Elezioni regionali 28-29 marzo 2010: i candidati governatore rispondono al CIRF

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In occasione delle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010, il CIRF ha sottopostocinque domande ai candidati governatore del centro-destra e del centro-sinistra di alcune regioni italiane. Le domande poste ai candidati hanno riguardato la riqualificazione fluviale e la gestione dei corsi d’acqua, sollecitando impegni tangibili in caso di elezione.

Sebbene su alcuni temi, come la necessità di arrestare il consumo di suolo, vi sia una chiara attenzione da parte di più candidati, possiamo dire che una gestione maggiormente integrata e sostenibile dei corsi d’acqua, che cerchi di conciliare i diversi obiettivi, da quelli ambientali a quelli idraulici, fatica a trovare spazio nell’agenda politica. Vi sono eccezioni positive, come la visione di ampio respiro ipotizzata da Penati (La riduzione del rischio in alcune aree può essere fatta anche accettando l’idea di dare spazio ai fiumi assecondandone la dinamica naturale), o l’apertura su diverse tematiche da parte di Errani e Loiero, ma allo stesso tempo molti candidati del centro-sinistra glissano su temi difficili come la revisione dell’uso dell’acqua in agricoltura, mentre la maggior parte di quelli del centro-destra non hanno risposto alle domande. Rimaniamo tuttavia fiduciosi che una volta eletti i nuovi governatori, tutti sentiranno l’esigenza di impegnarsi per fermare il degrado dei nostri bacini fluviali e per mettere in discussione un sistema che finanzia interventi sui corsi d’acqua in modo sempre più centralizzato ed emergenziale senza una valutazione dei costi e dei benefici, sociali ed ambientali.

Lasciamo comunque ai lettori la valutazione delle risposte ricevute, che riportiamo di seguito integralmente.

1. Riqualificazione Fluviale e inondazioni

I danni dovuti alle inondazioni sono in continuo aumento e sempre più agli onori della cronaca. Questo, se in parte può essere imputabile al cambiamento climatico e all’acuirsi dei fenomeni estremi, appare in prevalenza dovuto alla mancata inversione di rotta nel modo di gestire il territorio: artificializzazione e cementificazione dei bacini fluviali e degli stessi corsi d’acqua, sottrazione di spazio ove accogliere le naturali piene dei fiumi, inarrestabile consumo di suolo e conseguente continuo aumento dei beni a rischio. La politica da perseguire dovrebbe essere quella di lasciare – o recuperare – maggiore spazio ai fiumi, garantendone la naturale mobilità.

E’ disposto ad impegnarsi concretamente, con provvedimenti normativi e nell’esercizio amministrativo quotidiano, per fermare il continuo consumo di suolo che sta degradando i bacini fluviali?

E’ disposto a promuovere, nell’ambito del suo mandato, almeno alcune iniziative pilota in cui, in alternativa alla costruzione/ricostruzione di opere, si restituisca spazio al fiume, anche garantendo adeguate compensazioni finanziarie ai proprietari dei terreni?

Filippo PENATI (Lombardia – centro-sinistra)

La crescita disordinata con il conseguente consumo di suolo, a cui abbiamo assistito in questi anni, è un problema serio in Lombardia, non solo per il degrado dei bacini fluviali e il conseguente aumento dei rischi idrogeologici, ma per l’acuirsi di molti problemi ambientali. Ad esempio il problema della qualità dell’aria non si risolve se non con il ricorso al mezzo pubblico, ma diventa difficile perseguirlo se si favorisce la dispersione delle costruzioni sul territorio.

Le ragioni del consumo di suolo le conosciamo, vanno dalle mutate esigenze e stili di vita, basti pensare allo sviluppo dei centri commerciali, alla carenza culturale di chi non percepisce il suolo come una risorsa limitata. Non basta però comprendere le ragioni. Occorre intervenire. A esempio con meccanismi premianti per chi recupera e riusa il patrimonio edilizio esistente, oppure trasferendo risorse ai comuni oggi costretti dalle politiche finanziarie di Pdl e Lega a ricorrere agli oneri di urbanizzazione per far fronte alle spese correnti. Nel mio programma c’è la promozione del riuso del patrimonio edilizio, la tutela del verde ed anche la previsione di una riforma urbanistica che modifichi la qualità del modello amministrativo lombardo, attribuendo alla pianificazione territoriale sovraccomunale un ruolo più forte, per evitare la diffusione incontrollata degli insediamenti sul territorio.

Non si possono pensare i fiumi come se fossero dei canali completamente regolati dall’uomo. Le esigenze della “città costruita” hanno fatto passare l’idea sbagliata che i fiumi potessero essere regimati, rettificati, imbrigliati e tenuti sempre sotto controllo dall’azione dell’uomo.

La natura invece ci insegna che ci può essere sempre un evento imprevedibile, che va oltre agli eventi presi a riferimento nella progettazione, così che le conseguenze possono essere estremamente tragiche.

La riduzione del rischio in alcune aree può essere fatta anche accettando l’idea di dare spazio ai fiumi assecondandone la dinamica naturale. Nelle fasce di sicurezza dei fiumi potranno trovare posto quelle attività la cui compensazione, nel caso di inondazione, sia economicamente sostenibile. Questo modello è oramai adottato lungo alcuni corsi d’acqua in Europa, permette un risparmio economico per la pubblica amministrazione e livelli di sicurezza maggiori per i cittadini. Alcuni tratti dei fiumi lombardi si prestano a mio giudizio a sperimentarlo.

