Risposte della Regione Emilia-Romagna in merito alla riqualificazione dei corsi d’acqua

Le risposte della Regione Emilia-Romagna alle tre domande sulla Riqualificazione Fluviale poste dal CIRF.

Le risposte delle altre regioni

Qual è la strategia della Regione Emilia-Romagna in questo ambito? Quali sono le più significative azioni di riqualificazione fluviale che prevedete di realizzare nei prossimi anni e di includere nel prossimo Piano di Gestione?

Nell’ambito della propria strategia di tutela dei corsi d’acqua e delle comunità a essi limitrofe, la Regione opera in un’ottica unitaria, mantenendo contatti continui con le Autorità di bacino distrettuali e in particolare con quella del fiume Po a garanzia di una corretta attuazione della pianificazione di settore. Le valutazioni circa le iniziative da intraprendere vengono sviluppate nell’ambito di un quadro di azioni complessivo e coordinato che integra le conoscenze relative allo stato del corso d’acqua sotto il profilo del rischio idraulico e del suo stato morfologico ed ecosistemico. Da tali elementi discendono le necessità di intervento connesse alle esigenze di prevenzione delle alluvioni, di tutela e miglioramento della qualità delle acque e degli ecosistemi connessi, di valorizzazione e salvaguardia degli habitat e di uso della risorsa.

Relativamente agli interventi strutturali di riqualificazione fluviale, come noto la Regione ricorre da tempo a tale approccio per la prevenzione delle alluvioni e intende potenziare le competenze tecnicoamministrative delle proprie strutture al fine di rendere omogenea l’applicazione di tali metodiche su scala regionale.

A tale scopo sono state adottate dalla Regione apposite linee guida, che coinvolgono altresì l’ambito dei canali artificiali di bonifica [1].

Già nei precedenti piani di gestione (PdG e PGRA 2015) sono state introdotte azioni win-win, strutturali e non, tra le due direttive, atte a perseguire obiettivi sinergici nell’ottica di attuare mitigazioni relativamente agli impatti antropici negativi e di promuovere interventi di riqualificazione fluviale valorizzando ed estendendo le esperienze di approccio integrato alla gestione del reticolo idrografico naturale e artificiale.

In tal senso, oltre al rafforzamento delle discipline di settore e all’incentivazione di politiche integrate, sono state individuate le prime misure strutturali potenzialmente win-win, quali interventi di rimozione e modifica di briglie, difese spondali rigide, altri elementi fonte di alterazione della dinamica dei sedimenti, degli habitat o dell’equilibrio morfologico dei corsi d’acqua, e interventi di difesa idraulica sugli alvei che prevedano risezionamenti e miglioramenti delle condizioni morfologiche dell’alveo e degli ambiti golenali e di sponda, favorendo la riduzione degli irrigidimenti, la pluricursalità, la riconnessione altimetrica. Al fine di disporre di un quadro conoscitivo completo, sono state inoltre condotte attività di analisi e promossi studi e approfondimenti relativi al tema del recupero dell’equilibrio geomorfologico dei corsi d’acqua e della gestione dei sedimenti fluviali (Marecchia, Taro e – di prossimo avvio – Enza) e della vegetazione ripariale nei tratti caratterizzati da medio rischio (Panaro, Secchia, Enza, Parma).

Tali misure sono di fatto confermate nei Progetti di Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA),
adottati in dicembre 2020 dalle Autorità di bacino distrettuali, in stretta collaborazione con le Regioni, e
pubblicati sui rispettivi siti istituzionali; questi saranno da completare e perfezionare entro dicembre 2021,
come previsto dalla normativa europea, anche tenendo conto dei contributi pervenuti a seguito della fase
di partecipazione pubblica, da poco conclusa.

Nel nuovo PGRA del distretto del fiume Po, in particolare, la Regione Emilia-Romagna ha cercato di
specificare meglio la strategia di mitigazione del rischio e tutela dei corsi d’acqua con riferimento alle Aree
a Rischio Potenziale Significativo (APSFR), sviluppando idee concrete relativamente a progetti
sperimentali di:

  • recupero di aree demaniali;
  • riqualificazione dei piani golenali in alcuni tratti arginati dei corsi d’acqua emiliani;
  • predisposizione di programmi di gestione dei sedimenti e della vegetazione ripariale;
  • sviluppo dei Contratti di fiume (Enza, Parma-Baganza, Media Valle del fiume Po, per citare i più recenti).

