Il CIRF alla Biennale Architettura 2010 di Venezia

 

 

Il CIRF è stato invitato a partecipare alla 12. Mostra Internazionale di Architettura nell'ambito della Biennale di Venezia, che resterà aperta al pubblico dal 29 agosto al 21 novembre 2010 (www.labiennale.org/it/architettura/mostra). La nostra presenza, all'interno del padiglione Italia, si deve alla collaborazione in corso con l'associazione Tevereterno (www.tevereterno.it), uno dei quattro soggetti inseriti nella sezione "Come affrontare l'emergenza paesaggio?". Insieme a Tevereterno il CIRF sta sviluppando inziative in cui arte e fruizione si coniugano con la sensibilizzazione sui temi della gestione sostenibile dei corsi d'acqua.

Ulteriori aggiornamenti saranno disponibili a breve.

 

Testo di presentazione sul CIRF esposto al Padiglione Italia:

Chi siamo

Il CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) è un'associazione tecnico-scientifica senza fini di lucro fondata nel luglio 1999 per alimentare il dibattito sulla riqualificazione degli ecosistemi fluviali e promuovere criteri di maggiore sostenibilità nella gestione dei corsi d'acqua.


Cosa facciamo

Informazione e divulgazione (in particolare tramite il sito www.cirf.org e la rivista online "RF"), corsi di formazione ad enti pubblici e professionisti, workshop e convegni, progetti pilota.

 

Alcune idee (per saperne di più: www.cirf.org )

Il fiume: un ecosistema mutevole

Un fiume non è solo acqua che scorre, ma si caratterizza innanzitutto per la forma del suo alveo, grande o piccolo, ghiaioso o sabbioso, e soprattutto mutevole nel tempo, in funzione delle piene e dei processi più o meno lenti di erosione e deposizione dei sedimenti. Proprio questa dinamica mantiene vivo l'ecosistema del fiume ed è alla base della sua biodiversità: una successione di pozze, raschi, ghiaie nude, macchie pioniere di erbe e arbusti, boschi di salice, pioppo, ontano che si stabiliscono sulle rive periodicamente inondate; e poi piante acquatiche, insetti, pesci che vivono nelle sue acque. "Tenere fermo" e irrigidire un corso d'acqua significa inevitabilmente metterne a repentaglio l'ecosistema. Per dire come sta un fiume non basta quindi analizzarne la qualità dell'acqua: è fondamentale valutarne le condizioni biologiche e anche morfologiche, e come queste variano nel tempo.

Il mito del "mettere in sicurezza" e l'idea che fiumi più naturali convengano anche economicamente

Un luogo comune duro a morire: contro le inondazioni servono più opere (più argini, più cemento...), più fondi da investire nella "messa in sicurezza del territorio". Così potremo dormire sonni tranquilli (e costruire ulteriormente nelle zone ora inondabili). In realtà molto spesso l'eccesso di opere crea maggiore rischio a valle e a volte anche localmente, proprio per il falso senso di sicurezza che spinge ad aumentare i beni esposti al rischio. Porta inoltre a costi di manutenzione crescenti e fa dimenticare che l'evento di piena superiore a quello per cui l'opera è progettata esiste sempre, quindi la "sicurezza assoluta" per definizione non esiste. La tesi del CIRF (e di molti altri in Europa e nel mondo) è che fiumi gestiti più naturalmente e con più spazio per divagare sono molto spesso un'alternativa migliore per ridurre il rischio, oltre a fornire molti altri servizi ambientali. Fiumi più naturali, quindi, possono essere convenienti anche economicamente.

 

Fiumi e città

La civiltà urbana è nata sui fiumi, fonte di acqua e via di trasporto essenziale per approvvigionare la città di tutto ciò che la trasformazione stessa del territorio urbano impediva di produrre. Eppure questa vicinanza necessaria tra fiumi e città è da sempre fonte di conflitti: i fiumi per loro natura inondano, periodicamente, il territorio circostante e questa periodicità non è fissa e prevedibile. Ma un'abitudine dei fiumi ancor più difficile da accettare per l'equilibrio della città è quella di erodere e sedimentare mutando, negli anni o nei secoli, il proprio corso. In aperto conflitto con la "stabilità" cercata dall'espansione urbanistica. Per questo nel corso della storia le città hanno combattuto, con energie e mezzi crescenti, queste "cattive abitudini" dei fiumi: con la costruzione di argini sempre più alti per difendersi dalle inondazioni, con la realizzazione di difese spondali contro l'erosione, rimuovendo dall'alveo sabbia e ghiaia depositata dopo le piene. Oggi sappiamo che queste pratiche hanno un costo: il costo economico della loro realizzazione e manutenzione, quello indotto per aver aumentato il rischio a valle e anche un importante costo ambientale, perché riducono la biodiversità e il valore dell'ecosistema fluviale. Una delle sfide più ambiziose è proprio quella di conciliare la vita della città con quella del fiume, riuscire ad assicurare anche in un centro urbano un fiume vivo e mutevole, ma allo stesso tempo fruibile. Difficile, ma non impossibile.

 

Il fiume, questo sconosciuto

Quasi tutti noi viviamo nei pressi di un fiume. Ma nell'arco di un paio di generazioni (con l'esclusione di pescatori, canoisti e pochi altri) abbiamo completamente perso il contatto con i nostri fiumi. Li abbiamo nascosti, isolati, spesso addirittura tombati. Non ci avviciniamo più alle loro acque, li usiamo ma senza nemmeno rendercene conto, non ci accorgiamo dei loro cambiamenti, se non durante qualche drammatica inondazione. Li vediamo dai ponti, qualche immagine veloce dal finestrino dell'automobile. Per conservarli e riqualificarli il primo passo è quello creare la coscienza necessaria, riavvicinandoci a loro, tornando a vederli, toccarli, ascoltarli, a renderci conto che esistono e a recuperarne la memoria storica.

 

Cosa intendiamo per "riqualificazione fluviale"

Un insieme integrato di azioni e tecniche, di tipo anche molto diverso (giuridico-amministrative, pianificatorie, finanziarie, strutturali), volte a portare un corso d'acqua, con il territorio ad esso più strettamente connesso, in uno stato più naturale, capace di espletare le sue caratteristiche funzioni ecosistemiche (geomorfologiche, fisico-chimiche e biologiche). Tutto questo cercando di soddisfare nel contempo anche gli obiettivi economici e sociali (minimizzazione del rischio idraulico, utilizzo razionale delle risorse idriche, fruizione ecc...) e operando alla scala adeguata. Pianificare e gestire un fiume, infatti, non può essere fatto solo considerandone un tratto, serve un approccio più ampio, di bacino, valutando gli effetti a monte e a valle, perché tutto quello che faccio in un punto ha ripercussioni altrove e su molti (ecosistema incluso). La partecipazione attiva di tutti i soggetti interessati gioca, inevitabilmente, un ruolo fondamentale.