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Progetti


TITOLO Studio propedeutico a un piano partecipato di gestione e di intervento sostenibile per la zona fluviale del T. Gesso tra Borgo San Dalmazzo, Boves e Cuneo (Piemonte)
SCOPO Fornire elementi utili ad orientare la definizione di un assetto del tronco del T. Gesso e territorio limitrofo che sia più sostenibile dal punto di vista ambientale, socio-economico e prima ancora economico-finanziario, fornendo uno strumento utile all'amministrazione pubblica al fine di pianificare al meglio i futuri interventi e la gestione delle opere esistenti
Sperimentare un approccio alla pianificazione dell’assetto dei fiumi con un taglio ecosistemico-operativo e transdisciplinare capace di affrontare e verificare la TESI che “un fiume più naturale ... costa meno anche dal punto di vista della gestione del rischio idraulico, oltre che presentare indubbi vantaggi ambientali”.
LUOGO/AMBITO Basso Piemonte, Comune di Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Boves.
Il torrente Gesso trae origine a sud ovest della città di Cuneo, dalle Alpi Marittime sul confine italo-francese (C. ma Argentera 3.297 m s.l.m.).
E’ formato da due principali rami di monte (Gesso della Valletta e Gesso di Barra) confluenti a Valdieri, a circa 20 Km dalla confluenza nel torrente Stura di Demonte a Cuneo. Uno di questi due rami (Gesso di Barra) da una serie di grossi sbarramenti artificiali di gestione ENEL.
A Borgo San Dalmazzo (10 Km a monte di Cuneo) il Gesso riceve il torrente Vermenagna, suo principale affluente di destra.
PROBLEMA E METODOLOGIA Il T. Gesso è un corso d’acqua “vivo” che nel futuro continuerà, a distanza (irregolare) anche di diversi anni, a “pulsare” cioè ad allargarsi in seguito ad eventi di piena intensi e successivamente a restringersi (anche se probabilmente non così tanto come ha fatto tra il 1954 e il 1989). In questo momento, in base alle osservazioni compiute, pare aver appena superato una “pulsazione di allargamento” dovuta ai recenti eventi intensi; probabilmente sta entrando in una nuova fase di restringimento (se non si verificheranno a breve altri eventi idrologici intensi come gli ultimi sperimentati tra il 1996 e il 2002). Tuttavia diversi tratti presentano sponde in marcata erosione ed è probabile che essi continuino ad esserlo. Per questo motivo, diventa fondamentale ai fini gestionali definire una fascia che permetta al torrente di migrare avendo a disposizione uno spazio sufficiente (Fascia di mobilità fluviale).
Questa azione può richiedere un cambiamento dell’uso e destinazione d’uso del suolo. E’ molto raccomandabile in tal senso perfezionare ed estendere il meccanismo perequativo per poter effettuare questo cambio senza provocare dissenso sociale.

La valutazione economica dice che “insistere a difendersi dal fiume con l’approccio classico non conviene, economicamente” , dando così conferma alla tesi iniziale, almeno per il nostro caso e stanti i limiti dello studio stesso (vedi sotto). Ciò significa che conviene accettare un livello di rischio un po’ superiore per alcune zone, e/o rinunciare ad un loro sfruttamento, piuttosto che cercare di proteggerle con opere di difesa. Infatti, la presenza di un’opera di difesa idraulica in genere può indurre una maggiore erosione in sponda opposta, ma soprattutto comporta costi significativi di costruzione e manutenzione e ricostruzione periodica (non c’è opera che tenga veramente a lungo con un corso d’acqua di tale energia!) non sempre compensati dalla riduzione di rischio ottenibile.

Alcune di queste possibilità sono state vagliate definendo alcune Alternative di assetto orientative; l’idea è sottoporle come spunto agli attori coinvolti affinché con loro si arrivi a specificarle meglio introducendone di nuove e più adeguate.

