Il cambio di rotta del Consorzio di Bonifica Brenta sulla diga del Vanoi segna un passaggio rilevante nella gestione delle risorse idriche nel Nord-Est. Le prime dichiarazioni programmatiche del nuovo presidente Martino Cerantola confermano infatti il superamento di un progetto che per anni ha sollevato forti criticità tecniche, ambientali ed economiche.
Per il CIRF si tratta di una decisione importante e coerente con quanto evidenziato da tempo: la costruzione di nuovi grandi invasi, in un contesto di cambiamento climatico e crescente variabilità idrologica, non rappresenta una risposta efficace né sostenibile alla crisi idrica.
Anni di mobilitazione per fermare un progetto anacronistico
La decisione arriva dopo un lungo periodo di mobilitazione che ha coinvolto comitati, associazioni e comunità locali tra Veneto e Trentino. Il progetto della diga sul torrente Vanoi era stato più volte contestato per il suo carattere anacronistico, per gli elevati costi e per i potenziali impatti su ecosistemi fluviali già vulnerabili.
In questi anni, il dibattito sul Vanoi è diventato emblematico di un approccio ormai superato, basato su grandi opere rigide, incapaci di adattarsi a fenomeni sempre più estremi come siccità prolungate e precipitazioni intense.
Le alternative: ricarica della falda, riduzione della domanda e ripristino del suolo
Particolarmente rilevante è l’apertura del nuovo Consorzio alle proposte alternative, in particolare a quelle avanzate dal consigliere Giustino Mezzalira. Al centro di queste proposte vi è la ricarica degli acquiferi, azione fondamentale, accanto a cambiamenti colturali e agronomici che riducano la domanda e ripristinino la salute del suolo.
Si tratta di una visione pienamente in linea con le posizioni espresse dal CIRF in numerosi contributi recenti:
- nella gestione della siccità, costruire nuovi invasi non può essere la soluzione principale; è necessario puntare su soluzioni integrate e basate sulla natura, capaci di aumentare la resilienza dei territori; la ricarica della falda e il ripristino della funzionalità fluviale rappresentano strumenti più efficaci e sostenibili nel medio-lungo periodo. Come evidenziato dal CIRF, interventi diffusi che favoriscono l’infiltrazione e la ritenzione naturale dell’acqua consentono di affrontare simultaneamente più criticità: dalla scarsità idrica al rischio idraulico, fino al degrado degli ecosistemi.
Un cambio di paradigma nella gestione dell’acqua
Il caso Vanoi si inserisce in un contesto più ampio, in cui anche a livello europeo si registra una crescente attenzione verso la sostenibilità degli interventi nel settore idrico ed energetico. Le politiche più recenti sottolineano la necessità di valutazioni più rigorose e di un progressivo superamento di opere ad alto impatto ambientale.
In questa prospettiva, la scelta del Consorzio Brenta rappresenta un segnale chiaro: la gestione dell’acqua deve evolvere verso modelli più flessibili, integrati e rispettosi dei processi naturali.
Per il CIRF, l’auspicio è che questa decisione non resti isolata, ma segni l’avvio di una stagione in cui la pianificazione idrica sappia finalmente orientarsi verso interventi diffusi, rigenerazione dei sistemi fluviali e strategie di adattamento al cambiamento climatico realmente efficaci.
