Convegno del 26-27 settembre 2001
La prevenzione del rischio idrogeologico attraverso la conoscenza del territorio

Relazione della dott.ssa Ileana Schipani - associato CIRF



Nell'ambito delle attività della Regione Lombardia per le politiche di prevenzione il 26 e il 27 settembre 2001 è stato presentato a Milano il convegno sul tema: "La prevenzione del rischio idrogeologico attraverso la conoscenza del territorio".
La prevenzione del rischio idrogeologico è infatti uno degli obiettivi principali di cui si è interessata la Pubblica Amministrazione negli ultimi anni e che è stato perseguito costantemente dalla Direzione Generale Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia.
In particolare, l'esigenza di approfondire i temi inerenti al rischio idrogeologico nasce dal ripetersi e intensificarsi di fenomeni di dissesto nella regione, che rendono improrogabile la definizione, valutazione e gestione del rischio in questione, soprattutto nelle aree montane e collinari.
Il programma del convegno si è articolato in cinque sessioni principali, sottoelencate, in ognuna delle quali sono state raggruppate diverse relazioni specifiche a carattere tecnico-divulgativo:

  • Le carte inventario e della pericolosità da frana a livello regionale
  • Approcci specifici per la determinazione della pericolosità da frana
  • La valutazione della pericolosità da frana in altre regioni
  • Studi sulla possibilità di esondazione dei corsi d'acqua
  • Utilizzo della cartografia delle frane per la pianificazione del territorio

Mercoledì, 26 settembre 2001
Le carte inventario e della pericolosità da frana a livello regionale

Nella prima parte di questa sessione è stata presa in considerazione la cartografia geologica come strumento di base per la conoscenza del territorio; il progetto di cartografia geologica della Regione Lombardia risulta inserito nell'ambito del programma per la realizzazione della Nuova Carta Geologica d'Italia a scala 1: 50.000 (CARG), finalizzato a dotare il territorio nazionale di una nuova cartografia geologica di base alla scala 1:50.000 che dovrebbe aggiornare la copertura dei fogli geologici a scala 1:100.000 realizzati nel corso degli anni '60.
I dati che confluiscono nel progetto CARG sono relativi alla rappresentazione cartografica delle unità geologiche e degli elementi strutturali e geomorfologici e ad insiemi di osservazioni, analisi indagini e misure, relative ad aspetti connessi a problematiche geologiche, che concorrano alla formazione della banca dati geologica. Lo schema concettuale della banca dati geologica, utilizzato per la strutturazione delle informazioni in essa contenute, è stato concepito al fine di poter produrre carte differenti in funzione delle diverse esigenze legate alla gestione del territorio, anche integrando i dati geologici con banche dati esterne.
La banca dati geologica del progetto CARG rappresenta un elemento fondamentale per la corretta gestione del territorio e l'individuazione di possibili situazioni di rischio.
Per quanto riguarda la Regione Lombardia il rilevamento geologico sul terreno viene effettuato ex-novo alla scala 1:10.000 su base topografica CTR e, contestualmente, viene effettuata dagli stessi geologi rilevatori l'informatizzazione dei dati nel Sistema Informativo Geologico, parte integrante del Sistema Informativo Territoriale della Regione Lombardia.
In questo modo una potenzialità notevole viene fornita dalla possibilità di integrare i dati geologici con banche dati di tipo urbanistico ed assetto geologico del territorio; infatti, l'elevato dettaglio della cartografia geologica in scala 1:10.000 è compatibile con le scale di comune impiego nella pianificazione territoriale, e si presta al riconoscimento puntuale di situazioni a vario grado di pericolosità dal punto di vista geologico e geomorfologico.
Si è poi parlato della conoscenza dei fenomeni di instabilità pregressi ai fini della prevenzione del rischio da frana, sottolineando come lo studio dei processi evolutivi di instabilità, per risultare ottimale, deve essere finalizzato non solo a fornire un quadro conoscitivo dei fenomeni in atto, ma anche a produrre tutti gli elementi necessari ad una loro previsione, onde prevenirli adottando opportuni sistemi di difesa attiva o passiva.
Durante la sessione è stato inoltre presentato il progetto nazionale I.F.F.I. - L'inventario dei fenomeni franosi italiani - che, finanziato con fondi del Comitato dei Ministri per la Difesa del Suolo ex lege 183/89, realizzato in collaborazione con le Amministrazioni regionali e le Province Autonome, con le quali il Servizio Geologico Nazionale ha stipulato apposite convenzioni, vuole supplire alla scarsità di dati omogenei e condivisi sulla distribuzione dei fenomeni franosi sul territorio nazionale.
Gli obiettivi del progetto IFFI sono molteplici e possono essere sintetizzati nei punti seguenti:

