Contro la siccità: più invasi o più buonsenso?

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siccita e invasi

L’aumento di periodi siccitosi e i conseguenti problemi di gestione delle risorse idriche ha portato ad adottare delle strategie per prevenire la penuria d’acqua da parte delle istituzioni pubbliche. Tra queste azioni, il Piano Nazionale Invasi prevede la creazione di oltre 2000 nuovi invasi oltre ad azioni di manutenzione e messa in sicurezza di quelli esistenti.

Nell’articolo che condividiamo con voi oggi, scritto da Gilberto Baldaccini e Giuseppe Sansoni e pubblicato su Biologia Ambientale, del quale abbiamo mutuato il titolo, si prendono in esame i possibili danni che un tale Piano potrebbe causare al territorio e vengono proposte strategie alternative, molto più economiche e sostenibili.

Il CIRF condivide la posizione di Baldaccini e Sansoni: in un momento storico in cui potrebbero arrivare risorse per il cambiamento non è più pensabile investire sul passato (ammodernando invasi che promuovono sistemi irrigui non sostenibili o addirittura progettandone di nuovi con le medesime criticità); occorre guardare al futuro cambiando prospettiva e promuovendo azioni volte a minimizzare le perdite della rete di distribuzione e dei serbatoi di accumulo, focalizzandosi su una consistente riduzione dei consumi e arrivando a ristabilire le riserve idriche naturali tutelandone al contempo la qualità: le falde sono il miglior luogo per stoccare le acque, arrivando in molte aree a capacità di immagazzinamento ben superiore a quella degli invasi esistenti e generando effetti positivi a cascata (ad esempio contro l’ingressione salina).

In un anno in cui si è dovuta affrontare una crisi sanitaria globale non è possibile sprecare delle opportunità di intervenire su pratiche di gestione obsolete e dannose per l’ambiente in quanto, come ci ricorda la visione olistica One Health, la salute umana, la salute animale e la salute degli ecosistemi sono indissolubilmente legate.

Vi invitiamo quindi a leggere questo interessante articolo che potete scaricare gratuitamente qui sotto (vedi pulsante nero) e cogliamo l’occasione per ringraziare la Redazione della Rivista “ Biologia Ambientale”, gli Autori ed il CISBA per averci concesso la possibilità di pubblicarlo.


Scarica qui l’articolo in formato pdf:

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