Risposte della Regione Sardegna in merito alla riqualificazione dei corsi d’acqua

Le risposte della regione Sardegna alle tre domande sulla Riqualificazione Fluviale poste dal CIRF.

Le risposte delle altre regioni


Con riferimento alla Vostra nota del 5 luglio 2021, relativa all’oggetto e finalizzata ad acquisire informazioni sulle attività in corso presso le Regioni e Province Autonome,  in merito all’attuazione delle strategie europee sulle acque, si riepilogano alcune azioni in corso o previste nell’ambito della pianificazione di bacino, in particolare, nel Piano di gestione del distretto idrografico della Sardegna e nel Piano di gestione del rischio alluvioni, strumenti di cui, come noto, sono in avanzato stadio di definizione gli aggiornamenti che si prevede di approvare alla fine del corrente anno.

Corrispondendo alla esigenza di un riscontro sintetico, ci si limita a riepilogare alcuni aspetti, che si ritengono rilevanti seguendo l’articolazione dei quesiti proposti, rinviando, comunque, per completezza informativa alla consultazione dei  documenti sui due Piani disponibili nel sito dell’Autorità di bacino.

Qual è la strategia della Regione Autonoma Sardegna in questo ambito? Quali sono le più significative azioni di riqualificazione fluviale che prevedete di realizzare nei prossimi anni e di includere nel prossimo Piano di Gestione?

La strategia di riqualificazione fluviale (RF) a livello regionale si integra con le strategie per lo sviluppo sostenibile e di adattamento ai cambiamenti climatici che costituiscono il quadro di riferimento per la predisposizione e l’attuazione delle misure negli aggiornamenti della pianificazione attualmente in corso. Tali strategie, insieme alla necessità di garantire la tutela quali-quantitativa della risorsa idrica e di pervenire a una corretta gestione degli eventi alluvionali, indirizzano il processo decisionale soprattutto verso la scelta di misure non strutturali di prevenzione e protezione finalizzate alla tutela e alla rigenerazione del patrimonio esistente.

Sul fronte della risorsa idrica, la Sardegna – per perseguire l’obiettivo della tutela dell’ambiente e del soddisfacimento equilibrato ed equo delle esigenze idriche con acqua di qualità adeguata – attua una “gestione del sistema di prelievi e rilasci” dai corpi idrici per gli utilizzi civili, irrigui, industriali, idroelettrici, anche attraverso la riduzione, in via definitiva e/o temporanea, dei volumi concessi, privilegiando gli utilizzi potabili e a seguire quelli irrigui, nonché tutelando i soggetti socialmente ed economicamente svantaggiati.

In tale direzione, sono state previste o avviate diverse misure inserite nel Piano di gestione (PdG) del distretto e nel Piano di gestione del rischio alluvioni (PGRA), in particolare si ricordano quelle volte:

  • all’ottimizzazione delle interconnessioni tra sistemi idrici incluse nel sistema idrico multisettoriale regionale (SIMR) e relative al completamento del programma di interconnessione degli schemi idrici per la salvaguardia degli approvvigionamenti;
  • a garantire un impiego efficiente e sostenibile dell’acqua previste dal Piano Regionale Generale Acquedotti, relative a condotte, serbatoi, impianti di potabilizzazione e dal Piano d’ambito e relative a reti idriche urbane anche attraverso sistemi di telecontrollo;
  • all’efficientamento dell’utilizzo della risorsa idrica nel comparto agricolo, disponendo che i consorziati contribuiscano alle spese di distribuzione dell’acqua in base alla quantità utilizzata.
  • al riutilizzo dei reflui, riguardanti interventi infrastrutturali, disposizioni normative e organizzative;
  • alla approfondita conoscenza del reticolo idrografico e delle aree di esondazione attraverso l’applicazione di nuovi metodi di modellazione;
  • a stabilire discipline di salvaguardia delle aree interessate dal reticolo idrografico e di tutela rispetto a nuove trasformazioni.

