“I tesori del fiume”, di Marco Colombo.

318 0

Una delle maggiori difficoltà cui va incontro chi promuove a vari livelli l’approccio della riqualificazione fluviale e della tutela dei sistemi fluviali è quello di descrivere agli “altri” in modo efficace gli effetti tangibili di tale approccio: come far capire l’importanza per la fauna ittica di un semplice tronco lasciato in alveo? Come riuscire a descrivere gli effetti sugli organismi acquatici del tipo di sedimenti presenti sul fondo? Come spiegare che un (apparentemente) insignificante ostacolo trasversale può interrompere strabilianti cicli di vita? Come riuscire a trasmettere l’idea che un corso d’acqua libero di compiere i suoi processi geomorfologici è in grado di generare forme e sostenere organismi di straordinaria bellezza? Come far capire, senza aver l’occasione di vederlo (come nel fortunato e quasi unico caso del Fiume Sangro) che un fiume libero dal cemento e ricollegato al territorio circostante tornerà ad essere uno straordinario corridoio per molte “vite di confine”?
Perchè questa difficoltà oggettiva, che sicuramente incontra anche chi propone nuovi approcci per la gestione di altri ecosistemi (foreste, praterie, mari…), tocca forse il suo massimo grado proprio per chi si occupa di fiumi? Ci sono molte possibili risposte, ma tra queste una sembra essere, nella sua semplicità, molto credibile: sebbene svariati effetti degli interventi di RF risultino ben visibili e facili da toccare con mano (si pensi ad esempio alla riqualificazione di una fascia riparia o alla riconnessione con una piana inondabile) ve ne sono molti altri (in primis quelli che avvengono dentro la colonna d’acqua o nell’iporreico) che sebbene esistano e siano di grande importanza…NON SI VEDONO! perchè avvengono sott’acqua innanzitutto o perchè avvengono su scale temporali non sufficientemente brevi o, infine, perchè avvengono su scale spaziali che non riusciamo a visualizzare se non da punti di osservazione aerei. Se i secondi due aspetti non possono essere considerati peculiari degli ambienti acquatici, il primo lo è e riguarda i fiumi più che il mare! E se non vedi….non capisci.
Proprio per cercare di colmare un po’ questo gap, e per generare la voglia di avere fiumi in salute e belli come…una barriera corallina percorsa da pesci di mille colori o una foresta tropicale attraversata da un gruppo di variopinte ara… segnaliamo con piacere l’uscita di un libro abbastanza unico nel suo genere: “I tesori del fiume ” del naturalista, affermato e pluripremiato fotografo e divulgatore scientifico Marco Colombo. Attraverso i suoi occhi, il suo obiettivo ed il suo scafandro potremo finalmente immergerci nei fiumi ghiacciati, fra le loro acque turbolente, o concederci un incontro a tu per tu con un granchio di fiume, osservare il misterioso comportamento della lampreda fluviale, capire il punto di vista di una trota in attesa della preda fra i massi, seguire con lo sguardo un raggio di sole che penetra a fatica fra le acque melmose di un fiume di bassa pianura fino ad illuminare il carapace di una testuggine palustre ed osservare dall’acqua una nebbiosa alba padana con gli occhi azzurri del gambero di fiume… solo per citare alcuni esempi. Un libro che ci aiuterà a vedere “cosa c’è sotto” e quindi a capire meglio! Alle straordinarie immagini si accompagnano testi ricchi di informazioni scientifiche ed aggiornate sull’ecologia dei corsi d’acqua e in cui l’autore non manca di contrapporre, alla bellezza dei fiumi ben conservati e dei loro abitanti originari (minacciati da un infinita schiera di “invasori”), la sconfortante e cruda raffigurazione dei “tesori perduti” in fiumi devastati da sconsiderate attività umane.