  • Fornire un quadro certo, condiviso e il più possibile omogeneo dello stato del dissesto a livello nazionale;
  • Realizzare una cartografia informatizzata alla scala 1:25.000 con il relativo database alfanumerico e iconografico, aggiornata ed aggiornabile;
  • Fornire un contributo conoscitivo nel quadro più ampio degli strumenti necessari alla pianificazione territoriale a scala nazionale, nella valutazione qualitativa, quantitativa e tipologica del rischio di frana.

Il progetto prevede quindi l'identificazione e la mappatura, in modo omogeneo, dei movimenti franosi a partire dai dati rilevati dalle Amministrazioni Regionali ed una loro integrazione nelle porzioni di territorio in cui esse siano mancanti o insufficienti. Per la raccolta dei dati vengono utilizzati tre strumenti metodologici: l'analisi di fonti d'archivio e bibliografiche, l'interpretazione di foto aeree e le indagini dirette sul terreno.
Tornando a scala regionale è stata illustrata la realizzazione di un modello digitale del terreno (DTM) per il territorio alpino lombardo. Infatti, nell'ambito del programma di zonazione del rischio idrogeologico nelle aree più critiche del territorio regionale (previsto dalla L. 267/1998 e dalla L.183/89) è stato pianificato dalla Struttura Rischi Idrogeologici della R.L. l'inventario di dettaglio, alla scala 1:10.000, dei dissesti per l'intero territorio monutoso regionale esteso per circa 10.000 Kmq, avente come cartografia di riferimento la Carta Tecnica Regionale. Allo scopo di applicare modelli di rischio allo scenario alpino regionale, si è ritenuto necessario progettare un modello digitale del terreno a maglia di 20x20 m partendo dalla CTR.
Per quanto riguarda la scala locale si sono inoltre presi in considerazione i modelli di pericolosità per frana in Oltrepò pavese e nelle aree alpine della Valcamonica, Val Seriana e della Provincia di Lecco e i modelli di pericolosità per frane di crollo nelle aree campione del progetto del programma "Stone".
La sessione si è conclusa con una relazione che ha trattato le applicazioni e i limiti delle diverse cartografie dei fenomeni franosi, spiegando come la rappresentazione cartografica degli stessi possa essere raggruppata in tre classi (carte inventario, carte di densità da frane e carte di pericolosità) e fornendo alcune indicazioni sulla possibilità di difendersi dagli effetti negativi delle frane sia tramite interventi strutturali (opere), che non strutturali (regole).I primi mirano a cambiare "lo stato della natura", rimuovendo le cause del problema; i secondi puntano ad un utilizzo del territorio compatibile con il verificarsi di eventi naturali potenzialmente calamitosi.

Approcci specifici per la determinazione della pericolosità da frana.

Il Sistema Informativo Geologico è stato il tema iniziale di questo secondo gruppo di presentazioni; la creazione di un tale sistema si pone infatti come elemento fondamentale nel programma di prevenzione territoriale, favorendo un'equilibrata pianificazione dell'attività antropica ed una concreta salvaguardia del territorio. Da ormai parecchi anni sono condotte specifiche attività finalizzate alla realizzazione di un substrato conoscitivo sui processi di instabilità naturale che hanno portato alla raccolta di una notevole mole di dati cartografici e alfanumerici.
Da questa introduzione generale si è poi passati al particolare, prendendo in considerazione l'evento alluvionale dell'autunno 2000, le precipitazioni, la tipologia delle frane e la cartografia della pericolosità durante l'emergenza; com'è noto, infatti, la Regione Lombardia nell'autunno 2000 è stata colpita da due eventi calamitosi particolarmente gravosi.
Dalla realtà regionale si è passati a proporre un esempio di cooperazione transnazionale sul problema della valutazione della pericolosità da crolli in roccia: Interreg IIC - Progetto Falaises. Nell'ambito della programmazione della Comunità Europea Interreg IIC la Struttura Rischi Idrogeologici (Regione Lombardia, Direzione Generale Territorio e Urbanistica, U.O. Attività generali e di conoscenza del territorio, Struttura Rischi Idrogeologici) ha partecipato, con il ruolo di capofila italiano, al progetto "Prévention del mouvement de versants et des intablités de falaises", denominato Falaises, che si occupa dello studio e della valutazione della pericolosità da crolli in roccia. Da diversi anni alcune Regioni sono impegnate con i loro Servizi tecnici ad affrontare il problema del rischio idrogeologico; le caratteristiche fisiografiche, geologiche e meteoclimatiche che le contraddistinguono determinano ricorrenti eventi franosi che possono interessare sia centri abitati che importanti infrastrutture.Tali rischi sono accentuati dalla forte antropizzazione e, in alcune aree, dallo sviluppo crescente di attività turistiche.
Tra tutti i fenomeni generatori di rischio e pericolo, le frane di crollo sono comuni a tutto il territorio alpino e sono diffuse su ampie aree. La difficoltà della previsione temporale e la velocità/energia elevata con cui avvengono i crolli, rendono tali fenomeni tra i più pericolosi nell'ambito del vasto panorama del dissesto idrogeologico. In questo contesto gli obiettivi del progetto FALAISES sono quelli di:

  • Studiare le metodologie di indagine, raccolta dati e d'analisi più idonee a caratterizzare e prevenire i crolli di roccia;
  • Testare vari metodi di modellazione numerica di questi fenomeni allo scopo di valutare le aree di influenza degli stessi e quindi pervenire ad una zonazione del rischio, a diverse scale, in aree campione.
  • Studiare in dettaglio aree campione situate nelle regioni direttamente interessate per testare, comparare ed affinare diverse metodologie d'analisi e svilupparne di originali;
  • Sviluppare azioni comuni riguardanti le procedure di raccolta ed analisi dei dati, l'applicazione di metodologie per la determinazione del rischio e la divulgazione delle informazioni;
  • Fornire indirizzi tecnici e normativi per la definizione di eventuali interventi, anche pianificatori.

Al progetto Falaises partecipano diverse regioni alpine; il progetto, al momento in fase di completamento, è stato approvato nel settembre 1999 ed il lavoro è stato organizzato in attività svolte da gruppi operativi.
I lavori sono proseguiti con la presentazione della modellazione a scala di bacino del contributo di piena da frane superficiali al trasporto solido, Torrente Pioverna, Valsassina (Lago di Como) e dell'analisi morfometrica delle conoidi alpine lombarde e valutazione della suscettibilità all'attivazione di colate detritiche. Molti approcci diversi sono stati suggeriti per la valutazione della pericolosità su conoide alluvionale. Le differenze tra processi geomorfologici e la prevalenza di uno rispetto agli altri comportano notevoli differenze nella geometria finale del conoide alluvionale. Questo concetto è alla base degli approcci che comportano l'uso di parametri geologici, geomorfologici e geologico tecnici per la stima della tipologia di attività prevalente su una conoide e della magnitudine dell'evento.
Il Servizio Geologico della Regione Lombardia ed il Dipartimento di Scienze Geologiche e Geotecnologie dell'Università di Milano-Bicocca stanno sviluppando un metodo integrato per l'accertamento e della valutazione della pericolosità su conoidi alluvionali. Una necessaria evoluzione della metodologia di valutazione della pericolosità in conoide consiste nella caratterizzazione del grado di instabilità nei bacini di drenaggio, al fine di meglio caratterizzare la quantità e tipologia di materiale eventualmente rimobilizzabile e trasportabile durante gli eventi alluvionali.
L'ultima presentazione della prima giornata di questo convegno ha avuto per argomento la valutazione della pericolosità e del rischio connessi a grandi frane caratterizzate da elevata mobilità.
I fenomeni di instabilità caratterizzati da una propagazione elevata (es.: caduta massi, valanghe di roccia, colate detritiche, valanghe di detrito, liquefazione di accumuli di materiali sciolti, etc.) sono comuni di aree montuose e sono stati storicamente importanti in tutto l'arco alpino e prealpino.
Per tale categoria di processi di instabilità di versante, la pericolosità non deve limitarsi a definire la probabilità di innesco del fenomeno, ma deve esprimere la probabilità che il fenomento, per un certo valore di intensità, raggiunga il punto considerato.La definizione della distanza o dell'area di invasione o di espandimento di una frana è sicuramente un aspetto complesso e costituisce uno degli aspetti più interessanti per la ricerca e per la pianificazione dell'uso del territorio o per la mitigazione dei rischi.

