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Progetti
Il ruolo del CIRF nel progetto
Il LIFE ECOnet è un progetto finanziato dall'Unione Europea con lo scopo di sperimentare l'integrazione tra la pianificazione territoriale e le esigenze ambientali attraverso l'uso delle reti ecologiche, a cui l’Italia partecipa con la Regione Emilia Romagna e le Province di Bologna e Modena.
L’area di interesse in Emilia Romagna del progetto Econet, nelle due Province, è quella di pianura, dove risulta pressante la necessità di potenziare l’efficienza ecologica degli elementi naturali residui quali nodi della rete e di una loro connessione attraverso corridoi ecologici. Questi ultimi, individuati principalmente nei corpi idrici di origine naturale (i fiumi ed i torrenti) e artificiale (la rete dei canali di bonifica) necessitano di cambiamenti nelle modalità di gestione della vegetazione e di modifiche morfologiche per svolgere la funzione di collegamento ecologico; ed è proprio per ottenere indicazioni pratiche per avviare tali cambiamenti che, durante la fase conclusiva del progetto, la Regione ha contattato il CIRF.
La filosofia di lavoro seguita
Individuata dalle Province la rete ecologica, la Regione e le Province stesse hanno avviato il dialogo con gli Enti preposti alla gestione e progettazione dei corpi idrici, i Consorzi di Bonifica, le Autorità di bacino e i Servizi Provinciali di difesa del suolo, al fine di svolgere un’azione di coinvolgimento e di condivisione di obiettivi comuni: il CIRF ha quindi fornito il suo contributo nell’ambito di questo confronto, in modo che portasse ad individuare indicazioni utili per la riqualificazione dei canali di bonifica e, in maniera più speditiva, dei corsi d’acqua Secchia e Reno.
Il CIRF ha perciò individuato e analizzato, di concerto con gli Enti, tratti di canali di bonifica scelti in modo da rappresentare le principali tipologie presenti nei Consorzi; tale analisi si è basata su sopralluoghi, su incontri con i tecnici degli Enti e sulle informazioni da loro fornite. Si è così giunti all’elaborazione di linee guida per la gestione e la manutenzione ordinaria dei canali, di schemi di riqualificazione ambientale e di schede progetto generali sui tratti individuati.
Compito principale del CIRF è stato quello di ricercare la condivisione delle linee guida nascenti da parte degli Enti coinvolti, i quali hanno aderito e collaborato fattivamente avviando una riflessione interna e proponendo essi stesse idee, progetti, aree dove sperimentare innovazioni, in modo da verificare “di persona” la possibilità di coniugare le esigenze di creazione della rete con quelle idrauliche-irrigue proprie del loro compito istituzionale: l’approccio non è perciò stato top-down, cioè di individuazione delle linee guida per poi calarle dall’alto, ma piuttosto bottom-up.
Alla base del lavoro vi è stata la convinzione che sia necessario individuare soluzioni multiobiettivo che motivino, anche economicamente, i diversi attori pubblici e privati verso la creazione della rete, ipotizzando soluzioni che associno altri obiettivi a quello principale ecologico, come ad esempio: la riduzione del rischio idraulico, il miglioramento della qualità dell’acqua attraverso la fitodepurazione, la creazione di reddito alternativo per gli agricoltori promuovendo l’utilizzo delle Fasce Tampone Boscate, la diminuzione dei costi di manutenzione dei canali e di sistemazione delle sponde, etc.. In questo modo la rete potrà essere vissuta come un’opportunità da chi dovrà realizzarla, gestirla e viverla, e non come un problema, e potrà essere creata attingendo anche a fonti di finanziamento non direttamente stanziate per tale obiettivo.
Linee guida e schede progetto
Le linee guida descrivono un primo insieme di idee utili alla creazione della rete, certamente non esaustive ma che rappresentano un inizio, con la convinzione che per avviare il cambiamento occorra procedere per tappe successive.
Quanto proposto si è dovuto ovviamente scontrare con le necessità idrauliche dei canali: questi, progettati per le portate della prima metà del secolo scorso, riescono con difficoltà a smaltire il carico d’acqua proveniente dal territorio ora fortemente impermeabilizzato, che scarica su di essi quantità d’acqua superiori a quelle di progetto. In questa situazione, la diversificazione vegetazionale e morfologica, necessaria per un aumento della biodiversità, richiede di procedere con cautela alla ricerca della soluzione ottimale.
Tra le idee proposte si cita la creazione di un canale di corrente sinuoso attraverso un taglio parziale della vegetazione in alveo, che porti a creare diversi microhabitat, riduca i costi di manutenzione e permetta comunque il deflusso dell’acqua.
Nei casi in cui il favorire la vegetazione in alveo crei problemi idraulici, si propone di ricorrere al risezionamento del canale, con creazione di banche interne o di aree golenali inondabili vegetate. Tale intervento risulta economicamente sostenibile nel caso di ampliamenti già previsti; quando invece il canale si trova in aree agricole a basso valore economico, si propone di valutare l’ipotesi di allagamenti temporanei e programmati dei campi, riconoscendo alle aziende agricole un ruolo strategico nella regimazione idraulica e compensandole per la funzione svolta. I raccolti potrebbero essere sostituiti da coltivazioni arboree, poco influenzate da temporanei allagamenti, utilizzando quindi tali superfici anche come aree filtro forestali per la depurazione delle acque.
Le fasce boscate, dislocate in modo adeguato lungo i corpi idrici e sui campi, possono infatti depurare una frazione consistente dei nutrienti e svolgono per questo la funzione di Fasce Tampone Boscate. La produzione di legno derivante da queste aree potrebbe poi servire per la produzione di energia rinnovabile utilizzabile dalle comunità locali, riducendo il ricorso alle fonti fossili e trovando così un equilibrio tra le necessità ambientali e quelle economiche di chi deve ricevere la rete sul suo terreno.
Si potranno poi sfruttare alberi e arbusti piantati lungo le sponde dei canali per ombreggiare e limitare lo sviluppo abnorme della vegetazione in alveo, riducendo così gli interventi di manutenzione meccanica e creando al contempo un corridoio arborato, ricercando però un compromesso tra la necessità di controllo della vegetazione acquatica e quella ecologica di favorirla.
Nel caso di problemi alla qualità delle acque, ad esempio causati dallo scarico di depuratori cittadini, sarà possibile ricorrere a sistemi di depurazione naturale come la fitodepurazione, che potrà essere utilizzata con una doppia valenza, depurativa e naturalistica, con la creazione o recupero di zone umide.
Dall’applicazione di queste linee guida ai tratti di canali individuati, sono poi scaturite 20 schede progetto che individuano, di concerto con i Consorzi, alcune azioni generali per la creazione della rete lungo i tratti; le schede potranno divenire una base di partenza per la successiva fase realizzativa e, grazie alla condivisione di massima raggiunta, rappresentano sicuramente il valore aggiunto del lavoro svolto ed un esempio di come si potrebbe procedere per favorire la realizzazione della rete.
Si veda inoltre il sito www.lifeeconet.com/it_main.htm per informazioni sull’intero progetto LIFE.
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