Il programma della giornata è stato così suddiviso:
9.30 - 13.00
OPERE E REGOLE PER IL GOVERNO DEI BACINI
Interventi
Antonio Rusconi, Autorità di bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico - Fattibilità dei Piani di Bacino
Claudio Datei, Università di Padova - La politica delle acque e la ricerca applicata
Andrea Rinaldo, Università di Padova - Nuovi strumenti per la valutazione della sicurezza idraulica
Francesco Baruffi, Autorità di bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico - L'organizzazione degli interventi strutturali e non strutturali nei Piani di Bacino
Stefano Boato, Istituto Universitario di Architettura di Venezia - Aspetti territoriali dei Piani di bacino
Mario Govi, CNR-IRPI Torino - Stati di criticità per interazione tra processi di instabilità geomorfologica e sistema idraulico
Primoz Banovec, Università di Lubiana (SLO) - La valutazione dei danni causati dalle piene ed il suo uso nella gestione dei bacini
14.30
Tavola rotonda IL GOVERNO DELLE ACQUE: PROBLEMATICHE E COMPETENZE
Interventi
Anna Maria Martuccelli, Direttore Generale dell'Associazione Nazionale Bonifiche, Irrigazioni e Miglioramenti Fondiari, Roma
Paolo Ciani, Vicepresidente ed Assessore alla Pianificazione Territoriale, Ambiente Protezione Civile e Ricostruzione della Regione Friuli Venezia Giulia
Massimo Giorgetti, Assessore alla Difesa del suolo, Lavori Pubblici e Protezione Civile della Regione Veneto
Roberto Pinter, Assessore all'Urbanistica, Fonti Energetiche e Riforme Istituzionali della Provincia Autonoma di Treviso
Oscar De Bona, Presidente dell'URP-Veneto e Presidente della Provincia di Belluno
Luciano Del Fre, Presidente per il Friuli Venezia Giulia dell'ANCI e Sindaco di S.Vito al Tagliamento
Massimo Veltri, Senatore della Repubblica, membro della XIII Commissione Parlamentare, Territorio e Ambiente
ESTRATTO DI ALCUNI INTERVENTI
Antonio Rusconi, Autorità di bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico
La difesa del suolo può intendersi come un triangolo ai cui vertici sono l'Attività Conoscitiva, la Pianificazione e la Realizzazione.
Per quanto riguarda l'attività conoscitiva, si ravvisa un sostanziale fallimento della Legge 183/89, soprattutto per quanto riguarda la fase delle conoscenze: la legge, infatti, non poteva funzionare in quanto la complessità delle analisi richieste per la redazione dei piani di bacino necessitava di una serie di conoscenze ed analisi al tempo insufficienti.
Anche la pianificazione non ha avuto da subito la necessaria rilevanza (basti pensare che dopo l'alluvione del 1966 non è stato fatto praticamente niente a livello di pianificazione generale degli interventi al fine di evitare il ripetersi degli allagamenti). Attualmente la tendenza generale è quella di evitare i grandi interventi localizzati a forte impatto, preferendo interventi diffusi i quali, se pur economicamente più dispendiosi, permettono di distribuire nel tempo i finanziamenti e di meglio valutare l'efficacia delle opere realizzate.
Infine, la realizzazione delle opere appare ostacolata dalla particolare gestione del territorio e delle acque dell'area triveneta (difficile capire chi fa che cosa). Come sappiamo, l'idrografia in questione è "particolare", a causa (o grazie) agli interventi effettuati dalla Serenissima. All'epoca tale territorio era unitariamente regolato dal Magistrato alle Acque; attualmente le attività e le competenze sono invece suddivise tra numerosi Enti (Regioni, Province, Comuni, Consorzi di Bonifica, Comunità Montane, Autorità di Bacino, Magistrato alle Acque). Questo porta ad una frammentarietà di compiti che certo non giova al fine di una pianificazione e gestione unitaria del territorio.
Andrea Rinaldo, Università di Padova
L'intervento intende analizzare la possibilità di elaborare immagini riguardanti il bacino idrografico utilizzando le nuove tecniche digitali.
Esistono infatti mappe digitali che consentono di riprodurre scrupolosamente l'andamento del reticolo idrografico.
In più, con tali tecniche si riescono a leggere i percorsi della vegetazione e della geologia superficiale, importantissimi ai fini della creazione e della propagazione delle onde di piena.
Anche la distribuzione delle piogge, non uniforme su tutta la superficie del bacino idrografico, è importante per una definizione corretta dei diversi coefficienti di deflusso. Oggi si possono misurare le precipitazioni in modo pressoché preciso che, unitamente ad una lettura puntuale delle trasformazioni dell'uso del suolo, permettono di creare precisi modelli geomorfologici della risposta idrologica dell'intero bacino.
