Presentazione
In attuazione della Direttiva Comunitaria 2000/60 sulle acque, il Decreto Legislativo n. 152/06, riguardante le nuove norme in materia ambientale, nella parte terza, ha suddiviso il territorio nazionale in otto Distretti Idrografici, definiti come le principali unità per la gestione dei bacini fluviali.
Soppresse le tradizionali Autorità di Bacino, istituite nel 1989 dalla legge n. 183 sulla difesa del suolo, il nuovo Codice ha quindi istituito le Autorità di Distretto, con il compito principale di provvedere all’elaborazione del Piano di Bacino Distrettuale, coerentemente con i piani ed i programmi comunitari, nazionali, regionali e locali relativi alla difesa del suolo, alla lotta alla desertificazione, alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche, alla luce dell’impatto delle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee, nonché dell’analisi economica dell’utilizzo idrico.
Nel Nord-Est il Codice ambientale ha proposto un unico Distretto Idrografico delle Alpi Orientali, accorpando tra loro i bacini di rilievo nazionale dell’Alto Adriatico e dell’Adige, nonché quelli interregionali del Lemene e del Fissero Tartaro e quelli regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, compresa la Laguna Veneta, che resta però governata da una normativa “speciale” tramite l’Ufficio statale del Magistrato alle Acque.
Nell’ambito dell’approfondito dibattito attualmente avviato – anche a livello governativo – in merito alla revisione del testo della nuova norma, è di attualità l’analisi dei criteri e delle ragioni dell’aggregazione dei bacini idrografici proposta dal nuovo Codice, in relazione alle finalità ed ai risultati che da tale iniziativa dovranno derivare, con particolare riferimento alla pianificazione di bacino per la difesa del suolo e la tutela quali-quantitativa delle acque del territorio delle Regioni del Nord-Est e agli speciali problemi delle acque dei bacini idrografici che lo attraversano, a nord del Po fino al confine con la Slovenia.
E’ evidente che qualsiasi formulazione di nuove proposte aggregative, dovrà preliminarmente considerare altri importanti aspetti, quali la valutazione delle recenti esperienze delle Autorità di Bacino e delle Regioni nel settore della pianificazione di bacino e territoriale in generale, con l’irrinunciabile contributo di tutti quei settori specializzati in tali tematiche, a vari livelli ed ambiti (Università, Apparati statali, Province, Consorzi di Bonifica, ecc.), evidenziando, oltre ai positivi risultati ottenuti, anche le contraddizioni, le difficoltà e le sovrapposizioni e quindi le necessità correttive più manifeste.
Lo stato del territorio e delle sue acque, assieme ad una verifica di “chi fa cosa”, potranno arricchire il dibattito, con utili contributi ed elementi di approfondimento, verificando i possibili scenari dei ruoli e delle competenze dello Stato e delle Regioni nelle aree del Nord-Est, dove insistono le particolari realtà istituzionali ed amministrative delle due Regioni a statuto speciale (Trentino Alto Adige e Friuli Venezia-Giulia), oltre a quelle ordinarie del Veneto e della Lombardia. Ma si dovrà considerare anche l’irrinunciabile partecipazione della Slovenia, occupante oltre i 2/3 del bacino sopranazionale dell’Isonzo, ed infine non potrà trascurarsi la compatibilità del quadro normativo della salvaguardia della Laguna Veneta con la difesa del suolo del territorio retrostante, delle lagune adiacenti e del litorale marittimo prospiciente, verificando l’attualità ed il significato del modello di gestione in atto.
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