L’ambiente: il grande dimenticato dal Recovery Fund

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Recovery Plan e crisi di governo sono due tematiche che hanno focalizzato l’interesse della nazione in questi giorni. 

Il Parlamento è stato chiamato a valutare sia l’operato passato che le strategie future della squadra di governo esprimendosi, attraverso dichiarazioni e voto di fiducia, anche sulla bozza di piano per il rilancio del Paese.

Che spazio hanno trovato, in questa riflessione della classe politica, lo stato del clima, i temi dell’etica e della responsabilità ambientale, i nuovi modelli di sviluppo più sostenibile? 

Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano ha voluto ascoltare ogni singolo intervento al Senato per cercare una risposta a questi quesiti. Con approccio scientifico ha misurato il “peso” che la questione ecologica ha all’interno di tutti gli schieramenti politici.

Ne deduce che “[…] il Piano di ripresa e resilienza è privo di visione e zoppica sulla parte ecologica […]. Probabilmente l’assenza di visione di quel Piano rispecchia l’insensibilità ecologica della classe politica e la sua convinzione, non detta, che l’ambiente non ha posto nell’agenda del governo di un Paese come il nostro. Allora il problema sta qua: nel trovare mille modi per riuscire a far diventare la questione ecologica una questione di strategica politica nazionale.

Condividiamo appieno questa analisi. Abbiamo già espresso i nostri timori che gli obiettivi di transizione ecologica che sono condizione vincolante per l’erogazione dei fondi non siano stati tenuti in debito conto all’atto della stesura del Recovery Plan.  

Per far si che l’ambiente non sia il “grande dimenticato” di una strategia ambiziosa solo nelle parole e non nei fatti vi invitiamo a leggere e condividere sia l’articolo del prof. Pileri, sia la nostra lettera aperta al Governo su PNRR e rischio alluvioni.

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