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	<title>regioni Archivi - Cirf</title>
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	<description>Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale</description>
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	<title>regioni Archivi - Cirf</title>
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		<title>Pubblicazione del regolamento per l&#8217;identificazione dei corsi d&#8217;acqua artificiali e fortemente modificati</title>
		<link>https://www.cirf.org/pubblicazione-del-regolamento-per-lidentificazione-dei-corsi-dacqua-artificiali-e-fortemente-modificati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 19:17:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo Italiano ha pubblicato il regolamento per l’identificazione dei corsi d’acqua fortemente modificati. E’ infatti stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 10 del 14/01/2014) il Decreto del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 27/11/2013 n.156, contenente il &#8220;Regolamento recante i criteri tecnici per l&#8217;identificazione dei corpi idrici fortemente modificati (CIFM) o artificiali (CIA) per le acque [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/pubblicazione-del-regolamento-per-lidentificazione-dei-corsi-dacqua-artificiali-e-fortemente-modificati/">Pubblicazione del regolamento per l&#8217;identificazione dei corsi d&#8217;acqua artificiali e fortemente modificati</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center">Il Governo Italiano ha pubblicato il regolamento per l’identificazione dei corsi d’acqua fortemente modificati. E’ infatti stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 10 del 14/01/2014) il <a href="/wp-content/uploads/2017/03/acque_cifm.pdf">Decreto del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 27/11/2013 n.156</a>, contenente il &#8220;<em><a href="/wp-content/uploads/2017/03/metodologia_cifm.pdf" target="_blank" rel="noopener">Regolamento recante i criteri tecnici per l&#8217;identificazione dei corpi idrici fortemente modificati (CIFM) o artificiali (CIA) per le acque fluviali e lacustri, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152</a></em>&#8220;. Tale regolamento, che è entrato in vigore dal 29/01/2014, va ad integrare l&#8217;Allegato 3 della parte III del D.Lgs. 152/06 ed è stato introdotto allo scopo di stabilire un metodo univoco per tutto il territorio italiano per la designazione dei Corpi Idrici Fortemente Modificati (CIFM) o Artificiali (CIA) ai sensi dell&#8217;articolo 77, comma 5, dello stesso Decreto.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">La Direttiva europea Quadro sulle Acque 2000/60/CE (DQA) prevede che per corpi idrici fortemente modificati a causa di specifici usi antropici gli Stati Membri possano prorogare il termine di raggiungimento del &#8220;buono stato ecologico e chimico&#8221; (che, per questa tipologia di corsi d&#8217;acqua si intende come &#8220;potenziale ecologico&#8221;) previsto entro il 2015 o anche attribuire obiettivi ambientali meno restrittivi, laddove sia dimostrato che tali obiettivi non possano essere oggettivamente raggiunti. Per i corpi idrici così identificati quindi non si fissa più l&#8217;obiettivo stabilito dalla DQA, ma il miglioramento dello stato attuale resta la direzione nella quale, se le condizioni specifiche lo consentono, occorre indirizzare le misure di riqualificazione. Ne deriva l’importanza strategica di tale classificazione ai fini della futura gestione dei nostri corsi d’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">I criteri della procedura sono in sostanziale accordo con le linee guida europee per l&#8217;identificazione degli Heavily Modify Water Body (HMWB). Il metodo introdotto dal regolamento prevede due livelli: un livello di &#8220;identificazione preliminare&#8221;, nel quale sulla base di valutazioni idromorfologiche ed ecologiche vengono selezionati i corpi idrici che potenzialmente sono fortemente modificati o artificiali, ed un livello di &#8220;designazione&#8221;, con il quale, sulla base di valutazioni idromorfologiche, ecologiche ma anche socio-economiche, vengono eventualmente effettivamente classificati come tali. La designazione può essere ovviamente soggetta a rivalutazione nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Una fase importante della fase di &#8220;designazione&#8221; è quella in cui, al fine di classificare un corso d’acqua come CIFM, si chiede di dimostrare che non esistano strategie di riqualificazioni fluviale capaci di mantenere equivalenti servizi ambientali (non dislocabili altrove) garantendo al tempo stesso il recupero del buono stato ecologico o, nel caso esistano, che non siano economicamente percorribili.<br />
La sfida aperta adesso riguarda lo sviluppo d’indicatori e metodologie capaci di tradurre questi criteri in procedure di monitoraggio e infine dati. Nei prossimi mesi la metodologia dovrà essere implementata dalle varie Regioni e validata; pertanto potrà, in futuro, essere modificata a seguito delle risultanze di una prima implementazione.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">L’aspetto non affrontato dal decreto riguarda invece i criteri per la determinazione di obiettivi ambientali alternativi al raggiungimento del buono stato ecologico. E’ infatti importante definire degli obiettivi meno ambiziosi ma altrettanto vincolanti a premiare gestioni maggiormente capaci di creare valore ambientale. L’argomento è di non facile risoluzione ed è attualmente in fase discussione sia a livello Europeo che dei singoli Stati Membri al fine di creare criteri condivisi e confrontabili. Future revisioni della metodologia dovranno dare risposte chiare e implementabili a questo aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">La riqualificazione fluviale è da molti anni riconosciuta lo strumento chiave per la gestione fluviale a livello Europeo, come indicato dalla Direttiva 2000/60/CE sulle acque. Questo Decreto dimostra che anche l’Italia sta muovendo alcuni passi importanti per cercare di adeguare la propria legislazione in questa direzione, come richiedono le sfide della futura pianificazione territoriale in un Italia sempre più povera di risorse ambientali e flagellata da dissesti idrogeologici.</p>