Per quanto riguarda le misure dei Piani di Gestione delle Acque (PdG) in corso di aggiornamento da parte dell’autorità distrettuale, sono in via di definizione i programmi di azione da approvare a dicembre 2021, che certamente terranno conto di quanto già delineato nei citati Progetti di PGRA 2020 e delle esperienze in corso, delle criticità affrontate in termini di attuazione e monitoraggio dei risultati e degli esiti delle attività già avviate nell’ambito del distretto del fiume Po per la definizione di criteri e obiettivi prestazionali per il riconoscimento della natura win-win delle azioni da individuare. Obiettivo principale del PdG è di “impedire un ulteriore deterioramento, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi
acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico”).

Per realizzare questi obiettivi, nel corso del 2021 è stata avviata dalla Regione Emilia-Romagna l’attività per la definizione del documento di indirizzo del nuovo Piano di Tutela delle Acque (PTA 2022-2027)regionale quale strumento principale di governo e gestione della risorsa idrica a scala regionale, sotto il duplice profilo della tutela qualitativa e quantitativa, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati dai Piani di Gestione(PdG).

Le linee strategiche prevedono un maggior impegno in favore dell’armonizzazione delle strategie di “difesa dalle acque” e di “difesa delle acque”, per un approccio integrato alla gestione dei corpi idrici
fluviali esteso alle diverse politiche di sviluppo e utilizzo del territorio.

Le principali azioni previste dal DEFR 2021-2022 sono:

  • Ridurre i carichi inquinanti, puntando al miglioramento dell’efficienza delle reti fognarie e alla riduzione dell’apporto di azoto al campo proveniente dall’attività zootecnica attraverso il miglioramento dei sistemi di stoccaggio e delle modalità di distribuzione degli effluenti zootecnici
  • nonché attraverso la realizzazione di sistemi di trattamento centralizzati ove le aziende risultano sufficientemente concentrate in modo da rendere l’attività economicamente sostenibile a fronte dei miglioramenti ambientali ottenibili.
  • Ridurre le perdite di rete nei sistemi acquedottistici. Allo stato attuale le perdite di rete risultano essere pari al 23,7% mentre, le perdite unitarie in distribuzione, si attestano su di valore medio pari a 2,6 m3/m/anno con picchi di valore intorno ai 4,0 m3/m/anno soprattutto nelle aree rurali.
  • Il dato regionale è molto inferiore al dato medio nazionale che risulta pari al 38,2% (immesso in rete – fatturato). L’obiettivo per i prossimi 5 anni è quello di ridurre ulteriormente il livello di perdite attraverso interventi soprattutto sugli acquedotti delle zone rurali con un mix di azioni che andranno dalla sostituzione delle condotte all’efficientamento del sistema di controllo in remoto delle perdite.
  • Migliorare l’efficienza del sistema irriguo: gli usi irrigui (circa 907 Mm3/anno) rispetto a quelle civili (345 Mm3/anno) e industriali (circa 226 Mm3/anno) costituiscono la parte preponderante della domanda di risorsa. È necessario migliorare il rapporto volumi prelevati/volumi consegnati all’utenza irrigua mediante il miglioramento dei sistemi di distribuzione al campo e l’aumento dell’efficienza dei sistemi di trasporto;

Come si può facilmente comprendere, tante sono le misure da mettere in campo e a cui dare gambe: interventi di recupero morfologico e di riconnessione delle aree perifluviali, prime individuazioni di fasce di mobilità morfologica dei corsi d’acqua e ripristino del flusso dei sedimenti; realizzazione di strutture di riconnessione longitudinale dei corsi d’acqua; adeguamento e corretti criteri di gestione delle opere idrauliche (di derivazione e regolazione) interferenti con il corso d’acqua; programmi di gestione della vegetazione fluviale e perifluviale; potenziare una gestione quantitativa delle acque basata sui bilanci idrici di bacino e sul concetto di Deflusso Ecologico (DE) al fine di contenere gli impatti generati dalle alterazioni del regime idrologico. A quest’ultimo proposito, si stanno inoltre svolgendo ulteriori approfondimenti sugli impatti delle alterazioni idrologiche sulle comunità biotiche, così come, vista la sempre maggior richiesta di disponibilità idrica e di volumi di stoccaggio della risorsa, grande importanza rivestiranno gli sviluppi delle discussioni tecnico scientifiche e normative in corso, relativamente alla gestione degli invasi e alle operazioni ad essa connesse.

