Il Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico: idee e prospettive
- Abstract -

dott. Giovanni Arnone


Una delle più importanti leggi della storia della nostra Repubblica è la legge 18 maggio 1989, n. 183 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo” che nel corso degli anni ha subito alcune modifiche, tra cui, per gli aspetti che riguardano la problematiche in argomento, quelle riguardanti l’art. 17 con l’introduzione del comma 6 ter onde consentire alle Regioni ed alle Autorità di Bacino di redigere i piani di bacino anche per “stralci tematici”.
Una significativa accelerazione al processo pianificatorio voluto dalla L. 183/89 si è avuto con il D.L. n. 180/98, emanato all’indomani della tragedia di Sarno e convertito con la L. 267/98 e più volte modificato.
Con l’art. 130 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 la Regione Siciliana si dota dello strumento normativo per la redazione e approvazione del PAI che ha come strutturale obiettivo l’assetto del territorio il quale rappresenta il principale strumento normativo, conoscitivo e tecnico per il dispiegarsi delle azioni di prevenzione e riduzione del rischio idrogeologico.
Il PAI quale piano di settore sovraordinato costituisce indispensabile strumento di riferimento conoscitivo e prescrittivo per la pianificazione territoriale e urbanistica, in quanto definisce l’intensità, ed individua i fenomeni fisici che determinano il rischio idrogeologico in connessione con il territorio, graduando pericolosità e rischio in funzione dell’esposizione della popolazione e degli elementi fisici essenzialmente di natura antropica. Il tema di questo Convegno si riconnette ad alcune delle finalità specifiche indicate dalla l. 183/89 e successive modifiche ed integrazioni, in particolare:

  1. la situazione, la conservazione ed il recupero del suolo con interventi idrogeologici, idraulici, idraulico-forestali, idraulico-agrari, ecc. anche attraverso processi di recupero naturalistico, botanico e faunistico;
  2. la difesa, sistemazione e regolazione dei corsi d’acqua, dei rami terminali dei fiumi e delle loro foci nel mare, nonché delle zone umide;
  3. la regolamentazione dei territori ai fini della loro tutela ambientale, anche mediante la determinazione dei criteri per la salvaguardia e la conservazione delle aree demaniali e la costituzione dei parchi e/o aree protette fluviali e lacuali;
  4. la individuazione ed il ripristino delle aree di esondazione naturali dei corsi d’acqua.
Tali obiettivi potranno comunque essere adeguatamente perseguiti quando la Sicilia si doterà dei “Piani di Bacino”, dopo aver completato, speriamo entro l’anno in corso, il PAI.
Lo stato di attuazione del PAI in Sicilia è il seguente:
  • 5 bacini (Lenzi-Baiata (TP), Imera Settentrionale (PA), Acate-Dirillo (RG), S. Leonardo (PA) e S. Leonardo (SR)) sono stati completati e sono in attesa di decretazione;
  • 5 bacini (tra cui grandi bacini come il Fiume Platani ed il Fiume Belice) sono in fase di ultimazione;
  • 12 bacini (tra cui il più grande bacino dell’Isola il Fiume Simeto e il Fiume Imera Meridionale o Salso) sono in fase di avanzata di elaborazione.
E’ intendimento della Regione Siciliana definire il PAI entro l’anno 2004 ed ultimare le procedure di adozione ed approvazione dei singoli Piani stralcio entro i primi mesi del 2005. Per il raggiungimento di questo obiettivo è stata stipulata una apposita Convenzione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.