Comunicato stampa: esondazioni nel Veneto e in Lombardia

 

 

 

Ci risiamo. Anche quest'anno alle prime intense e prolungate piogge autunnali, nel nostro paese è cominciata la conta dei danni e delle vittime causate dal maltempo. Tanto nelle aree rurali quanto, soprattutto, in quelle maggiormente urbanizzate, con sempre maggior fatica l'acqua precipitata al suolo riesce a defluire verso il mare lungo percorsi non drammatici per l'uomo.


La causa? Solitamente si dà la responsabilità alle piogge eccezionali, alle opere di difesa attese da anni e mai realizzate, alla mancata rimozione di sedimenti in alveo... consolidando nell'opinione pubblica l'idea che la causa principale di queste tragedie sia da ricondurre ai mancati investimenti in opere (argini, casse d'espansione, briglie, ecc.) e all'insufficiente manutenzione dei fiumi (la cosiddetta "pulizia degli alvei", i cui benefici sono spesso più immaginari che reali). La convinzione del CIRF è che le risposte siano, nella maggior parte dei casi, altre. La situazione attuale è dovuta in larga parte al fatto che lungo i fiumi si è intervenuti e si sta intervenendo troppo e male.


In Italia, invece di concepire strategie di pianificazione incardinate sul concetto della non occupazione delle aree destinate all'espansione naturale dei corsi d'acqua, la difesa del suolo per troppo tempo è stata basata quasi esclusivamente sulla realizzazione di opere di ingegneria idraulica, disseminando i nostri fiumi di briglie, difese spondali e muri per la "messa in sicurezza". In molti casi si è trattato di interventi puntuali, privi di una effettiva valutazione della reale efficacia e delle conseguenze a scala di bacino. Il rischio idraulico è stato spesso ridotto localmente, facendolo però aumentare a valle!


Il CIRF è convinto che la gestione del rischio idraulico vada perseguita non attraverso un'ulteriore artificializzazione dei fiumi bensì incrementando la loro naturalità, eliminando una volta per tutte l'assurda convinzione che i due obiettivi siano tra loro in antitesi. Assecondare - dove le condizioni del territorio lo permettono - le dinamiche fluviali significa migliorare le condizioni dell'ecosistema e al tempo stesso ridurre il rischio e le spese. Delocalizzare strutture a rischio, puntare al riequilibrio del ciclo sedimentario arrestando i prelievi selvaggi di inerti dagli alvei, restituire spazio al fiume allontanando gli argini e riducendo il consumo di suolo da parte di nuovi insediamenti, incrementare la capacità di laminazione del reticolo idrografico minore, abbandonare l'idea che si possa "mettere tutto in sicurezza" e gestire meglio il rischio residuo, ridurre la vulnerabilità degli edifici all'inondazione, implementare un razionale sistema di strumenti assicurativi sono solo alcune delle soluzioni possibili, sperimentate con successo in molti Paesi europei e ultimamente anche in qualche contesto italiano.
Va poi recuperato il concetto originario di protezione civile, ora spesso travisato e dimenticato: le 3P di Prevedere Prevenire Proteggere, mentre ora ci si preoccupa principalmente dell'intervento in emergenza, a cui vengono destinati -spesso bypassando la pianificazione territoriale- anche buona parte dei fondi che normalmente venivano utilizzati per la manutenzione ordinaria e la riduzione della vulnerabilità.

 

Certo, interventi come quelli che propone il CIRF sono molto meno "visibili"di un'enorme argine o di una cassa di espansione, e forse sul breve periodo possono assicurare un minore "consenso" da parte dei cittadini, ma ci sembra ormai improrogabile che gli amministratori pubblici, a tutti i livelli, si assumano la responsabilità di invertire la rotta: la "grande opera" che serve al Paese è la rinaturazione dei bacini fluviali, che ne arresti l'artificializzazione e restituisca almeno in parte gli spazi per la libera esondazione che per troppo tempo sono stati sottratti ai nostri fiumi.

 

Il CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) è un'associazione culturale tecnico-scientifica senza fini di lucro fondata nel luglio 1999 da un gruppo di tecnici di diversa estrazione disciplinare e professionale per favorire la diffusione della cultura della riqualificazione fluviale e delle conoscenze ad essa connesse e per promuovere il dibattito su una gestione più sostenibile dei corsi d'acqua.
 

Approfondimenti:

  • Le buone pratiche per gestire il territorio e ridurre il rischio idrogeologico (su luoghi comuni e buone pratiche, realizzato in collaborazione con Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile); scaricabile gratuitamente dal sito CIRF: www.cirf.org/italian/menu2/documentazione/Articoli e scritti.html)
  • Progetto VALURI (progetto sperimentale sull'analisi economica di alternative di assetto dei corsi d'acqua per la gestione del rischio idraulico; più natura = meno rischio e meno danni?); www.cirf.org/italian/menu1/attivita/progetti/valuri.html
  • Riqualificazione Fluviale, la rivista online del CIRF, scaricabile gratuitamente da www.cirf.org/italian/menu1/larivista/scaricalarivista.html
  • Buone pratiche per la progettazione e la gestione del reticolo idrografico minore naturale nell'ottica della riqualificazione fluviale, numero speciale della la rivista online del CIRF, scaricabile gratuitamente da www.cirf.org/italian/menu1/larivista/scaricalarivista.html.
  • Raccolta di buone pratiche internazionali sulla riqualificazione ecologica dei corsi d'acqua per la riduzione del rischio, dal sito dello European Centre for River Restoration: www.ecrr.org/flood-risk-and-river-restoration.html; www.ecrr.org/basin-scale-restoration-projects.html

<< Torna alla Home