22/26 novembre 2007 - Hammamet (Tunisia)
Workshop "Water culture and water conflict in the Mediterranean Area"
nell'ambito del progetto europeo MELIA"

Relazione ed intervento degli associati Erich Trevisiol e Francesco Pra Levis



Il primo workshop di coordinamento del progetto Melia (Mediterranean Dialogue on Integrated Water Management), di cui il CIRF è uno degli oltre 40 partner, si è svolto nei giorni 22-26 novembre 2007 ad Hammamet, in Tunisia, relativamente al seguente tema: "Water culture and water conflict in the Mediterranean Area".

Il Cirf ha partecipato con 3 poster:

  • uno contenente una spiegazione di Riqualificazione Fluviale, le attività del CIRF e dell’ECRR e, ovviamente la prossima conferenza internazionale di giugno 2008;
  • progetto AACQUA21 e Fondo ABC;
  • progetto Bacchiglione.
Durante il primo giorno di lavori i vari partner hanno presentato una serie di interventi sui metodi tradizionali di utilizzo dell’acqua nei diversi paesi e nelle diverse culture (Sessione della mattina: "A historical perspective of Water Culture in the Mediterranean"; Sessione del pomeriggio: "A new water culture"), portando esempi di gestione risalenti all’antico Egitto, all’epoca Romana, a quella Fenicia, a quella Greca, ecc.
Metodi questi, in grado di utilizzare al meglio la risorsa, limitando gli sprechi (aspetto fondamentale se si considera che alcune popolazioni si trovavano, e si trovano tuttora, a vivere in ambienti desertici o comunque caratterizzati da una forte carenza idrica) e risultando sostenibili sia per quanto riguarda gli aspetti e i relativi impatti ambientali che la conservazione della risorsa nel tempo. Si è cercato quindi di fornire una visione generale della “Cultura dell’acqua” dei vari Paesi che si affacciano nell’Area mediterranea.

Grande assente è stato il prof. M. Shatanawi, da poco eletto ministro per l’irrigazione in Giordania.

Elemento interessante della prima giornata, la presentazione e la raccolta di commenti per la realizzazione di un video dal titolo "Water conflicts and water and women", a cui ci siamo fortemente candidati come CIRF, col caso studio sul Bacchiglione. Il video, della durata di 12 minuti netti (standard fissato dalla Commissione Europea), conterrà molto probabilmente casi studio provenienti da Spagna, Italia, Marocco ed Egitto. Le trattative sono già in corso.

L’argomento della sessione del secondo giorno era "Water conflict and general discussion", per la verità abbastanza stravolta (e accorciata) causa le numerose assenze degli speakers. In ogni caso ha destato particolare interesse l’intervento degli egiziani (dal titolo “Water conflict in Egypt”) il cui lavoro sarà utilizzato per la creazione di un “conceptual frame” da parte dei partner di Melia.

Presente inoltre Maria Luisa Tamborra (European Commission - DG Research) che ha spiegato i diversi progetti europei in materia di cooperazione.

Nel concludere la due giorni di workshop, il coordinatore Rodriguez, ringraziando i partecipanti, ha nominato esplicitamente il CIRF per l’alto valore dei contributi portati. Siamo stati inoltre giudicati tra i più attivi nella partecipazione alle attività nel sito di Melia.

A breve gli interventi saranno scaricabili liberamente (in totale accordo con la "filosofia" di Melia, ossia di far circolare il più possibile la conoscenza e le informazioni) dal sito www.meliaproject.eu. Al momento sono disponibili solo per i partner dotati di password. Il programma del workshop è scaricabile invece liberamente.

Nei due giorni successivi è stato organizzato un viaggio studio di circa 1000 chilometri percorsi dal nord al sud della Tunisia, da Hammamet fino al deserto del Sahara.
La prima tappa è stata il "Tempio dell’Acqua" a Zaghouan, un’opera romana costruita ai piedi di una montagna: si tratta di una struttura in grado di raccogliere l’acqua drenante per immetterla nell’acquedotto ed essere poi trasportata per 120 chilometri fino a Tunisi, sulla costa.
Tappa successiva la città di Kairouan, in cui sono attive delle cisterne per la raccolta, la decantazione e la purificazione dell’acqua utilizzata poi a scopi potabili.
Da qui giù fino al villaggio di Douz, noto anche come "Porta del Sahara": da qui comincia il deserto vero e proprio! Ma il motivo vero è stato la visita all’oasi, preceduta da una incontro presso il dipartimento dell’irrigazione in cui è stato spiegato come viene utilizzata l’acqua per scopi irrigui. In effetti la situazione non è molto sostenibile, sia per i metodi che per il tipo colture. Alcuni numeri: una palma da dattero consuma fino a 500 litri di acqua al giorno, l’oasi più grande arriva anche a 400.000 palme, il 38% della popolazione tunisina è dedita all’agricoltura ma consuma l’82% delle risorse idriche del paese (!), l’acquifero più superficiale, a circa 200-300 metri è super sfruttato e si è cominciato a prelevare da quello di 2000 metri…).
Ultimo stop con breve cerimonia di chiusura presso la sede dell’IRA (Institut des Régions Arides) a Medenine, che ha curato l’organizzazione del workshop.