Il fiume: il “centro” di tante questioni ambientali e territoriali
Tutti i problemi ambientali, da quelli più piccoli come l'inquinamento di un pozzo a quelli globali come l'effetto serra, la deforestazione o la perdita di biodiversità, si possono definire come manomissioni dei processi naturali. Anche se i mezzi d'informazione ci ricordano oramai con frequenza quotidiana che siamo nel pieno della crisi ambientale molto raramente ci invitano a fermarci a riflettere su quali sono i processi naturali che stiamo manomettendo e che ruolo abbiano per noi e per il povero pianeta che ci ospita. Proviamo a illustrare brevemente le due grandi famiglie a cui si possono ricondurre tutti i processi naturali.
La prima è la famiglia dei cicli biogeochimici , con cui si intendono tutti i processi naturali con cui si trasforma la materia, dai meccanismi geologici con cui si formano le rocce, si innalzano le montagne, si erodono le valli fino ai processi biologici con cui si trasforma l'anidride carbonica e l'acqua in zuccheri e ossigeno o si trasforma l'azoto atmosferico in nitrati utili per far crescere le piante.
La seconda è la famiglia dei processi evolutivi, ovvero quei meccanismi che, a partire dalla nascita della vita, hanno consentito il diversificarsi delle forme viventi a tutti i livelli, dagli individui, alle specie, agli ecosistemi. Tra questi processi rientrano anche quelli non evolutivi in senso stretto, come la successione ecologica o i processi adattativi non ereditari, che contribuiscono a creare le condizioni di diversità "di base" necessarie per l'evoluzione.
Tutti i fenomeni di inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo, l'eutrofizzazione e l'effetto serra sono esempi di manomissioni dei cicli biogochimici mentre le estinzioni delle specie animali e vegetali, le importazioni di specie estranee, gli inquinamenti genetici sono esempi di manomissioni dei processi evolutivi.
Il corso d’acqua e il suo bacino idrografico rappresentano un sistema “simbolo” in cui avvengono tutti i processi naturali di cui si è parlato. Il fiume infatti è il principale artefice del ciclo sedimentario, attraverso l'erosione dei versanti e la deposizione dei sedimenti. Accoglie, lungo il suo corso lineare, una catena di ecosistemi, dove la materia viene continuamente trasformata. Ha permesso l'evoluzione di piante ed animali che si sono adattati alle particolari condizioni fisiche di un ambiente che “scorre”.
Il degrado dei corsi d’acqua
Tutti i processi naturali che avvengono nei e attraverso i corsi d’acqua sono oggi ampiamente manomessi dall'uomo. In principio, prima della grande industrializzazione, le manomissioni erano limitate. L'uomo utilizzava il corso d’acqua per approvvigionarsi d'acqua, per produrre energia, per spostarsi e per allontanare le sostanze di scarico. L'uomo conviveva con il fiume: ad esempio lo utilizzava per gettarci i propri rifiuti ma non poteva permettersi d'inquinarlo perché doveva utilizzarlo per bere e perché avrebbe favorito il diffondersi di epidemie. Il fiume non poteva ricevere più sostanze di scarico di quelle che era in grado di metabolizzare e quindi di depurare.
In tempi più recenti la situazione è cambiata, le nuove tecnologie di depurazione e disinfezione consentono di utilizzare per uso potabile anche acque molto inquinate, i fiumi sono stati allontanati dai luoghi abitati con la costruzione di argini sempre più alti, diminuendo i rischi di contaminazione.
Si è diffusa , così, soprattutto a partire dal dopoguerra,una filosofia che vede il corso d’acqua come "collettore" di acque (spesso inquinate), da allontanare il pù rapidamente possibile verso il mare. L'approccio del "rapido deflusso" ha dato vita, a partire dai paesi industrializzati e poi in tutto il mondo, a grandi progetti di rettificazione, risagomatura degli alvei (rigorosamente devegetati e a sezione trapezioiale) e ad altri interventi finalizzati a far defluire il più rapidamente possibile le acque verso il mare. Purtroppo anche la pianificazione urbanistica e territoriale ha preso atto di questo approccio e ha contribuito a promuoverlo.
Verso l’approccio della riqualificazione fluviale
A partire dagli anni ‘70, però, la crescita dell'attenzione sui problemi ambientali, ha messo in discussione questo modello di gestione dei corsi d'acqua. Numerosi studi hanno messo in luce gli effetti negativi che tale gestione provocava, sia dal punto di vista ambientale che da quello del rischio idrogeologico, mentre si individuava la necessità di ricostituire l'integrità naturale dei corsi d'acqua, restituendo loro le funzioni, a partire da quelle di regolazione delle piene e di autodepurazione degli inquinanti.
Dapprincipio le voci che invocavano un cambiamento di rotta erano marginali ed isolate e considerate, nel migliore dei casi, "utopiche", ma a partire dagli anni ‘90 la solidità scientifica degli argomenti a favore di un “approccio ecologico” alla gestione dei corsi d'acqua ne ha consentito un forte riconoscimento. La rivista Science, insieme a Nature la più importante rivista scientifica del mondo assai poco incline alle posizioni ideologiche, ha dedicato a questo problema 10 pagine nella sezione articles (M.Dynesius & C.Nilsson “Fragmentation and flow regulation of river systems in the northern third of the world” Science . Vol.266:753-762, 4 November 1994) pubblicando i risultati di una grande ricerca che censisce tutte le modificazioni dei principali fiumi dell'emisfero Nord (America, Europa, Ex URSS), dividendoli in 3 classi di “frammentazione derivante da dighe o altre opere di regolazione”. Il 77% del deflusso dei 139 sistemi fluviali analizzati risulta notevolmente o moderatamente alterato da opere di regolazione o diversioni di deflusso tra bacini differenti. La quota non alterata di deflusso superficiale riguarda 59 bacini di medie dimensioni del Nord Europa (Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca).
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