In merito alla tematica, propria del PGD, sull’uso efficiente della risorsa idrica, anche in attuazione dell’Action Plan, nel distretto idrografico della Sardegna si è provveduto a:

  • recepire, con delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino, le indicazioni del MiTE di cui al DD n.29/STA del 13/2/20174 sulla valutazione ex ante per il rilascio di concessioni di derivazione previste dalla pianificazione regionale vigente (rappresentata in particolare dal Piano di Tutela delle Acque (PTA) e dal PdG). I criteri regionali per le valutazioni ex ante per il rilascio di concessioni di derivazione idrica perseguono il soddisfacimento del principio di “non deterioramento” dello stato di qualità dei corpi idrici, nonché il raggiungimento degli obiettivi ambientali per i medesimi corpi idrici, ai sensi dell’art. 4 della DQA.
  • recepire, con delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino, le indicazioni del Ministero dell’Ambiente di cui al DD n.30/STA del 13/2/20176 relativamente alla determinazione del deflusso minimo vitale al fine di garantire il mantenimento, nei corsi d’acqua, del deflusso ecologico a sostegno del raggiungimento degli obiettivi ambientali definiti ai sensi della DQA;
  • costituire, con delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino della Sardegna, la Cabina di regia per l’attività unitaria conoscitiva e di monitoraggio del bilancio idrico volta alla gestione delle crisi idriche. In riferimento a ciò, è stato costituito l’Osservatorio Permanente sugli Usi dell’Acqua nel Distretto Idrografico della Sardegna che costituisce una struttura operativa a supporto del governo integrato dell’acqua del Distretto per la gestione degli eventi di siccità e carenza idrica;
  • inserire e avviare l’attuazione di diverse misure, riferibili ai cambiamenti climatici, tra le quali:
  • misure di tipo “win-win” per il contemporaneo raggiungimento degli obiettivi della WFD e della Flood Directive, per la gestione della siccità e per l’uso delle Natural Water Retention Measures;
  • misure relative alla tutela della qualità dell’acqua al fine di ridurre il livello del trattamento delle acque necessario per la produzione di acqua potabile;
  • misure di controllo per gli arginamenti/invasi delle acque dolci, e/o un registro degli arginamenti/invasi;
  • misure relative per il controllo, incluso l’obbligo di avere autorizzazioni preventive per il ravvenamento o accrescimento artificiale dei corpi idrici sotterranei;
  • misure per il controllo delle fonti di inquinamento puntuale  e per il controllo dell’inquinamento da fonte diffusa per agricoltura;
  • misure per il controllo delle alterazioni della morfologia dei corpi idrici.

In riferimento al quesito sulle principali azioni di riqualificazione fluviale da realizzare e da includere nell’aggiornamento della pianificazione di bacino (PGD e PGRA)  si segnala che la strategia RF finalizzata, anche, a creare comunità sempre più resilienti al rischio alluvioni, si fonda su alcune rilevanti azioni non strutturali:

  • identificazione di progetti territoriali integrati di mitigazione del rischio idrogeologico e di valorizzazione delle valenze ambientali
  • attuazione di programmi di coordinamento e supporto alle comunità locali con indicazioni operative per la progettazione e realizzazione di micro-interventi pilota di riduzione della vulnerabilità locale di edifici pubblici (flood proofing);
  • progettazione e realizzazione di interventi flood proofing;
  • indicazioni operative per la progettazione e realizzazione di parchi urbani con funzione di laminazione;
  • definizione del programma di gestione dei sedimenti degli alvei, quale strumento conoscitivo, gestionale e di programmazione di interventi relativi all’assetto morfologico dei corridoi fluviali;
  • attuazione operativa del principio dell’invarianza idraulica;
  • predisposizione dei programmi di gestione dei sedimenti.

In questo contesto si inserisce lo sviluppo delle misure non strutturali già avviate nella pianificazione precedente che hanno portato all’approvazione di:

  • Linee guida e indirizzi operativi per l’attuazione del principio della invarianza idraulica;
  • Linee guida sugli interventi per la riduzione della vulnerabilità di flood proofing e sulla realizzazione di parchi blu;
  • Linee guida e indirizzi operativi per la modellazione idraulica dei fenomeni di allagamento nei bacini urbani residui;
  • Direttive per lo svolgimento delle verifiche di sicurezza dei canali tombati  e dei canali di guardia esistenti;
  • Direttiva per lo svolgimento delle verifiche di sicurezza delle infrastrutture esistenti di attraversamento viario o ferroviario del reticolo idrografico della Sardegna nonché delle altre opere interferenti;
  • Direttive tecniche per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione delle nuove opere di attraversamento stradale;
  • Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti.