Vasco ERRANI (Emilia-Romagna – centro-sinistra)

La Regione Emilia-Romagna già sta attuando, ed intende continuare ad attuare, una gestione dei corsi d’acqua naturali ed artificiali attraverso interventi di riqualificazione fluviale. L’obiettivo è assicurare contemporaneamente tutte le funzioni di un corso d’acqua: sicurezza idraulica e territoriale, qualità e quantità delle acque, rapporto tra il fiume e la sua regione fluviale, reti ecologiche, biodiversità, paesaggio, fruizione. Tutte queste funzioni devono convivere, senza privilegiarne alcuna a discapito delle altre. Per conseguire tale risultato l’impegno è quello di integrare le diverse funzioni in strumenti legislativi quali una legge organica della difesa del suolo, ma anche nei diversi strumenti di pianificazione, stabilendo sinergie virtuose anche tra le diverse amministrazioni.

Il mio impegno per la prossima legislatura sarà quello di aumentare di 2000 ettari la superficie forestata (con un incremento dell’attuale superficie del 15%), contribuendo al consolidamento della nostra rete ecologica e alla riqualificazione fluviale soprattutto in pianura.

Certamente, le valuteremo. Si tratta di iniziative opportune anche per il loro contributo all’obiettivo generale di messa in sicurezza del territorio, inserendole beninteso nel quadro dalla pianificazione di bacino/distretto e compatibilmente con la disponibilità dei proprietari e con il reperimento delle risorse necessarie .

Un impegno che la Regione ha già preso è l’aggiornamento della Direttiva per la realizzazione di opere pubbliche sui fiumi di cui alla delibera GR 3939/1904. L’abbiamo ampliata ed integrata alla luce dei principi della riqualificazione fluviale, ma anche della necessità di garantire la qualità e la quantità dell’acqua, oltre che un habitat fluviale che sia nodo della rete ecologica regionale.

Agazio LOIERO (Calabria – centro-sinistra)

Non ho alcuna difficoltà. Abbiamo approvato dopo tanti anni di vuoto normativo un Quadro territoriale a valenza paesaggistica che detta precise disposizioni per la tutela dei rischi idrogeologici e per il contenimento del consumo del suolo soprattutto in prossimità dei bacini fluviali. La mia giunta ha adottato anche le linee guida della Convenzione Europea del Paesaggio che assume il paesaggio come bene per la collettività. Si tratterà di vigilare contro eventuali violazioni e di intervenire, in caso, con severità. Abbiamo attivato per questo un osservatorio che tuteli il paesaggio ma se sarà necessario non avremo difficoltà a intervenire con nuove norme.

Alcune iniziative sono già in fase di elaborazione, sebbene il fenomeno di opere da costruire o ricostruire lungo il corso dei pochi veri fiumi in Calabria non costituisca un grande problema. Tuttavia abbiamo già promosso 136 interventi di riqualificazione territoriale e paesaggistica molti dei quali hanno restituito spazio ai fiumi. Non ci sono che continueremo a fare tutto ciò, concretamente, è in grado di restituire sicurezza al nostro suolo e ai nostri cittadini, anche attraverso iniziative pilota, compatibilmente però con le risorse di bilancio.

Giuseppe SCOPELLITI (Calabria – centro-destra)

La salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio e dell’ambiente sono il fulcro della nuova politica di sviluppo del territorio che ho intenzione di mettere in campo gia’ dall’inizio della legislatura. In questo ambito deve trovare spazio anche la sistemazione ‘attiva’ dei reticoli idraulici e dei relativi ambiti fluviali, con premialita’ perequative per chi partecipa attivamente alla difesa del suolo rinunciando alle proprie colture. Comunque la difesa del suolo e’ da legare indissolubilmente allo sviluppo, che passa anche attraverso il presidio e la valorizzazione delle aree adesso marginali ma che possiedono potenzialita’ tali da costituire sistemi integrati di uso sostenibile del territorio.

2. Emergenza vs. pianificazione

L’approccio che si concentra sulla costruzione/riparazione di opere dopo ogni evento calamitoso mette in evidenza la dicotomia sempre più netta in Italia tra cultura dell’emergenza e pianificazione territoriale di lungo periodo, che viene continuamente derogata e trasformata in un passaggio meramente formale. Il segno più tangibile di questo è l’allocazione dei fondi, sempre più centralizzata ed emergenziale (anziché ordinaria) e slegata da un’analisi di costi e benefici, in aperto contrasto con l’evoluzione in senso federalista dello Stato italiano.

Concorda con la necessità di spostare risorse dall’emergenza alla pianificazione e gestione ordinaria? E in che modo intende procedere, nell’ambito dell’amministrazione regionale e in termini di richieste al Governo?

Concorda con la necessità di ridurre il più possibile i fondi per la difesa del suolo gestiti direttamente dallo Stato, orientandosi invece per una gestione a scala di bacino, l’unica in grado di valutare adeguatamente costi (economici, sociali, ambientali) e benefici (a monte, a valle e negli anni a venire)?

