Relazioni Introduttive
Coordina il prof. Francesco Corbetta
Prof. Giulio Tamburini - Università degli Studi dell’Aquila, Cattedra di Urbanistica
Dalle reti ambientali una diversa pianificazione
Il Prof. Tamburini ha proposto col suo intervento la visione delle reti ecologiche nel contesto della pianificazione territoriale.
“La pianificazione” ha detto il Prof. Tamburini, “ha stentato a imporsi come pratica di governo della trasformazione e conservazione, due anime contrapposte”.
Nella politica della trasformazione gli obiettivi sono quelli di soddisfare e regolare le esigenze, principalmente di carattere economico, della società in continuo rinnovo, esigenze che non sono ben disciplinate e che spesso hanno portato alla paralisi delle attività stesse.
In questa prima fase della pianificazione si è ottenuta una perdita di risorsa con la trasformazione, non individuabile in termini economici, ma in beni di carattere ambientale.
La politica della conservazione ha creato i propri strumenti in termini difensivi, contrapponendosi alla trasformazione; sono così nati i vincoli ambientali.
La contrapposizione si è manifestata anche in termini temporali, tempi medio-lunghi per la conservazione e brevi per la trasformazione, come conciliare questi tempi nell’atto della pianificazione?
Negli anni ’80 si è prodotta una modificazione della visione del bene ambientale: esso non è più visto come un’eccezione, una zona isolata da proteggere, ma l’intero territorio deve essere oggetto della pianificazione.
La pianificazione si è operata spesso in maniera frammentaria e troppo specialistica nei vari settori, senza una visione d’insieme; inoltre una nuova componente si è aggiunta di recente: la valutazione, scissa da una logica di pianificazione. Un esempio è quella della pianificazione di bacino, che si propone di controllare l’intera area di pertinenza di un corso d’acqua; i piani di bacino non sono ancora attivi ma solo a livello di piani stralcio.
La ricerca si è posta il problema di trovare elementi unificanti, geografi e urbanisti hanno cercato di considerare il terreno come continuo, in una visione complessiva. Per questo è stato importante lavorare sul campo, promuovendo ricerche, con la convinzione comune di lavorare in maniera congiunta. Mentre prima l’urbanista prendeva le decisioni da solo, facendosi carico dell’intera responsabilità, e i naturalisti erano considerati solo come un supporto ad essi, oggi ognuno dà il proprio contributo in base alle specifiche competenze, per dar luogo ad un quadro globale che tenga conto di tutti gli aspetti e gli elementi del territorio. Ancora una volta si parla di multi e interdisciplinarietà.
Oggi c’è la possibilità di costruire un percorso comune grazie anche agli strumenti formativi.
Prof. Edoardo Biondi - Università di Ancona, Società Italiana di Fitosociologia
Fitosociologia, ecologia del paesaggio e reti ecologiche
Oggi si sa poco sugli ambienti naturali, ed ancora meno si riesce ad applicare; la visione complessa dell’ambiente è venuta con l’ecologia.
La Fitosociologia individua categorie di piante nell’ambito dell’ecologia. Le piante non si associano a caso, ma in conseguenza delle condizioni ambientali.
Questa disciplina ha l’importante ruolo di permettere di interpolare delle caratteristiche ambientali (salinità, acidità, ecc.) partendo da una componente fisiografica apparente e ci consente, inoltre, di individuare le condizioni dell’ambiente, infatti le varie associazioni vegetali che vengono ritrovate con una certa frequenza in un territorio costituiscono un bioindicatore delle condizioni e della qualità ambientale.
Gli indici ambientali possono spesso essere pericolosi, quando si crede che riescano a riprodurre esattamente la realtà dei fenomeni. Essi invece non sono scienza esatta, per il fatto che la stessa ecologia non lo è.
L’analisi è costituita da tre livelli: nel primo si individuano le comunità di piante presenti nel territorio, negli ultimi due si individuano le relazioni che si instaurano tra le fitocenosi che costituiscono il paesaggio.
Come risultato dell’analisi si trova che una particolare associazione vegetale è indice di una certa vegetazione potenziale di quel territorio, e la si chiama serie di vegetazione. La vegetazione potenziale è quella che si instaurerebbe se il territorio seguisse un’evoluzione del tutto naturale in assenza di intervento antropico.
In realtà il paesaggio è molto complesso, per esempio la geologia del suolo è determinante per le successioni vegetazionali; si passa così dal concetto di serie di vegetazione a quello di geoserie.
Il rapporto tra biodiversità e naturalità non è così scontato come sembra. Chi ha detto che per far spostare la fauna sia necessario un corridoio ecologico? In molti casi se noi lasciamo che il paesaggio torni alla naturalità, la conseguenza è la drastica diminuzione di biodiversità. Il lasciar fare alla natura è anch’esso un intervento. La pastorizia e l’agricoltura tradizionali garantiscono spesso il massimo valore di biodiversità.