Giovedì, 27 settembre 2001
La valutazione della pericolosità da frana in altre regioni

Nella prima sessione di questa giornata, dopo aver introdotto il Sistema Informativo Geologico della Regione Piemonte - SIGeo - che comprende una serie di procedure e strumenti per la "trattazione", intesa come raccolta, interpretazione, registrazione ed elaborazione, di informazioni relative ai processi di instabilità naturale ed alle caratteristiche geologiche e geologico-tecniche del territorio piemontese, sono stati illustrati diversi casi di studio in altre regioni italiane ed un caso svizzero.
Per quanto riguarda ad esempio il Trentino, colpito nel corso dei secoli da numerosi eventi calamitosi di grave intensità, è stata presentata la definizione delle aree di pericolo in relazione ai fenomeni di debris-flow nella provincia autonoma di Trento; il Progetto Speciale denominato "per la messa in sicurezza del territorio", istituito all'inizio del 2001 dalla Giunta Provinciale di Trento in seguito all'emergenza di maltempo del novembre 2000 collabora, su materie attinenti il rischio idrogeologico, con altri Servizi della Provincia. In particolare, sta svolgendo un'indagine sui conoidi alluvionali urbanizzati presenti sul territorio cercando di individuare le situazioni più rischiose per l'incolumità pubblica.
In una presentazione successiva è stata fornita una Metodologia per la stima della pericolosità e del rischio da frana in aree urbane e rurali e la sua applicazione in Umbria; si tratta di una metodologia di tipo geomorfologico che ha come obiettivo la perimetrazione delle aree soggette a rischio di frana e al valutazione preliminare dei livelli di rischio, così come richiesto dalla legge 267/98. La metodologia si basa su di una procedura che mira a definire le condizioni di pericolosità, a stimare il rischio specifico per le classi di elementi a rischio presenti nell'area oggetto di indagine, ed a definire (anche se in modo qualitativo) le condizioni di rischio totale.
La procedura, sviluppata dal CNR-IRPI di Perugia ed applicata con successo in 80 località a rischio di frana in Umbria, prevede le seguenti fasi:

  • Delimitazione dell'area oggetto di studio;
  • Produzione della carta di inventario dei movimenti franosi;
  • Valutazione delle condizioni di pericolosità da frana;
  • Identificazione delle aree a rischio di frana;
  • Individuazione degli elementi a rischio;
  • Valutazione della vulnerabilità e del danno atteso;
  • Valutazione delle condizioni di rischio specifico;
  • Stima del rischio totale.
Tra gli altri interventi sono state presentate le Linee di pianificazione e problematiche emergenti per il dissesto idrogeologico in Veneto e La valutazione dei pericoli naturali in Ticino (Svizzera).

Studi sulla possibilità di esondazione dei corsi d'acqua

Dopo aver sottolineato la fondamentale importanza della ricerca storica e analisi geomorfologica nella individuazione delle zone potenzialmente inondabili a fini urbanistici, si è parlato degli studi sul rischio idraulico in Lombardia: rete principale e fasce fluviali e rete idrografica secondaria.
Da diversi anni ormai la Regione Lombardia è impegnata nella mappatura delle aree esondabili sulla rete idrografica del territorio regionale. Gli studi sul rischio idraulico rappresentano uno strumento fondamentale per individuare le principali criticità da affrontare mediante la programmazione di interventi di difesa del suolo o attraverso la definizione di usi del suolo compatibili con le situazioni di dissesto. Molti degli studi effettuati sono inoltre completati con la progettazione preliminare degli interventi di difesa del suolo necessari per la mitigazione del rischio. Gli studi sono condotti a livello di sottobacino: questo approccio garantisce una visione globale delle problematiche del rischio idraulico e degli interventi proposti per la loro risoluzione, che non possono essere correttamente affrontati con un'analisi a livello locale.
La sessione si è conclusa spiegando il Progetto di sistema informativo sui bacini e i corsi d'acqua. Il "sistema informativo" sui bacini e i corsi d'acqua proposto ha, come caratteristica principale, quella di mettere in grado i tecnici che lo utilizzano di delimitare in modo semi- automatico un bacino idrografico alla sezione di chiusura di interesse, sulla base di un Digital Terrain Model (DTM). Una volta delimitato il bacino, il sistema mette in grado di raccogliere da altre banche dati informazioni che permettono, tramite formule più o meno semplici, il calcolo di alcuni parametri di interesse, come ad esempio portata liquida e solida.
I dati ricavati possono essere utilizzati per determinare possibili scenari di rischio, per stimare l'efficacia di eventuali opere, di programmare interventi futuri.