Filippo PENATI (Lombardia – centro-sinistra)

La sicurezza vera si fa prima con la programmazione per prevedere i rischi, poi con la prevenzione per prevenire i rischi e solo in ultima battuta con la gestione dell’emergenza quando i rischi accadono.In Italia e anche in Lombardia invece si rincorrono le emergenze, con costi stratosferici a carico delle casse pubbliche e appalti che sfuggono a ogni controllo. Bisogna passare dalla gestione delle emergenze alla gestione della pianificazione. Un settore in cui la nostra Regione in questi anni ha fatto troppo poco. I tragici fatti recenti relativi ai problemi idrogeologici di altre Regioni, ci hanno fatto dimenticare che anche la Lombardia è una Regione a forte rischio, soprattutto per quanto riguarda i fenomeni franosi nell’arco alpino e le esondazioni nelle aree di pianura. Basti pensare ai rischi legati al deflusso di fiumi come Olona, Seveso, Lambro, Brembo, Serio, Mella e Cherio che hanno un regime torrentizio.

Sicuramente occorrono risorse adeguate che il Governo dovrebbe lasciare nelle mani della Regione; ma la pianificazione può essere fatto dalla Regione. Non ci sono ragioni per attribuire queste negligenze che il centro-destra ha avuto in 15 anni di governo regionale ad altri.

Per affrontare i problemi ambientali in modo rigoroso occorre rifarsi ai bacini naturali, perchè l’acqua come l’aria non si preoccupano dei confini amministrativi tracciati dagli Enti pubblici. E’ a scala di bacino che si deve pianificare ed intervenire. A livello di bacino si possono stabilire le priorità. Dobbiamo uscire dalla logica delle risorse pubbliche date a pioggia o legate alle esigenze della politica invece che a quelle del territorio e dei cittadini che lo abitano.

Vasco ERRANI (Emilia-Romagna – centro-sinistra)

E’ evidente che nel nostro Paese occorre riassegnare al territorio quella centralità nelle politiche nazionali che ora non ha. Manca una seria politica della prevenzione e della pianificazione. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: un’eterna rincorsa dell’emergenze, con danni gravissimi alle persone e all’ambiente e un enorme dispendio economico. Questa Regione al contrario ha fatto della cultura della prevenzione e della messa in sicurezza del proprio territorio uno dei suoi obiettivi di fondo. Fin dalla passata legislatura. Siamo state tra le prime a portare a termine i Piani per l’assetto idrogeologico e dopo la gravissima alluvione del Po del 2000 abbiamo dato vita a un poderoso programma di messa in sicurezza e prevenzione per circa mille milioni di euro e un totale di oltre 6 mila interventi. Credo che non sia un caso se da allora in Emilia-Romagna non si siano più verificati eventi distruttivi di quella portata. Anche in questa legislatura ci siamo mossi in questa direzione. Penso ai tanti interventi realizzati sulle casse di espansione a partire da quella del torrente Parma; all’adeguamento degli argini maestri del Po e del Reno; agli interventi sul nodo idraulico di Cesenatico. Tra gli obiettivi del prossimo futuro ci sono ancora interventi sul Panaro, sul Secchia, il nodo idraulico di Modena, il sistema Samoggia-Reno. In questa legislatura abbiamo tuttavia dovuto fare i conti con la drastica riduzione di risorse a livello nazionale: praticamente dal 2005 non si è più avuto il finanziamento di Piani nazionali di investimento e sono cessati i trasferimenti ordinari per la prevenzione. Nel 2009 è stato anche cancellato il Fondo regionale di protezione civile. Nell’ultimo decennio gli stanziamenti più importanti hanno privilegiato linee finanziarie emergenziali a discapito di quelle ordinarie e il ricorso a deroghe.

Le azioni che possono essere intraprese riguardano la ricerca di una contrazione dei tempi di risposta e di attuazione degli interventi nel rispetto però delle normative in materia, con particolare riguardo a quelle di carattere ambientale.

E’ evidente altresì come non si possa prescindere dalla pianificazione di bacini/distretto per affrontare tutte le tematiche di sicurezza territoriale. Certamente la Regione si impegnerà a far diventare prassi il legame tra la pianificazione di bacino e la realizzazione di interventi sui corsi d’acqua da parte delle proprie strutture tecniche operative, come pure a estendere la realizzazione delle opere di difesa idraulica secondo la pratica della gestione integrata.

Il Bacino non può essere governato “esclusivamente” né dallo Stato, né dalle Regioni: occorre una “leale collaborazione”. La Direttiva europea 2000/60 impone la nascita dei Distretti idrografici per dare unità alle politiche. Il Distretto del Danubio, che tocca vari Stati e una superficie di 810.000 kmq funziona da anni, a differenza di quello del Po che interessa alcune regioni italiane e 68.700 kmq. Va dunque costituita l’Autorità di Distretto, rafforzando l’Autorità di Bacino nata con la legge 183 del 1989 e che è già una sede mista Stato-Regioni. Per essere efficace questa deve impegnare attorno a sé l’AIPO, i servizi tecnici di bacino, i consorzi di bonifica, i gestori come Enìa e tutti coloro che hanno compiti in materia idrica, in un lavoro congiunto. Solo così avremo garanzia di un uso corretto delle acque, equo da monte a valle, rispettoso delle varie esigenze irrigue, industriali e civili e del mantenimento dell’ecosistema fluviale, da cui deriva anche la nostra sicurezza e tanta parte del nostro benessere.