Con riferimento alle “Linee guida sugli interventi per la riduzione della vulnerabilità di flood proofing e sulla realizzazione di parchi blu”, si citano tra le misure avviate nel Progetto Proterina 3Évolution per la progettazione, realizzazione, collaudo e messa in esercizio di:

  • un progetto pilota di infrastruttura blu, consistente in un parco urbano con funzione di laminazione realizzata in alcuni  comuni;
  • uno o più progetti pilota di flood proofing consistenti in microinterventi su edifici pubblici (preferibilmente edifici scolastici, biblioteche e centri di aggregazione sociale) finalizzati alla mitigazione del rischio e all’identificazione di luoghi sicuri, da realizzare in alcuni comuni.

Nell’aggiornamento della pianificazione in corso, potranno essere sviluppati i progetti pilota succitati su altre aree urbane caratterizzate da fenomeni di esondazione fluviale, individuando nuovi interventi di infrastruttura blu e di flood proofing. Tra le nuove attività, è prevista anche l’implementazione della metodologia di modellazione 2D per gli ambiti fluviali soggetti a esondazione e caratterizzati da elevata facendo particolare attenzione ai criteri di attribuzione dell’indice di vulnerabilità. L’esigenza di implementare un modello bidimensionale deriva dalla necessità di conoscere su una griglia sufficientemente fitta il valore dei principali parametri idraulici, in particolare della velocità e del tirante del flusso idrico, per poter calcolare l’indice di vulnerabilità che sintetizza la pericolosità della corrente e modula pertanto tale valore all’interno delle aree di esondazione.

In stretta relazione con l’implementazione dei modelli idraulici 2D si colloca, tra le nuove misure non strutturali, anche lo studio del comportamento geotecnico delle arginature fluviali, in quanto per la modellazione delle rotture arginali si ha necessità di una corretta caratterizzazione geotecnica degli argini.

La Regione Autonoma Sardegna ha già realizzato un elenco di opere potenzialmente da rimuovere? Quali sono gli interventi più significativi attualmente previsti?

Le misure di Piano si suddividono in misure di prevenzione, di protezione, di preparazione e di ricostruzione post evento, in conformità con quanto indicato dall’ISPRA e coerentemente con le finalità della direttive. Tali azioni sono assicurate attraverso l’attuazione di misure di intervento sia non strutturali, quali azioni conoscitive e di studio, manutenzione attiva del territorio, riqualificazione, delocalizzazione, monitoraggio e prevenzione, sia strutturali, relative alla progettazione di nuove opere di protezione o alla realizzazione di quelle già programmate o in via di completamento.

Nel PGRA viene data notevole importanza allo sviluppo e attuazione delle misure non strutturali, di carattere organizzativo e strategico, in quanto consentono di migliorare la conoscenza del territorio e conseguentemente di ottimizzare la gestione a lungo termine del territorio dal punto di vista idrogeologico. Si segnalano le principali linee operative, di tipo generale, per le misure non strutturali:

  • miglioramento della conoscenza delle situazioni di criticità idraulica e approfondimento delle attuali metodologie di analisi, finalizzate ad innalzare la capacità tecnico-amministrativa degli enti locali di caratterizzare e gestire il proprio territorio dal punto di vista del dissesto idrogeologico;
  • programmazione di idonei contributi finanziari da assegnare ai Comuni per lo studio del territorio a livello locale;
  • previsione degli scenari futuri di rischio da alluvione e adattamento ai cambiamenti climatici;
  • adattamento dei contesti edificati ai fenomeni alluvionali, miglioramento dell’edificato esistente e della qualità ambientale di bacino;
  • aggiornamento delle Direttive tecniche per la verifica delle criticità dei sistemi idraulici quali canali tombati, canali di guardia, attraversamenti stradali esistenti
  • aggiornamento delle Direttive tecniche per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione delle nuove opere di attraversamento stradale
  • attuazione delle linee guida per la realizzazione di interventi con tecniche di ingegneria naturalistica