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		<title>Priorità alla riqualificazione fluviale nello Sblocca Italia &#8211; 12 novembre 2014</title>
		<link>https://www.cirf.org/priorita-alla-riqualificazione-fluviale-nello-sblocca-italia-12-novembre-2014/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 18:04:06 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/priorita-alla-riqualificazione-fluviale-nello-sblocca-italia-12-novembre-2014/">Priorità alla riqualificazione fluviale nello Sblocca Italia &#8211; 12 novembre 2014</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato approvato il 12 novembre scorso il provvedimento &#8220;Sblocca Italia&#8221;, molto dibattuto, ma che, anche grazie all’azione del CIRF di questi ultimi mesi, contiene un articolo molto importante per i corsi d’acqua italiani. La norma definisce infatti che le risorse per gli interventi sul rischio idrogeologico dovranno essere prioritariamente destinate agli interventi integrati, che rispondono sia alla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE), sia alla direttiva Alluvioni (2007/60/CE). A tali interventi, per la restituzione di spazio ai fiumi e il recupero della capacità di laminazione diffusa, deve essere assegnato almeno il 20% delle risorse destinate dalle Regioni ad interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora dovremo concentrare i nostri sforzi per fare in modo che queste previsioni si concretizzino in tutte le Regioni italiane, come richiesto dal CIRF e dagli altri soggetti che fanno parte della “Coalizione per la prevenzione del rischio idrogeologico”. Parte di questo percorso è anche l’interazione con la struttura di missione del Governo “Italia Sicura”, con l’intento che gli interventi di riqualificazione idromorfologica dei corsi d’acqua e restituzione di spazio ai fiumi entrino a far parte anche in Italia della cassetta degli attrezzi per la difesa dalla alluvioni.</p>
<p>Segue un estratto dall’articolo 7 del provvedimento “Sblocca Italia” (è possibile leggere il testo integrale ad esempio <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=17&amp;id=00813077&amp;part=doc_dc-allegatoa_aa-ddltit_ddldasda44c3dr1651-oggetto_a1dddldcearlmaadlisd&amp;parse=no" target="_blank" rel="noopener">qui</a>):</p>
<p>&#8220;<em>A partire dalla programmazione 2015 le risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico sono utilizzate tramite accordo di programma sottoscritto dalla Regione interessata e dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che definisce altresì la quota di cofinanziamento regionale. Gli interventi sono individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. <strong>Le risorse sono prioritariamente destinate agli interventi integrati, finalizzati sia alla mitigazione del rischio sia alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità</strong>, ovvero che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, e della direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. In particolare, gli interventi sul reticolo idrografico non devono alterare ulteriormente l’equilibrio sedimentario dei corsi d’acqua, bensì tendere ovunque possibile a ripristinarlo, sulla base di adeguati bilanci del trasporto solido a scala spaziale e temporale adeguata. <strong>A questo tipo di interventi integrati, in grado di garantire contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato eco-logico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, in ciascun accordo di programma deve essere destinata una percentuale minima del 20 per cento delle risorse</strong>. Nei suddetti interventi assume priorità la delocalizzazione di edifici e di infrastrutture potenzialmente pericolosi per la pubblica incolumità.</em>&#8220;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/priorita-alla-riqualificazione-fluviale-nello-sblocca-italia-12-novembre-2014/">Priorità alla riqualificazione fluviale nello Sblocca Italia &#8211; 12 novembre 2014</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
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		<title>Pubblicato il documento &#8220;Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2017 21:26:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È disponibile il documento &#8220;Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume&#8221;, redatto dal gruppo di lavoro sul &#8220;riconoscimento dei Contratti di Fiume a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità&#8221;, istituito dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume a partire dalla Carta nazionale dei Contratti di Fiume. Il gruppo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/pubblicato-il-documento-definizioni-e-requisiti-qualitativi-di-base-dei-contratti-di-fiume/">Pubblicato il documento &#8220;Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-966" src="http://www.cirf.org/wp-content/uploads/2017/01/tavolo_cdf_logo.jpg" alt="tavolo_cdf_logo" width="191" height="75" /></p>
<p>È disponibile il documento &#8220;Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume&#8221;, redatto dal gruppo di lavoro sul &#8220;riconoscimento dei Contratti di Fiume a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità&#8221;, istituito dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume a partire dalla Carta nazionale dei Contratti di Fiume.</p>
<p>Il gruppo di lavoro è stato coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) in collaborazione con l&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e costituito da rappresentanti di Regioni, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria e soggetti privati, che operano nel settore della riqualificazione fluviale e della tutela ambientale, fra cui il CIRF.</p>
<p>Questo documento definisce i Contratti di Fiume come degli &#8220;<em>strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico contribuendo allo sviluppo locale</em>&#8220;.</p>
<p>Per consultare l&#8217;intero documento, clicca <a href="http://www.cirf.org/wp-content/uploads/2017/01/cdf_doc_gdl1_fin_12marzo2015.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cirf.org/pubblicato-il-documento-definizioni-e-requisiti-qualitativi-di-base-dei-contratti-di-fiume/">Pubblicato il documento &#8220;Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.cirf.org">Cirf</a>.</p>
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