In sede di Autorità di Bacino abbiamo proposto un programma di gestione dei sedimenti che è in grado di aumentare la capacità di invaso mantenendo il sistema golenale e la naturalità dell’ambiente fluviale. Inoltre c’è un investimento già deciso di 180 milioni di euro per il Po e la sua messa in sicurezza, con tutta una serie di azioni e interventi che tra l’altro avrebbero dato carburante alla nostra economia in un periodo di crisi. Purtroppo il governo ha tagliato i fondi ma noi continueremo a batterci per questi progetti e, più in generale, per una risposta che a livello di Bacino risolva i problemi idrici, di inquinamento atmosferico e di mobilità dell’area padana. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, perché di fronte alle minacce climatiche non basta innalzare dighe e argini, ma occorre forestazione, cura del territorio, la permeabilità dei suoli. Insomma, quella politica di sostenibilità che stiamo costruendo.

Agazio LOIERO (Calabria – centro-sinistra)

La fragilità della Calabria è cosa “storicamente” nota. E finora, a parte gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno negli anni Cinquanta, si è operato di emergenza in emergenza, e con fondi sempre insufficienti, senza mai affrontare radicalmente la drammaticità della situazione idraulico-territoriale. La giunta regionale da me guidata ha deciso, invece, di investire una fetta ingente delle risorse comunitarie, 900 milioni di euro, per mettere in sicurezza il territorio. Ce ne vorrebbero molti altri di milioni, servirebbero almeno tre miliardi. Ma è la prima volta che viene stanziata una cifra così importante per un piano davvero organico e di prospettiva. Vorremmo che lo Stato facesse di più, certo, ma con questo governo siamo abituati alle chiacchiere e agli scippi, piuttosto che al sostegno reale. E anche in futuro cercheremo di fare da soli.

Purtroppo lo Stato, almeno in calabria, di soldi per la difesa del suolo non ne investe né direttamente, né indirettamente. Occorrerebbe, in verità, lavorare in sinergia. Solo con questo spirito si potrà operare una pianificazione seria del territorio. Finora abbiamo avuto uno splendido rapporto con la Protezione Civile nazionale, speriamo di potere ancora contare su questa preziosa collaborazione, ma di fondi neanche l’ombra. A ogni modo la Regione ha le idee molto chiare sul da farsi, con o senza il governo: lavorando proprio a scala di bacino, abbiamo assegnato i primi 172 milioni per dare sicurezza al nostro territorio.

Giuseppe SCOPELLITI (Calabria – centro-destra)

Nel settore della difesa del territorio è necessario passare ad una articolazione di interventi che valorizzi il sistema territoriale come risorsa fondamentale per lo sviluppo e la crescita della regione superando la logica dell’emergenza e riconducendo il governo del territorio a una corretta logica di programmazione. Sara’ aggiornato il piano di Assetto Idrogeologico, completandolo acquisendo i risultati di studi e tecniche per la mitigazione del rischio idrogeologico che abbiano riferimento anche ad aspetti ‘nuovi’ fra i quali certamente si possono citare anche quelli connessi al deflusso minimo vitale, agli interventi a basso impatto ambientale nella protezione dei corsi d’acqua e dei litorali. E’ necessario introdurre normative contenenti indirizzi progettuali che mettano in rapporto l’intervento di difesa con la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio. Le risorse destinate alle aree sottoutilizzate saranno richieste al Governo centrale in quanto la difesa del suolo e’ uno dei tra i grandi temi su cui si gioca lo sviluppo della Calabria.

3. Riqualificazione Fluviale come scelta etica (che impone di mettere in discussione lo status quo)

Le condizioni degli ambienti fluviali nel nostro Paese sono drammaticamente compromesse e non stanno migliorando. L’unico settore in cui si è intervenuti in modo significativo, sebbene non risolutivo, è quello del trattamento degli scarichi, ma l’inquinamento diffuso continua a ritmi serrati. Un segnale chiaro è dato dalle condizioni della fauna ittica italiana: quasi tutte le specie autoctone sono a rischio di estinzione. Senza un intervento urgente il rischio è di lasciare in eredità alle prossime generazioni dei deserti biologici al posto dei fiumi italiani.

Il suo programma prevede un impegno esplicito per migliorare lo stato degli ecosistemi fluviali?

Concorda con la necessità di ridiscutere ampiamente le priorità sull’uso delle risorse lungo i nostri fiumi in modo da ridurne gli impatti, ormai insostenibili, anche laddove questo implichi la necessità di ridurre l’uso produttivo della risorsa?

Filippo PENATI (Lombardia – centro-sinistra)

Il problema della qualità dei corsi d’acqua non è ancora risolto. Rispetto agli scarichi idirci nei prossimi 5 anni si dovrà completare il monitoraggio e il lavoro di depurazione. La tragedia del Lambro poi ci mette in guardia con i rischi legati ai nostri sistemi insediativi e alla presenza di alcune attività industriali proprio in prossimità dei fiumi e ai rischi connessi. Per quanto riguarda l’uso dell’acqua bisogna tenere presente che si tratta di una risorsa fondamentale sia per l’agricoltura sia per alcuni processi industriali e che la maggior parte delle acque derivate è destinata alla produzione di energia elettrica.