Bisogna dunque abbandonare i luoghi comuni e scendere nel particolare della struttura del paesaggio. Ecco il rapporto tra pianificazione ed ecologia.
Prof. Daniel Franco - Università di Venezia (in sostituzione del Prof. Pierfrancesco Ghetti)
La conoscenza ecologica verso la fisionomia progettuale
Gestire la configurazione del paesaggio vuol dire gestire tutti i processi che in esso avvengono, compresi quelli economici.
I parametri di riferimento del paesaggio sono tre.
L’eterogeneità influisce sulle interazioni e sulla diversità dei taxa più mobili. Questo parametro viene stimato da moltissimi indicatori, ma il lavoro difficile è quello dell’interpretazione.
La connettività è un concetto di tipo funzionale e non strutturale, e non si dispone di una metodica per una sua stima.
La frammentazione determina una riduzione di habitat favorevoli a certe specie ed un aumento dei costi per gli spostamenti. È difficile utilizzare la frammentazione come variabile di controllo, a causa di effetti secondari presenti che interferiscono. Negli ultimi dieci anni si è provato a legare empiricamente il grado di frammentazione agli effetti, ma non si è venuto a capo di nulla proprio per via degli effetti secondari.
Gli effetti generati dal processo di frammentazione sono individuabili in un particolare contesto, ma non possono essere generalizzati, non è possibile cioè arrivare ad un modello revisionale.
La pianificazione spaziale è necessaria per la realizzazione di reti ecologiche che intendano raggiungere gli effetti dichiarati.
Ci si chiede: la pianificazione è sufficiente di per sé?
Dipende dalla risoluzione a cui si lavora. Bisogna considerare la pianificazione in funzione dei processi che si vogliono studiare e non di quelli burocratici.
Presentazione di contributi di giovani studiosi che hanno svolto attività nei dottorati ed assegni di ricerca sui temi della pianificazione delle reti ambientali e degli assetti ecosistemici da più versanti disciplinari.
Coordina: Prof. Maurizio Biondi
Arch. Gabriele Paolinelli - Università di Firenze
La frammentazione del paesaggio perturbano. Criteri progettuali per la riqualificazione della piana di Firenze. Dottorato di Ricerca.
Dott. Fausto Ronsisvalle (Università di Catania)
La connettività ecologica attraverso l’indagine flogistico-vegetazionale nella Provincia di Catania. Dottorato di Ricerca.
Dott. Marco Carafa (Università degli Studi dell’Aquila)
Sistemi GIS e metapopolazioni: esempio di indagine su Salamandra pezzata in centroappennino. Dottorato di Ricerca.
Dott. Giampiero Ciaschetti (Università degli Studi dell’Aquila)
La vegetazione dei piani carsici del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino.
Dottorato di Ricerca
Arch. Filippo Schilleci (Università degli Studi di Palermo)
Progetto di partecipazione tra comunità locali ed Enti territoriali. Lo sviluppo del sistema delle aree protette in Sicilia. Dottorato e Assegno di Ricerca.
Dott. Monica Raponi (Università degli Studi di Camerino)
Il contributo della geobotanica nella definizione della rete ecologica della Regione Umbria (RERU).
Dottorato di Ricerca
Arch. Tiziana Scandura (Università degli Studi di Catania)
La rete ecologica come strategia di piani locali sostenibili. Dottorato di Ricerca in corso.
Dott. Alberto Venchi (Università di Roma Tre)
Fenomeni di frammentazione in metapopolazioni di anfibi in un’area campione del Parco Nazionale della Majella. Dottorato di Ricerca.
Arch. Nicoletta Bajo (Università di Roma “La Sapienza”)
Biodiversità e paesaggi dell’archeologia: l’antica via Severiana di Isola Sacra. Specializzazione post-laurea.
Dott. Lucia Nanni (Università Politecnica delle Marche, Ancona)
Analisi fitosociologica ed ecologia del paesaggio per la definizione di una rete ecologica nel bacino del fiume Musone. Dottorato di Ricerca.
Ing. Giovanna Corridore (Università degli Studi dell’Aquila)
La qualità delle trasformazioni territoriali; strumenti e metodologie di supporto decisionali e comportamentali. Dottorato di Ricerca.
Ing. Donato Di Ludovico (Università di Roma “La Sapienza”)
La carta dei luoghi e dei paesaggi. Conoscenze plurali nei processi di pianificazione e gestione del territorio. Dottorato di Ricerca.
