.
COSA CAUSANO
Le barriere ostacolano gli spostamenti delle specie ittiche, sia di quelle che risalgono dal mare sia di quelle che si muovono lungo il corso del fiume, come trote e barbi.
Trattengono i sedimenti, modificano la morfologia dell’alveo e alterano la temperatura dell’acqua e la disponibilità di habitat.
Quando più barriere si susseguono lungo lo stesso corso d’acqua, l’effetto cumulativo può isolare intere popolazioni animali, accelerandone il declino genetico.
PERCHÉ RESTANO LÌ
In Italia esistono ancora pochi dati sistematici sulle piccole barriere fluviali. La loro gestione ricade spesso in una zona grigia normativa: molte strutture non hanno una proprietà chiaramente attribuita e nessun ente si considera formalmente responsabile della loro rimozione. Mancano inoltre finanziamenti specifici dedicati alla rinaturalizzazione dei piccoli corsi d’acqua. Il progetto del CIRF “Libero Iumo” nasce proprio per colmare questo vuoto: costruire la conoscenza necessaria per passare, finalmente, all’azione.
Per approfondire consulta il nostro sito dedicato alla Connettività Fluviale
COME LAVORIAMO
Il progetto combina attività di monitoraggio sul campo, analisi ecologica e pianificazione operativa per identificare le barriere prioritarie da rimuovere e costruire una strategia di rinaturalizzazione fluviale nel territorio del Cilento.
- Censimento delle barriere: raccolta dati sul campo attraverso sopralluoghi, rilievi GPS e documentazione fotografica.
- Analisi ecologica: valutazione degli impatti delle barriere sulla mobilità delle specie, sul trasporto dei sedimenti e sulla qualità degli habitat fluviali.
- Definizione delle priorità: identificazione delle strutture obsolete o maggiormente impattanti da candidare alla rimozione.
- Piano operativo: elaborazione di un database validato e di un piano di intervento condiviso con enti e comunità locali.
Attraverso successivi progetti si intende procedere con
- Progettazione: definizione degli interventi di rimozione e ripristino della dinamica naturale dei corsi d’acqua.
- Rimozione: effettiva rimozione delle barriere
- Monitoraggio: valutazione degli effetti ecologici degli interventi nel tempo.