Dato che dobbiamo garantire un deflusso minimo vitale ai fiumi il nostro impegno sarà quello di avviare programmi per regolare meglio i bacini artificiali, promuovere il risparmio e il riuso delle acque, mantenere costantemente monitorate le riserve idriche. Nella produzione energetica abbiamo in programma di affidarci ad un mix tecnologico di fonti rinnovabili capace di compensare le variabilità legate ai cicli naturali. Questo vuol dire che ad esempio nel periodo estivo, in carenza di acqua, si potrebbe a regime affidarsi maggiormente alla produzione da altre fonti rinnovabili e riducendo quella idroelettrica.

Vasco ERRANI (Emilia-Romagna – centro-sinistra)

Nel corso degli ultimi anni, la Regione Emilia-Romagna ha elaborato 2 importanti strumenti di pianificazione, il Piano di Tutela delle Acque (PTA) le Linee guida per la gestione integrata delle zone costiere (GIZC), che hanno affrontato il tema della riqualificazione fluviale in termini di raggiungimento del buono stato ecologico.

In particolare il PTA indica, tra le misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici, “azioni puntuali finalizzate alla rinaturalizzazione di alcuni tratti fluviali” e misure supplementari, da valutare a livello provinciale, sulla base di specificità locali e di una analisi costi-efficacia, come i trattamenti di fitodepurazione, la rinaturalizzazione d’alveo e le fasce tampone.

Nel GIZC, la Regione ha previsto tra le azioni da mettere in campo per la riduzione dei carichi inquinanti di origine diffusa, non intercettabili con adeguamenti impiantistici, le misure finalizzate al miglioramento della capacità di autodepurazione del reticolo drenante. Intendiamo procedere sulla strada già intrapresa, attuando alcune iniziative.

In particolare:

consentire il rilascio delle concessioni di derivazione in funzione del rispetto del minimo deflusso vitale, attuando anche misure di rilevamento e controllo;

valutare l’impatto degli impianti per la produzione di energia elettrica nel contesto degli ecosistemi fluviali. Già in questa direzione va la Direttiva regionale in materia di derivazioni d’acqua pubblica ad uso idroelettrico, approvata con Delibera di Giunta Regionale 1793/2008;

– realizzare i Contratti di Fiume, previsti dalla Direttiva 2000/60/CE e dai Piani di Gestione distrettuali (PdG), per coordinare competenze e obiettivi relativi ai corsi d’acqua e per regolamentare l’uso delle risorse. E’ di recentissima attivazione la collaborazione con la Provincia di Modena per la realizzazione del Contratto per il medio tratto del Panaro. Una seconda possibilità si sta aprendo sul Conca, sotto il coordinamento del Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua e con la collaborazione del Servizio Difesa Suolo e del Servizio Parchi.

Agazio LOIERO (Calabria – centro-sinistra)

Il nostro programma prevede un impegno esplicito per migliorare l’intero ecosistema calabrese, dunque anche quello fluviale. Non c’è in verità una forte antropizzazione lungo i fiumi e viviamo così problematiche ridotte sull’uso delle risorse. Purtuttavia il piano paesaggistico ha pensato anche a questo. E abbiamo regolato anche l’uso delle risorse idriche, sia fluviali che lacustri. Forse non sembra, ma da questo punto di vista la mia regione è all’avanguardia rispetto ad altre regioni europee.

Giuseppe SCOPELLITI (Calabria – centro-destra)

La varieta’ dei regimi fluviali varia nettamente tra l’estremo nord ed il resto della Calabria cosi’ come la tipologia e gli effetti dell’inquinamento, in verita’ piu’ diffuso nelle parti vallive e nei mari. Sono comunque dell’avviso che si debbano differenziare e non generalizzare le pianificazioni di bacino, per tenere conto delle specificita’ di ciascun corso d’acqua. Accanto all’uso delle risorse, che deve essere ripianificato e visto prima di tutto a scala di bacino e successivamente valutato anche in connessione tra bacini diversi, in un Piano Acque complessivo, dovranno essere rigidamente regolamentati e controllati soprattutto gli scarichi delle acque usate con l’obiettivo di rendere pienamente fruibili i corsi d’acqua fino alla loro foce nei nostri mari.

4. “New green deal”, servizi ambientali, turismo fluviale e balneabilità

In molti Paesi uno degli elementi chiave nelle strategie di risposta alla crisi economica in corso è l’investimento di ingenti risorse nel settore ambientale, sia in tecnologie che in interventi di incremento della naturalità del territorio in grado di portare sia servizi ambientali immediati che benefici economici di lungo periodo.

Lei quali interventi e investimenti ha intenzione di intraprendere?

Un settore particolarmente poco sfruttato nel nostro paese è quello del turismo e delle attività ricreative fluviali. Per promuoverli è tuttavia necessario investire nella conservazione e rinaturazione di questi ambienti. Come già in altri paesi, ad esempio, un obiettivo da raggiungere nella maggior parte dei corsi d’acqua naturali è quello della balneabilità.

Quali interventi tangibili intende mettere in atto in questo settore?

Filippo PENATI (Lombardia – centro-sinistra)

Gli investimenti pubblici fanno bene all’economia specialmente se sono in grado di creare un ciclo virtuoso.

Le zone di montagna,i laghi e gli ambiti fluviali, proprio per la rilevanza del rischio idrogeologico, possono rappresentare i contesti dove sviluppare più opportunamente i settori di questa nuova economia verde, incentrata sugli investimenti nella prevenzione invece che sulla gestione dell’emergenza.

