"Fiume Po abbandonato a se stesso": Comunicato stampa di CIRF-Gruppo 183-Legambiente-WWF 

 Sono stati tagliati i 180 milioni che il CIPE aveva stanziato per il progetto "Valle del fiume Po" per la sua riqualificazione e valorizzazione, progetto condiviso dalle 13 Province rivierasche.

Ma questo è solo l'ultimo passo di un'azione che non può essere casuale.

CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), Gruppo 183, Legambiente e WWF Italia infatti ricordano che:

  • l'Autorità di bacino del fiume Po, l'organismo che dovrebbe coordinare e pianificare insieme alle Regioni la sua sicurezza e riqualificazione, è senza segretario generale dal 14 agosto 2007 e nessuno, al Ministero dell'Ambiente in primis, pare interessato a nominarne uno.
  • Da anni c'è una progressiva riduzione di fondi per la difesa del suolo e a farne le spese principali sono le Autorità di Bacino. Con la legge 179 del 2002 non sono più stati trasferiti fondi per le attività istituzionalie ciò ha comportato un lento ma inevitabile rallentamento delle attività che ha modificato pesantemente il sistema di programmazione delle risorse destinate agli interventi e alle opere sul territorio, esautorando, di fatto, le Autorità di Bacino che, da allora, non possono destinare più risorse per gli interventi previsti dai piani, tra cui l'importante Piano di assetto Idrogeologico (PAI).
  • Il Piano di Assetto Idrogeologico del Po, infatti, (come quello di tutti gli altri bacini nazionali), approvato nel 2001, è praticamente fermo perché senza fondi, ma il Governo annuncia "piani straordinari", come successo dopo i tragici eventi in provincia di Messina, che rischiano solo di distribuire a pioggia finanziamenti ed essere controproducenti se al di fuori di una pianificazione seria e senza una adeguato coordinamento delle Autorità di bacino stesse.

Infine, il Piano di gestione di bacino idrografico, previsto dalla Direttiva Quadro 2000/60/CE, che doveva essere avviato nel 2005, è stato redatto in fretta e furia in circa 5 mesi, attraverso il coordinamento dell'Autorità di bacino (incaricata solo a febbraio 2009!) e senza stanziare un solo soldo per integrazioni o approfondimenti, ma con l'unico scopo di evitare le sanzioni della Commissione Europea che, giustamente e inevitabilmente, saranno comminate all'Italia.

 

Allo stesso tempo le forze che governano la Regione Lombardia si stanno adoperando per la "bacinizzazione" del tratto Cremona - Mantova che darebbe il colpo di grazia al più grande fiume italiano o si oppongono attivamente a meritori progetti come quello della Provincia di Mantova di riforestare 1000 ettari di terreni lungo il Po, ridotto in quel tratto, in un pericoloso "deserto ecologico".

 

CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), Gruppo 183, Legambiente e WWF Italia da anni chiedono un impegno forte e chiaro per una vasta ed ampia riqualificazione ambientale del Po.

Dalle associazioni sono state promosse una serie di azioni e richieste.
E' stata avviata una azione di ricognizione e progettualità (Po-Net) coerente con le linee definite dal progetto 'Valle del fiume Po' e volta a coinvolgere gli enti locali rivieraschi in una azione comune di rinaturazione e valorizzazione delle pertinenze e del demanio fluviale.

 

Nel 2008 è stata avanzata una proposta complessiva per impegnare i 180 milioni del progetto "Valle del fiume Po" tagliati ora dal Governo, per la rinaturazione e rivitalizzazione del Po, nell'ottica di risolvere le sue numerose criticità, perseguendo esplicitamente e concretamente gli obiettivi di:

  • tutela e ripristino degli ambienti naturali, nello spirito della direttiva "habitat" 92/43 CE e della direttiva 2006/44/CE sulla qualità delle acque dolci che richiedono protezione e miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci;
  • miglioramento della qualità degli ecosistemi acquatici e raggiungimento del "buono stato ecologico", come previsto in parte dai Piani di tutela delle acque ed in particolare dalla direttiva 2000/60/CE;
  • riduzione del rischio idraulico, come previsto dal Piano di assetto idrogeologico del Po e dalla recente direttiva 2007/60/CE.

Infine è stato chiesto che per il "Progetto Strategico Valle del Po", e più in generale per la definizione dei piani di bacino e dei programmi di misure, si adottasse un reale percorso partecipato, come indicato dall'art.14 della direttiva 2000/60/CE e illustrato dalle linee guida sulla partecipazione pubblica redatte nell'ambito della Common Implementation Strategy della direttiva stessa.

 

Quando il Governo penserà di occuparsi seriamente del più grande fiume italiano?