L’estrazione di inerti dall’alveo (“ripulire il fiume”) è ora sconsigliabile perché innescherebbe il medesimo processo verificatosi ad oggi:
restringimento (ulteriore) - occupazione di suolo per usi antropici - eventi di piena intensi - allargamento brusco dell’alveo - danni e costi

inoltre, farlo implicherebbe due svantaggi sensibili:
  • la destabilizzazione delle opere ora presenti (infrastrutture quali in particolare pile dei ponti, e difese spondali);
  • si esporterebbero “esternalità” nel bacino a valle (riduzione trasporto solido e conseguente incisione, destabilizzazione opere, restringimento, forse anche erosione della costa, ecc.).
Non è però detto che a più lungo termine un’estrazione controllata e limitata sia totalmente da escludere, una volta impiantato un buon sistema di monitoraggio e compreso meglio il funzionamento del torrente, infatti il bacino produce una notevole quantità di sedimenti e attualmente l’alveo appare trovarsi in una fase di recupero dell’assetto pseudo-naturale con una tendenza all’aggradazione (tuttavia apparentemente negata in alcune sezioni). In sintesi: è troppo presto per stabilire che l’alveo “soffre di un eccesso di sedimenti”.

La sostenibilità economico-finanziaria potrebbe infine prevedere un meccanismo di costituzione e gestione di un fondo finalizzato a gestire il fiume; questo fondo potrebbe essere nutrito da una tassa specifica alla cittadinanza.

Un ulteriore risultato importante è stato un insieme di indicazioni specifiche su come colmare i vuoti informativi e conoscitivi, anche attraverso un opportuno monitoraggio.

NOTA: a breve, sarà resa disponibile ulteriore documentazione relativa a questo studio, oltre a quella già pubblicata, alla voce ALLEGATI di questa scheda.
LIMITI DELLO STUDIO Si tratta di uno studio di carattere sperimentale ad alto contenuto innovativo che immancabilmente si scontra con la mancanza di informazioni, richiedendo quell’integrazione che ancora oggi è estranea alla pratica della pianificazione e progettazione dell’assetto fluviale. Si è privilegiato lo sviluppo integrale, nel possibile, del percorso metodologico delineato, piuttosto che dedicare le risorse a un approfondimento di qualche aspetto specifico oggi carente di informazione.

Per rendere operativi i risultati sul caso specifico del T.Gesso, che hanno per ora valore puramente indicativo e metodologico, occorrerà pertanto un progetto ad hoc capace di colmare le lacune informative, approfondire le valutazioni effettuate e intraprendere sia l’individuazione delle soluzioni alternative (affrontando anche possibilità per ora non trattate esaurientemente come la gestione dei sedimenti, ulteriori possibilità perequative, ecc.), sia la loro valutazione e scelta attraverso un percorso partecipato che deve coinvolgere i diversi soggetti direttamente o indirettamente interessati: Comuni limitrofi, insediamenti produttivi, gruppi di interesse specifici (es. fruitori ambientali del fiume), ma anche la cittadinanza stessa che compone una collettività che può godere dei benefici di avere un fiume nel proprio territorio, ma deve anche essere consapevole delle ragioni e delle conseguenze di possibili scelte diverse. In fondo è su di essa che onori e oneri ricadranno.
FINANZIAMENTO Bando Fondazione Cassa Risparmio di Torino (CRT), su proposta presentata dal Comune di Cuneo, redatta con il supporto del CIRF
DATE Inizio: settembre 2004 - Fine: settembre 2005
STATUS Completato
ESTENSORI DELLO STUDIO CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale); coordinatore progetto: Andrea NARDINI (direttore.tecnico@cirf.org) con il supporto del Comune di Cuneo (responsabile: Luca GAUTERO).
TESI/STAGE connessi Attivati: 3 stage - Ancora Disponibili: 0 stage
Scheda Stage 1
Scheda Stage 2
Scheda Stage 3
QUALITA' Progetto CIRF; Gruppo di controllo: Massimo Rinaldi, Hervé Piegay, Maurizio Bacci.
DOCUMENTAZIONE Materiale scaricabile
CONTATTO Daniele SOGNI