La Regione Emilia-Romagna ha già realizzato un elenco di opere potenzialmente da rimuovere? Quali sono gli interventi più significativi attualmente previsti?

Relativamente alla connettività longitudinale dei corsi d’acqua, i Servizi territoriali dell’Agenzia regionale di sicurezza territoriale e protezione civile operano negli ambiti di competenza orientando il più possibile gestione e manutenzione delle opere idrauliche in tal senso, così come eventuali interventi privati di risistemazione e consolidamento autorizzati su opere trasversali esistenti non possono prescindere da una valutazione dei Servizi competenti dell’attuale funzionalità idraulica delle stesse e da prescrizioni di adeguamento, qualora ne ricorra l’opportunità, finalizzate alla riduzione della discontinuità fluviale ed ecologica.

Il proseguimento e l’estensione a scala regionale dell’attività, avviata su alcuni bacini pilota, di censimento delle opere idrauliche e di raccolta di un set minimo di informazioni utili all’organizzazione di dati strutturali e funzionali, potrà favorire la conoscenza, l’analisi e la sistematizzazione di tali interventi. A tale proposito, nel Progetto di PGRA 2020 sopra citato la Regione ha previsto specifiche misure inerenti la predisposizione di un prototipo di catasto delle opere idrauliche e il censimento dei manufatti trasversali esistenti sui corsi d’acqua.

Alcuni interventi di modifica di opere trasversali al fine di migliorare la continuità longitudinale dei corsi d’acqua sono già stati attuati: si citano, a solo titolo di esempio, la rimozione della briglia di Loriano sul torrente Setta nei comuni di Marzabotto e Monzuno (BO), la rimozione della briglia sul fiume Reno, sostituita con una rampa in massi, nel tratto che segna il confine tra il territorio comunale di Alto Reno Terme (BO) e Castel di Casio (BO), la modifica di una briglia lungo i rii Enzola e Lavezza nei comuni di Quattro Castella e Albinea (RE), la modifica di una serie di briglie sul torrente Tiepido in comune di Castelnuovo Rangone (MO), la costruzione della scala di risalita dei pesci ad Isola Serafini lungo il fiume Po nel territorio dei comuni di Monticelli d’Ongina (PC), di Spinadesco (CR) e di Castelnuovo Bocca d’Adda (LO).

Sono inoltre in fase di valutazione due casi di possibile rimozione o modifica funzionale di opere trasversali (diga di San Salvatore sul fiume Trebbia nel piacentino e diga del fiume Conca nel riminese) e sono in atto studi e valutazioni approfondite per la ricalibratura di diversi pennelli lungo l’asta del fiume Po.
Le attività di ricognizione e censimento sopra richiamate potranno consentire di disporre di informazioni organizzate anche su tali interventi, anche ai fini del monitoraggio dell’efficacia degli stessi.

Quali sono i principali interventi integrati proposti dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del PNRR?

Ad oggi non è noto se saranno assegnate risorse per nuovi interventi in materia di difesa del suolo nell’ambito del PNRR.
Si riporta ad ogni buon conto in allegato la proposta relativa a interventi integrati sul reticolo naturale avanzata dal Commissario straordinario ex art. 10 del D.L. 91/2014 nel settembre 2020. Nel medesimo allegato sono altresì indicati gli interventi recentemente proposti al finanziamento nell’ambito delle risorse di bilancio del MITE per l’anno corrente, proprio alla luce del citato orientamento assunto dal livello nazionale in merito al PNRR.


[1]
“Linee guida per la riqualificazione ambientale dei canali di bonifica in Emilia-Romagna”, DGR n.246/2012.
“Linee guida regionali per la riqualificazione integrata dei corsi d’acqua naturali dell’Emilia-Romagna”, DGR n. 1587/2015.
“Linee guida per la programmazione e la realizzazione degli interventi di manutenzione e di gestione della vegetazione e dei boschi ripariali a fini idraulici”, DGR n. 1919/2019.



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