Stefano Boato, Istituto Universitario di Architettura di Venezia
In questi anni, il territorio è stato "violentato" da interventi che ne hanno compromesso le funzionalità dal punto di vista dello smaltimento delle acque. Incendi e dissodamenti dei boschi, livellamento, rettificazione ed unificazione dei terreni agrari con la cancellazione della rete delle rogge dei fossi e delle chiaviche, urbanizzazione, sterilizzazione ed impermeabilizzazione dei suoli (cemento e asfalto), rettificazione, canalizzazione ed artificializzazione dei corsi d'acqua, escavi incontrollati in alveo sono stati la politica di intervento perseguita.
Un altro problema è causato dall'eccessivo consumo e spreco d'acqua, sia con derivazioni dai corsi d'acqua (che creano problemi di magre), sia con estrazioni dal sottosuolo (che creano fenomeni di disequilibrio idrogeologico e subsidenza).
A questo vanno sommate le questioni riguardanti il mancato apporto di sedimenti (causato dall'escavo incontrollato e dagli sbarramenti) ed i problemi ecologici legati all'inquinamento sia dei corsi d'acqua superficiali, sia delle falde profonde. Il tutto ci presenta uno scenario in cui l'aumento dei rischi di piena, l'aumento delle situazioni di magra, con conseguente "morte ecologica" dei fiumi e sbilancio idrico complessivo, sono all'ordine del giorno.
Urge quindi invertire la linea progettuale: non più puntare alla velocizzazione del deflusso delle acque, ma pianificare e gestire la massima area di pertinenza fluviale e le aree di raccolta possibili (golene, casse di espansione, bacini idroelettrici) e tutto il territorio del bacino idrografico (aree forestali, agricole, urbanizzate ed infrastrutturate) al fine di trattenere le acque, riducendo il coefficiente di deflusso con conseguente aumento dei tempi di corrivazione.
A tal fine occorre: applicare il prima possibile efficaci Norme di Salvaguardia, completare ed approvare con urgenza i Piani di bacino, recuperare al massimo possibile le antiche aree di pertinenza fluviali (lettura storica e fisico-morfologica del territorio), rinaturalizzare e manutentare i corsi d'acqua, vietare l'escavo in alveo.
Risulta quindi indispensabile, in tutto il territorio del bacino fluviale, una gestione delle aree a vincolo idrogeologico e forestale (intervenire con azioni di ingegneria naturalistica, evitare deforestazioni e dissodamenti, riforestare ove possibile…), impedendo ulteriori artificilaizzazioni nei territori agrari, mantenendo la permeabilizzazione dei suoli anche in area urbana favorendo, con azioni pubbliche ed incentivi ai privati, la ripermeabilizzazione.
Al fine di garantire il MDV (minimo deflusso vitale) e quindi avendo una visione complessiva della vita ecologica dei corsi d'acqua, è opportuno rivedere i sistemi e gli impianti di derivazione, i consumi e le grandi concessioni.
Occorre altresì prevenire gli inquinamenti, agendo sui cicli produttivi agrari, zootecnici ed industriali) e comunque organizzare la rinaturalizzazione prevedendo aree per la fitodepurazione lungo tutto il corso d'acqua, in particolar modo prima di immissioni a rischio.
Il Piano di Bacino deve quindi essere considerato il "Piano dei Piani", ovvero con compiti di adeguamento e controllo su tutti i piani territoriali, urbanistici e di settore, coinvolgendo attivamente i soggetti portatori degli interessi generali delle comunità (Province, Comuni, Consorzio di Bonifica, Comunità Montane...).
TAVOLA ROTONDA
Il dibattito si è sviluppato intorno alla domanda: "Perché i piani di bacino non sono stati fatti?".
Una prima causa si può sicuramente ricondurre al fatto che i Piani di bacino sono strumenti complessi, che hanno bisogno di conoscenze che all'epoca della legge 183 non esistevano. Occorrono quindi degli studi complessi (che riguardino suolo e acqua) che permettano di intraprendere una corretta pianificazione del territorio. Questo stanno cominciando a farlo i Piani Stralcio, anche se molto settorialmente.
Una seconda questione è legata alla difficoltà di individuazione dei soggetti per quello che riguarda le competenze all'interno del bacino idrografico (infatti i confini fisici del bacino non coincidono con i confini amministrativi provinciali o regionali).
Occorre quindi un coordinamento tra i diversi piani, uno strumento di gestione unitaria del territorio attualmente solo in parte rappresentato dall'Autorità di bacino.
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