Presentazione della Sessione poster sulle tesi di laurea e sulle tesi di dottorato
Prof. Gianfranco Pirone
Organizzazione e allestimenti: CEA
Circa 30 poster sono stati esposti nell’antro della Facolta di Scienze, sui temi di reti ecologiche, pianificazione, indicatori ambientali, metapopolazioni ed aree naturali. La partecipazione è stata notevole e rappresentativa, poiché erano presenti quasi tutte le regioni d’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia.
Tavola rotonda conclusiva - Pianificazione e Scienze Naturali, insieme nella formazione e nella ricerca.
Coordina: Prof. Luigi Properzi - Università degli studi dell’Aquila, Segretario Nazionale INU
Partecipano
Prof. Attilia Peano
Direttore DIT Politecnico di Torino, Presidente Comm. Naz. Ambiente INU
Prof. Edoardo Biondi
Preside Facltà di Agraria dell’Università degli Studi di Ancona, Società Italiana di Fitosociologia
Prof. Giuseppe B. Ronsisvalle
Università degli Studi di Catania, G.R.E.D.B.
Arch. Antonio Perrotti
Regione Abruzzo, Coordinatore Progetto LIFE ECONET
Il Prof. Properzi apre la tavola rotonda ponendo tre questioni per cominciare il dibattito:
- Tutela separata di paesaggio, acque e ambiente
- Paradigma delle reti nella pianificazione
- Accettazione di una sostenibilità negli impianti normativi e legislativi
La parola va inizialmente alla Professoressa Peano, che spiega perché le reti ecologiche si devono intrecciare con la pianificazione e che tipo di reti inserire nel paesaggio.
Una rete ecologica senza piano perde la possibilità di diventare un elemento di conservazione del territorio. La situazione è abbastanza complessa, infatti la rete è un sistema aperto e non piò essere racchiusa da limiti amministrativi quali sono i piani.
La rete deve essere recepita nel piano come elemento strutturante dello stesso. Tale attività richiede di vedere un processo conoscitivo ed evolutivo non improvvisabile.
Bisogna fare riferimento a: contesto territoriale, specie di riferimento (animali e vegetali), indicatori ambientali, componenti della rete (individuazione e collocazione nel piano).
Occorre ripensare ad alcuni concetti come:
- dimensionamento del piano
- morfologia delle aree urbane limitrofe
- permeabilità dei suoli
- grandi impianti (localizzazione)
- sistemi GIS su assetti ecologici
Il Prof. Biondi approfondisce l’argomento precisando però che non è sufficiente fare la sovrapposizione di carte ed elementi che non possono essere sommati, ma bisogna conoscere le interazioni intercorrenti tra i numerosi e diversi elementi.
Da qui il discorso si aggancia al tema della nuova formazione universitaria, in cui oggi deve essere presente l’interdisciplinarietà. Questo tema è più a lungo trattato dal Prof. Ronsisvalle, che parla inoltre dei suoi contatti con l’Istituto Scientifico Alterra, dell’Università di Wageningen, presso cui ogni anno l’Università di Catania organizza un viaggio studio proprio sul tema delle reti ecologiche.
Una discussione animata viene aperta dall’Arch. Perrotti, che reclama la necessità di un linguaggio comune, anche per dar modo ai non addetti ai lavori di conoscere la realtà; bisogna far entrare il tema delle reti nel rapporto cittadino-istituzioni affinché possa esserci una praticabilità amministrativa.
Il Prof. Properzi sostiene questo discorso, dicendo che le istituzioni devono dare ai cittadini un’“argomentazione”, devono cioè spiegare ad essi i piani e i progetti. Ciò significa “responsabilizzare” i progetti, responsabilità che non vengono assolte con l’approvazione degli stessi, ma che si integrano con il monitoraggio degli interventi.
Questi interventi sono seguiti da una presentazione da parte del Dott. Corrado Battisti (Provincia di Roma, Servizio pianificazione ambientale, sviluppo parchi, riserve naturali) che espone un lavoro fatto su aree naturali nella Provincia di Roma.
Si apre un acceso dibattito che coinvolge anche il pubblico, sul tema della naturalità: cos’è naturale? Intervenire o lasciar fare alla natura? Quale azione umana rientra nel funzionamento della natura?
Si discute su climax e potenziale attuale, sulla normativa europea, sul contributo della zoologia oggi poco preso in considerazione e sulla biodiversità (quale numero di specie è sufficiente?).
Rispondere a queste domande non è un’impresa facile, ed in ogni caso non è esiste una regola generale, ma ogni caso va studiato a sé.
Lo scambio di idee risulta stimolante per tutti, tanto che in chiusura della giornata, il Prof. Bernardino Romano, organizzatore del workshop, propone di organizzare altri incontri sullo stesso tema, e di lavorare per la realizzazione di un network internazionale istituito sulle reti ecologiche.
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