Solo in questo caso le ragioni ambientali si sommano a quelle sulla sicurezza dei cittadini e delle imprese

Condivido sulla necessità di operare investimenti lungo i fiumi. I principali corsi d’acqua lombardi sono tutelati da Parchi fluviali regionali. Occorre dare risorse a questi Enti, potenziarne le aree naturali, coerentemente con le esigenze di conservazione ecologica, e sviluppare, sempre all’interno dei parchi, le potenzialità turistiche, ricreative, di svago che già ci sono.

I Parchi sono una opportunità che migliora la qualità del vivere e dell’ambiente e non devono essere percepiti come “vincolo”.

La balneabilità deve essere attentamente valutata sia rispetto alla qualità dell’acqua del corso d’acqua sia alla sicurezza dei bagnanti.

Vasco ERRANI (Emilia-Romagna – centro-sinistra)

La nostra visione del futuro scommette sullo sviluppo sostenibile. L’azione politica e istituzionale ha il compito di rinsaldare il rapporto tra economia, socialità e tutela delle risorse naturali. Quello che su scala internazionale chiamiamo Green economy e Green Society. E’ l’approccio che può garantire la sicurezza della nostra comunità e l’efficacia degli interventi in un mondo che cambia rapidamente.

Nella passata legislatura il solo Piano di azione Ambientale ha mobilizzato circa 170 milioni di euro in progetti di carattere integrato e multisettoriali che tenessero insieme le dimensioni fondamentali ed inscindibili dell’ ambiente, dell’economia e della società. Ciò nell’obiettivo di massimizzarne l’efficacia raccordando i diversi programmi di finanziamento e proponendo un nuovo modello di governance, sia sotto l’aspetto programmatorio che gestionale

Il Piano di Azione Ambientale si è concentrato sulle matrici più significative e critiche del territorio regionale, a completamento di quanto già previsto da altri strumenti della programmazione regionale. Grazie a questa programmazione che ha consentito di impegnare più di 811 milioni di euro sino al 2013, sarà possibile impostare le ulteriori azioni e strategie per la prossima legislatura: dalla difesa della qualità di aria, acque e suoli, allo sviluppo della biodiversità, alle azioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi climatici 20-20-20 del post-Kyoto.

In particolare la Regione punta ad aumentare le aree verdi, non solo per combattere l’inquinamento e offrire possibilità di svago e conoscenza, a contatto con la natura, ma anche come valorizzazione e presidio dei territori. Per questo la Regione è, tenacemente impegnata ad accrescere il patrimonio di foreste, parchi e aree protette, a tutto vantaggio dell’ambiente e della salute dei cittadini, ma anche della nostra economia. Con questo orizzonte l’Emilia-Romagna ha stipulato intese e accordi di programma con altre Regioni per dar vita ad un sistema di aree protette di mare e di Appennino: nella parte occidentale il nuovo sistema coinvolge Liguria e Toscana e ruota attorno ai Parchi nazionali dell’Appennino Tosco-Emiliano e delle Cinque terre, in Romagna invece interessa a nord il Veneto e a sud le Marche e la Toscana. A seguito dell’ingresso in regione di 7 Comuni marchigiani, è nato il primo parco interregionale italiano, “Simone e Simoncello”, che va ad arricchire l’offerta dei Parchi delle Foreste Casentinesi e del Delta. I collegamenti dei crinali appenninici, le reti ecologiche ed ambientali che corrono lungo il Po ed i suoi principali affluenti, costituiscono nel complesso un sistema di straordinaria rilevanza.

Con l’adozione nel 2005 del Piano di Tutela delle Acque, parte integrante dei nuovi Piani di gestione dei Distretti idrografici di recente adottati, la Regione ha sviluppato gli indirizzi della Direttiva Quadro 2000/60/CE, attraverso un approccio integrato che, accanto ai tradizionali interventi infrastrutturali, ha introdotto strategie innovative di conservazione, risparmio e governo della domanda idrica, prendendone in considerazione gli aspetti sia quantitativi che qualitativi. Fondamentali saranno le misure di riqualificazione fluviale e di rinaturalizzazione degli ecosistemi acquatici, in quanto il solo approccio tecnologico non potrà essere da solo sufficiente al raggiungimento degli obiettivi previsti dai Piani. Altrettanto fondamentali saranno le azioni locali, che avvieremo e supporteremo attraverso la predisposizione dei Contratti di fiume, con una partecipazione diretta della Regione, cercando di mettere in valore le esperienze pilota già avviate.

Agazio LOIERO (Calabria – centro-sinistra)

Tanto per far capire quanto ci teniamo all’ambiente, dico solo che abbiamo ripristinato 625 siti compromessi dall’abbandono incontrollato dei rifiuti e speso 170 milioni per rinnovare le reti idriche comunali, fognarie e migliorare l’efficienza dei depuratori, assicurando così adeguata protezione al mare. Sono tutti interventi che tendono a proteggere il bene più importante che abbiamo: la nostra natura.