In riferimento al quesito sulle opere da rimuovere, il PGRA prevede l’aggiornamento del catasto delle opere idrauliche e delle opere interferenti, utilizzando il medesimo protocollo di classificazione e di georeferenziazione, tramite il coinvolgimento delle Amministrazioni che hanno curato la progettazione e/o la realizzazione delle opere (Regione Sardegna, Comuni, Province, A.N.A.S., Trenitalia, Ferrovie della Sardegna, etc.) e prevede l’aggiornamento di un set di strumenti (Atlanti e repertori) che consentono di individuare le opere da rimuovere, delocalizzare o proteggere.

  • aggiornamento del Repertorio regionale dei canali tombati
  • aggiornamento del Repertorio regionale delle grandi dighe e dei piccoli invasi
  • aggiornamento dell’Atlante degli immobili e aree di interesse pubblico e dei siti Natura 2000 interferenti con le aree di pericolosità idraulica
  • aggiornamento del Repertorio dei beni culturali e paesaggistici ricadenti in aree a pericolosità idraulica
  • aggiornamento del Repertorio delle strutture scolastiche ricadenti in zone a pericolosità idraulica
  • aggiornamento del Repertorio degli impianti tecnologici potenzialmente inquinanti ricadenti in zone a pericolosità idraulica
  • sviluppo dello studio e caratterizzazione geotecnica delle arginature fluviali.

Particolare attenzione e indicazione di priorità viene riservata alle opere esistenti potenzialmente critiche, quali i canali tombati nei centri urbani, i ponti e i principali attraversamenti stradali, al fine di una maggiore valutazione del rischio e delle criticità inerenti a tali opere.

Il PGRA aggiorna, inoltre, le norme del PAI migliorandone la coerenza con gli obiettivi di salvaguardia del territorio dal rischio di alluvione e disponendo misure che incentivino i singoli proprietari a prevedere la delocalizzazione volontaria, in zone sicure, di edifici attualmente esistenti in zone caratterizzate da pericolosità idraulica, nonché di linee guida per la delocalizzazione di elementi esposti a rischio e la riduzione della vulnerabilità degli edifici esistenti

In riferimento al quesito sugli interventi più significativi attualmente previsti si evidenzia che il PGRA, in collaborazione con l’Università, ha proceduto alla definizione del catalogo tipologico delle opere di mitigazione del rischio e a individuare possibili “Scenari di intervento strategico e coordinato” per i principali corsi d’acqua regionali al fine di programmare la realizzazione di opere per la mitigazione del rischio. 

Per ogni asta fluviale esaminata sono individuati:

1) le principali caratteristiche e criticità idrogeologiche del sistema fluviale e le indicazioni volte a migliorare la gestione dei corsi d’acqua e degli invasi presenti, nella situazione attuale ed a seguito della realizzazione di specifici interventi strutturali;

2) le ipotesi di azioni di prevenzione da eseguire attraverso gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica attraverso una valutazione costi e benefici della realizzazione delle opere.

3) il set di interventi strutturali che appartengono al più efficiente scenario individuato, che consentano la protezione diretta dei beni esposti alla pericolosità e al rischio di alluvioni;

A seguito dello studio svolto per ogni asta, sono proposti diversi scenari di intervento, ognuno dei quali prevede la possibilità di realizzare un mix di interventi infrastrutturali congiunti con altri interventi non strutturali di ripristino nella naturale funzionalità idraulica dei corsi d’acqua. In generale, gli interventi individuati e ipotizzati possono essere ricondotti a una delle seguenti categorie:

  • manutenzione ordinaria e straordinaria degli alvei e delle opere idrauliche di difesa esistenti, con lo scopo di massimizzare la funzionalità del sistema di sistemazione e protezione idraulica esistente;
  • incremento degli effetti di laminazione statica degli invasi artificiali esistenti con funzioni multisettoriali, compatibilmente con le altre finalità legate all’uso della risorsa idrica, qualora successivamente alla verifica siano ipotizzabili modifiche delle regole operative di gestione degli invasi;
  • interventi di laminazione delle onde di piena con espansione controllata in territori a tal fine vincolati;
  • opere per la diversione dei deflussi di piena;
  • opere di sistemazione idraulica di tipo passivo, consistenti principalmente in arginature, opere di difesa longitudinali o trasversali in alveo;
  • opere di inalveamento e risagomatura degli alvei;
  • adeguamento delle opere viarie ed infrastrutturali esistenti, interferenti con il corso d’acqua.

Relativamente alle misure strutturali, il PGRA prevede la realizzazione delle opere già programmate e il completamento di quelle in corso; promuove inoltre le attività di progettazione di nuove opere infrastrutturali, con particolare riguardo ai contesti territoriali di notevole criticità per i quali la realizzazione di opere strutturali risulta l’unica (o la più vantaggiosa) possibilità di intervento per la riduzione del rischio. Si riportano, le principali tipologie di intervento strutturale previste dal PGRA:

  • Interventi di consolidamento e sistemazione dei versanti, prevenzione e mitigazione dei fenomeni franosi
  • Interventi di delocalizzazione di elementi a rischio in altre aree a minore probabilità di inondazione
  • Opere di sistemazione idraulica di tipo passivo, quali arginature, opere di difesa longitudinali o trasversali
  • Opere di inalveamento e risagomatura degli alvei e interventi su infrastrutture di attraversamento
  • Interventi per ridurre le inondazioni da acque superficiali aumentando la capacità di drenaggio artificiale anche con sistemi di canalizzazione per la raccolta delle acque e con interventi sui canali tombati
  • Ricostruzione post-evento e ripristino delle condizioni antecedenti

Quali sono i principali interventi integrati proposti dalla Regione Autonoma Sardegna nell’ambito del PNRR?

In linea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, nell’ambito della Missione 2 – Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, ha previsto  risorse per azioni di gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico attraverso “interventi integrati,  finalizzati alla corretta applicazione della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) e della direttiva «Alluvioni» (2007/60/CE), l’Autorità di bacino ha proposto, in accordo con il MiTE, un pacchetto di interventi che costituiscono attuazione delle misure non strutturali del PGRA e del PGD, soprattutto in relazione al tema della riqualificazione fluviale.

In riferimento al quesito sugli interventi integrati proposti, si segnala che nell’ambito tematico del PNRR Protezione ambiente e mitigazione rischi idrogeologici e sismici, rimboschimenti e ricostruzioni boschive – Attuazione delle misure non strutturali dei Piani di gestione delle acque e dei Piani di gestione rischio alluvioni” – sono state proposte le seguenti priorità progettuali che, pur nella loro articolazione integrata e coordinata, sono suscettibili di attuazione autonoma, consentendo, pertanto, un’eventuale rimodulazione dei pacchetti proposti in funzione dei finanziamenti che potrebbero essere a breve assegnati:

– Individuazione aggiornata e di dettaglio del reticolo idrografico regionale – I Comuni della Sardegna effettueranno, sulla base delle Linee guida metodologiche-operative già  approvate dall’Autorità di bacino  lo studio per la  revisione e corretta rappresentazione del reticolo idrografico regionale che costituisce il dato territoriale di base per una corretta pianificazione delle azioni di riqualificazione dei corsi d’acqua.

– Applicazione della modellazione idraulica bidimensionale 2D ai corsi d’acqua e aggiornamento delle mappe di pericolosità idraulica del PGRA nell’intero territorio – Le attività previste consistono nella applicazione della modellazione 2D ai corsi d’acqua principali del reticolo idrografico regionale secondo l’impostazione metodologica della modellazione idraulica bidimensionale stabilita nelle Linee guida approvate dal Comitato Istituzionale in applicazione  delle Norme di Attuazione del PAI.