Utilizzo della cartografia delle frane per la pianificazione del territorio

Nel corso di quest'ultima sessione le presentazioni hanno riguardato, tra gli altri aspetti, gli studi geologici e le perimetrazioni dei siti a rischio ai sensi della legge 267/98 in Lombardia e gli interventi di mitigazione del rischio ai sensi della legge 267/98 in Lombardia.
L'atto di indirizzo e coordinamento della legge 267/98 fornisce i criteri per gli adempimenti per la individuazione e la perimetrazione dei siti a maggior rischio idrogeologico. I compiti di perimetrazione e individuazione dei siti a rischio per i dissesti sui versanti e per i fenomeni di trasporto in massa su conoide sono stati assegnati alla Struttura Rischi Idrogeologici della Regione Lombardia.
Per l'individuazione di tali aree, la Struttura Rischi Idrogeologici ha provveduto a visionare la documentazione esistente nei propri archivi ed ha effettuato un primo censimento delle aree a rischio che comprendeva circa 700 situazioni; tra queste ne sono state scelte, in una prima fase, 87 sulle quali si è proceduto alle perimetrazioni e all'applicazione dei vincoli temporanei di salvaguardia. La perimetrazione delle aree è stata effettuata tramite uno studio geologico-geomorfologico dettagliato del sito in esame che ha permesso poi una zonazione della pericolosità in base a procedure specifiche. Nel corso delle presentazioni è stata nuovamente messa in evidenza l'importanza delle carte inventario, già tema della prima sessione, illustrandone gli aggiornamenti e i loro utilizzi e si è trattata la prevenzione del rischio mediante la pianificazione territoriale: l'utilizzo dei dati idrogeologici negli strumenti di pianificazione. Nell'intervento in questione si è voluto sottolineare come l'utilizzabilità corretta di ogni dato è funzione del contesto nel quale il dato è stato raccolto e sviluppato/elaborato e che quindi debba essere utilizzato al meglio solo avendo come riferimento il contesto per il quale è stato prodotto. Queste considerazioni generali valgono anche e soprattutto per i dati e le informazioni in materia di rischio idrogeologico, in quanto la materia trattata è complessa e "delicata" per le ricadute territoriali che può assumere.
Per i dati prodotti dalla Regione Lombardia in materia di dissesto e rischio idrogeologico si stanno predisponendo una serie di "Protocolli operativi di utilizzazione" che accompagneranno sempre la divulgazione del dato stesso verso Enti pubblici o privati. Questi protocolli non solo conterranno le caratteristiche specifiche relative a ogni banca dati, ma indicheranno indirizzi specifici di utilizzazione. Rimanendo in ambito di ricadute sulla pianificazione del territorio è stato presentato lo stato di fatto e possibili sviluppi nell'ambito del Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.)

A conclusione del convegno sono state prese in considerazione le prospettive sugli studi per la valutazione della pericolosità e del rischio da frana e le prospettive di sviluppo e della valutazione della pericolosità da frana nell'ambito dei progetti Interreg IIIB.
Per quanto riguarda quest'ultimo la Struttura Rischi Idrogeologici della Regione Lombardia si è impegnata nella prosecuzione delle attività per la conoscenza del territorio e la valutazione della pericolosità da frana anche attraverso la partecipazione alla prossima programmazione Interreg 2001-2006. I progetti Interreg vengono finanziati al 50% con fondi della comunità europea e al 50% con fondi nazionali e coinvolgono regioni di diversi paesi europei appartenenti a specifiche regioni geografiche. La Regione Lombardia può partecipare, grazie alla sua posizione centrale nel nord Italia, a tre spazi geografici differenti: Il Mediterrraneo Occidentale (MedOcc), lo Spazio Alpino ed il Mediterraneo Orientale (Cadses).
Attualmente sono state redatte, insieme ad altre regioni partner, tre schede progetto, due nello spazio Mediterraneo Occidentale e una nello Spazio Alpino.
La partecipazione a progetti europei, e particolarmente alla programmazione Interreg che è specificamente rivolta alle amministrazioni regionali, offre la preziosa opportunità di confrontarsi con le strutture tecniche di altri paesi che svolgono il nostro stesso tipo di funzioni, conoscere il loro modo di operare e soprattutto far convergere le competenze di ciascuno nella creazione di approcci condivisi, in questo caso nella gestione del rischio.