Noi non abbiamo fiumi balenabili, nel senso che non sono ricercati a tali scopo. Voglio dire però occorre prima mettere in sicurezza il territorio e poi rilanciare il turismo di tipo fluviale che da noi sta crescendo perché presenta percorsi suggestivi, come le cosiddette vie dei mulini. È comunque già una realtà il rafting praticato nel fiume Argentino e nel Savuto cosentino, mentre in altre aree, come le Valli cupe della Presila catanzarese, sta diventando molto competitiva l’offerta turistica legata ai percorsi fluviali cher riservano sorprese come decine e decine di pittoresche cascate. È nostra intenzione insistere su questa parte di turismo che da noi può essere un valore aggiunto.

Giuseppe SCOPELLITI (Calabria – centro-destra)

La Calabria, dove una famiglia su sette trae il proprio reddito dall’agricoltura e dalle attivita’ connesse e dove il patrimonio naturale e agricolo-forestale e’ di rilevanza strordinaria, si deve necessariamente prevedere lo sviluppo di attivita’ che si riferiscono a questo patrimonio.

Nell’ambito fluviale, l’integrazione tra i corsi d’acqua e il patrimonio naturale e culturale delle aree limitrofe è un passo indispensabile non solo per recuperare, valorizzandole, aree deboli e marginali, ma anche per sostenere l’intero sviluppo ‘verde’. Lo sforzo che la Regione Calabria deve compiere è quello di fare in modo che i flussi turistici non siano indirizzati solo verso il mare, ma verso tutto il territorio, con una rete logistica integrata per i parchi, le aree protette, le valli fluviali, i laghi e gli invasi, le montagne, i centri rurali e le zone ad alto interesse storico e culturale, incentivando anche la ricettività eco-responsabile.

5. Finanziamento dei Piani di gestione e della rinaturazione dei fiumi

Sono stati di recente adottati i piani di gestione di distretto idrografico richiesti dalla Direttiva Quadro sulle Acque, che contengono misure per il miglioramento degli ecosistemi fluviali e una gestione più naturale dei bacini fluviali. Ad oggi restano però oscure le fonti di finanziamento previste per l’implementazione di questi piani.

Intende assumere impegni tangibili per il finanziamento di queste misure nella sua regione, a partire anche dall’occasione che ci è data dall’anno mondiale della biodiversità (2010)?

Filippo PENATI (Lombardia – centro-sinistra)

E’ un dovere della politica trovare le risorse da investire nei piani di gestione. Per ora mi pare che i Piani siano un elenco di buoni propositi il cui costo non è stato dettagliato.

Il mio impegno, se diventerò Presidente della Regione sarà quello in primo luogo di trasformare i propositi in azioni concrete, prevedendo e dettagliando per ciascuna di esse i costi oltre ad una scala di priorità degli interventi.

Sono sicuro che con il sostegno dei cittadini lombardi riusciremo a dare un segnale importante e concreto già nel 2010 a salvaguardia della biodiversità. Sarebbe oltremodo significativo poterlo fare a favore degli ecosistemi fluviali anche per rimettere attenzione alla battaglia sull’acqua, bene fondamentale da preservare.

Vasco ERRANI (Emilia-Romagna – centro-sinistra)

I costi per l’attuazione delle misure dei Piani di Gestione richiedono l’individuazione della fonte di finanziamento e la valutazione delle risorse rese disponibili dai diversi soggetti.

L’art. 9 della Direttiva individua due forme di finanziamento: 1) quella legata al regime tariffario dei servizi idrici (indipendentemente dal settore d’uso cui si riferiscono); 2) quella che consente ulteriori forme di “finanziamento di particolari misure di prevenzione o di risanamento volte al conseguimento degli obiettivi”.

A titolo puramente esemplificativo l’insieme del sistema di regolazione e di programmazione di questa Regione ha consentito di promuovere negli ultimi 4 anni, per il sistema fognario e depurativo, che è uno dei più avanzati d’Europa, investimenti per circa 615 milioni di euro, di cui 575 già realizzati. Tali trend di investimento derivanti dal sistema tariffario potranno essere ulteriormente potenziati da finanziamenti pubblici prevalentemente regionali per il prossimo quinquennio. Per quello che riguarda gli interventi a prevenzione e controllo degli inquinamenti diffusi di origine agricola e gli interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione, il Piano di sviluppo rurale ha già dimostrato di poter contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi, stanziando sino al 2013 circa 270 milioni di euro per il solo Distretto idrografico del Fiume Po.

Anche per la prossima legislatura l’impegno sarà quello di sostenere tali volumi di investimento e di spesa, potenziando ulteriormente la capacità di programmazione unitaria e multisettoriale messa a punto con il Documento Unico di Programmazione, che ha saputo rendere maggiormente sinergici i canali di finanziamento derivanti dai diversi settori produttivi e ambientali.

Agazio LOIERO (Calabria – centro-sinistra)

Continueremo a fare tutto quello che ci viene richiesto dall’Unione Europea e dalle leggi nazionali in materia. Su questo non faremo sconti, anzi, vogliamo investire sempre maggiori risorse perché crediamo fermamente nel valore inestimabile della biodiversità e temiamo che essa, per diversi motivi, sia a rischio. E’ un elemento a cui sono legati la salute e il benessere dei cittadini e che farà la differenza in termini di turismo sostenibile. Ed è chiaro che continueremo nelle politiche di salvaguardia, con interventi finanziari adeguati.