La modellazione consentirà, oltre alla corretta individuazione delle aree di pericolosità, di ridefinire le fasce fluviali di pertinenza di alcuni corsi d’acqua a seguito della modifica delle portate a valle degli invasi, di modulare le ipotesi infrastrutturali per la mitigazione del rischio da alluvione, favorendo gli interventi di riqualificazione fluviale che restituiscono il proprio spazio ai corsi d’acqua.

– Programma di gestione dei sedimenti degli alvei, quale strumento conoscitivo, gestionale e di programmazione di interventi relativi all’assetto morfologico dei corridoi fluviali – La misura consiste nella redazione del Programma di Gestione dei sedimenti di cui all’art. 117 del DLgs 152/2006 applicando ai principali bacini del territorio regionale la proposta metodologica IDRAIM (Sistema di valutazione idromorfologica, analisi e monitoraggio dei corsi d’acqua predisposto dall’ISPRA) per la definizione di un quadro conoscitivo dello stato morfologico attuale dei corsi d’acqua, in relazione alla traiettoria evolutiva degli alvei, all’interazione versante/reticolo idrografico, alle dinamiche e quantità di trasporto solido in atto e potenziali,  nonché all’interferenza delle opere presenti con i processi morfologici e a ogni elemento utile alla definizione degli obiettivi. Saranno definiti obiettivi specifici in termini di assetto dei corridoi fluviali, al fine di migliorare lo stato idromorfologico ed ecologico dei corsi d’acqua, nonché di mitigare il rischio idraulico e gli effetti dei cambiamenti climatici e identificati gli scenari di intervento necessari al raggiungimento degli obiettivi e al loro monitoraggio e saranno definite le indicazioni metodologiche per la scelta delle misure gestionali.

– Contratti di fiume – Proseguiranno con maggiore impulso, le azioni di supporto alle comunità locali per l’attivazione e l’attuazione dei Contratti di Fiume (CdF) nel territorio regionale, nell’ambito dei quali saranno individuate misure integrate (win-win) funzionali alla gestione dei bacini idrografici, che giungano al conseguimento degli obiettivi di riduzione del rischio idraulico e di ripristino delle condizioni di naturalità dei corpi idrici. Per la concreta attuazione della misura si farà riferimento alle “Linee Guida Regionali per l’attivazione dei Contratti di Fiume”, approvate dal comitato istituzionale, che forniscono le indicazioni sulla gestione degli aspetti giuridici, normativi e gestionali del CdF, sui temi della sicurezza del territorio, sulla qualità del paesaggio-ambiente e sulla rigenerazione degli ambienti urbani in relazione con il fiume, nel quadro normativo definito dalle direttive comunitarie 2000/60/CE e 2007/60/CE. Nell’ambito dei CF saranno individuate misure integrate (win-win) funzionali alla gestione dei bacini idrografici, che giungano al conseguimento degli obiettivi di riduzione del rischio idraulico e di ripristino delle condizioni di naturalità dei corpi idrici.

Tutte le fasi dell’iter di formazione dei CdF si caratterizzano per la partecipazione attiva dei diversi soggetti coinvolti; pertanto, sono previste anche azioni di animazione territoriale e di formazione con attivazione di master universitari di secondo livello in tema di assetto idrogeologico e di gestione delle aree vulnerabili.

– Misure per lo sviluppo delle norme di governo del territorio volte alla riduzione della pericolosità e del rischio idrogeomorfologico e   aggiornamento continuo delle linee guida e direttive per l’effettuazione di studi di fenomeni rilevanti o per la ricognizione di elementi fondamentali per l’assetto idrogeologico con contestuale attività di verifica di coerenza e coordinamento rispetto al PGRA delle altre pianificazioni. Queste attività, per la loro specificità, richiedono approfondimenti scientifico-metodologici e  del supporto tecnico e metodologico per l’elaborazione, sistematizzazione su apposite piattaforme e omogeneizzazione dei dati (open data) acquisiti nell’ambito degli studi PGRA/PAI e dei piani di settore del distretto idrografico, in particolare Piano di gestione del distretto, con la finalità di concorrere all’elaborazione di un unico Piano di bacino distrettuale.

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