Giuseppe SCOPELLITI (Calabria – centro-destra)

Come gia’ evidenziato, l’attenzione al territorio ed all’ambiente, in una regione che deve fare tesoro del propio patrimonio naturale , non puo’ prescindere da interventi che integrano fra loro i vari elementi di questo patrimonio. Il finanziamento della azioni di miglioramento degli ecosistemi non puo’ essere visto disgiuntamente dal sistema generale di protezione e valorizzazione del territorio e dell’ambiente e deve trovare spazio come intervento mirato, con apposita destinazione, tra le risorse destinate alla difesa del suolo.

Enrico ROSSI (Toscana – centro-sinistra) non ha risposto alla singole domande, ma ha inviato il seguente messaggio:

L’ambiente e il governo del territorio deve continuare ad ispirarsi ad una logica di utilizzo e preservazione.

Sostenibilità energetico-ambientale e sviluppo economico sono infatti due obiettivi resi reciprocamente compatibili dalla crisi attuale. I toscani hanno necessità di tutelare il loro territorio come fattore di sviluppo turistico e agroalimentare, ma al tempo stesso hanno bisogno di produrre lavoro e ricchezza.

Per questo nei primi mesi del governo sarà prioritario:

– Attivare una cabina di regia regionale in grado di pianificare ed esercitare un’azione di governance nei confronti di Province e Comuni, per la realizzazione di grandi progetti urbanistici ed infrastrutturali di interesse regionale.

– Coordinare su un orizzonte pluriennale gli interventi regionali e nazionali per la prevenzione del rischio idro-geologico e costituire un unico ATO regionale che consenta di mantenere e rafforzare un controllo pubblico sull’acqua (viste le crescenti evidenze a favore di una ri-publicizzazione di un bene comune di diritto universale), nonché di effettuare investimenti

infrastrutturali urgenti per l’approvvigionamento e la manutenzione della rete idrica, la realizzazione di bacini o invasi, depuratori, nonché le politiche per il riuso delle acque reflue industriali ed agricole.

– Favorire nelle zone montane una corretta gestione del patrimonio boschivo toscano (che è il più diffuso a livello italiano) sia in termini di contributo alla prevenzione del rischio idro-geologico, sia di difesa della qualità del territorio, sia per una produzione eco-compatibile di biomasse.

– Sviluppare una pianificazione integrata energia-ambiente-sviluppo economico che preveda anche strumenti di successiva implementazione mediante accordi di programma con gli enti pubblici, partnership con le imprese e forme di partecipazione pubblica.

Migliorare la gestione di parchi ed aree protette in rapporto con il mondo dell’associazionismo e l’attività di ricerca delle Università.

– Innovare nel settore turistico, visto il ruolo trainante per l’economia toscana, ripensando il ruolo degli enti regionali preposti alla promozione del turismo, degli strumenti di marketing territoriale, di alcuni investimenti per servizi ai turisti. Valorizzare percorsi di “turismo emozionale” in grado di legare valori, persone, memoria e futuro della Toscana: per esempio via Francigena, ippovie, politica per le arti espressive, offerte turistiche tematiche, rurali, o lavorativi/culturali.

Sviluppare segmenti turistici innovativi (es. turismo naturalistico per allungare la stagione ed attrarre un maggior numero di visitatori italiani e stranieri, con offerte focalizzate sulle terme, il fluviale il mare e l’arcipelago, nonché la montagna).

Emma BONINO (Lazio – centro-sinistra) non ha risposto alla singole domande, ma ha inviato il seguente messaggio:

Come si può leggere nel programma (p.11), Emma Bonino, se eletta, intende proseguire, con le risorse già presenti, nella grande opera di difesa del suolo e delle acque avviata negli ultimi cinque anni in collaborazione con la Protezione civile, stato e Province. La gestione delle acque, dei letti dei fiumi, dei bacini e dei consorzi riveste per la Bonino carattere di priorità per tutelare la qualità della vita dei cittadini dei comuni nei territori a rischio, dove i fiumi Marta, Aniene e Tevere esondano periodicamente. Per quanto riguarda l’anno mondiale della biodiversità, l’intenzione è quella di mettere in campo interventi settoriali e della sussidiarietà per giungere alla piena funzionalità della Rete Natura 2000, contrastando il degrado e favorendo lo sviluppo delle energie rinnovabili nelle aree protette. In questo ambito, si dovrà porre attenzione ai temi educativi per promuovere il concetto di “valore della natura/biodiversità” in tutte le sue declinazioni (ambientale, scientifico, economico, educativo, ecc…). Questo significa investire in un’attenta analisi economica dei benefici a breve, medio e lungo termine della conservazione della biodiversità e dell’integrità del funzionamento degli ecosistemi e dei servizi. Infine, sarà necessario completare la rete Natura 2000 in Ambiente Marino, sulla base delle linee guida fornite dal Ministero dell’ambiente.
Questa è quindi la cornice all’interno della quale intende muoversi Emma Bonino. E’ prematuro, pertanto, entrare in maggiori dettagli, né lo si può pretendere da un candidato presidente in questa fase.

 

Mercedes BRESSO (Piemonte – centro-sinistra), Roberto COTA (Piemonte – centro-destra), Roberto FORMIGONI (Lombardia – centro-destra), Anna Maria BERNINI (Emilia Romagna – centro-destra), Monica FAENZI (Toscana – centro-destra), Renata POLVERINI (Lazio – centro-destra) non hanno risposto alle domande inviate dal CIRF.

A tutti i rimanenti candidati non citati non è stato possibile inviare le domande in tempo utile.