Presso il Palazzo Ducale si è svolta il 12 febbraio la II conferenza sul Rapporto dello stato dell’ambiente nella provincia di Lucca.
Questo appuntamento rappresenta un importante momento di riflessione sulla salute dell’ambiente e permette di evidenziare le criticità ambientali, presenti sul territorio provinciale, sulla base delle quali programmare interventi di difesa o recupero. L’individuazione di tali criticità, comunque sensibilmente influenzata da una visione antropocentrica, che pone la natura e le sue esigenze ecologiche ad un livello di secondo piano rispetto ai problemi dell’uomo, avviene attraverso lo sviluppo e l’analisi di indici.
Questi ultimi sono individuati sulla base di una loro significatività in riferimento alla propria area tematica, nonché della loro appartenenza ad un set di indicatori europei. Va ricordato che il rapporto, per dare risposte efficaci, richiede la piena partecipazione (che è mancata) di tutte le parti che operano sul territorio (comuni, associazioni ambientaliste,..) e rimane, comunque, uno strumento di riflessione e confronto di raro utilizzo nelle amministrazioni.
Di fatto, il rapporto ha previsto anche una serie di analisi specifiche, come l’applicazione dell’Indice di Funzionalità Fluviale ad un paio di affluenti del Fiume Serchio. Questo tipo di indagini possono essere un punto di partenza per aumentare la conoscenza della reale situazione dei sistemi ecologici, ed auspicabile appare per il futuro un incremento del loro utilizzo.
Le criticità emerse riflettono principalmente gli effetti dovuti alle attività umane, sia civili che industriali, le quali mantengono una loro intrinseca inefficienza con uno spreco di risorse ed il danneggiamento ai sistemi naturali.
Ad esempio, la rinomata abbondanza di acqua (bene prezioso, generatore di ambienti naturali e fonte indispensabile della vita di tutti gli organismi viventi) della provincia di Lucca, presenta oggi una situazione preoccupante per le eccessive pressioni che vi di esercitano. Nei mesi estivi, a causa delle derivazioni idroelettriche e potabili, molti fiumi sono in asciutta e in inverno, spesso, hanno una portata inferiore all’optimum di vita acquatica. La falda freatica risente dell’eccessivo pompaggio, portando, in alcune aree ad alta densità industriale, a fenomeni di instabilità geologica come la subsidenza. La tipologia industriale lucchese ha una prevalenza del settore cartario, il quale nei suoi processi produttivi richiede notevoli quantità di acqua. Al fine di ridurre i consumi, sono previsti interventi sui processi cartari che migliorano l’efficienza del ciclo produttivo. Nelle aree soggette a subsidenza sono, invece, previsti apporti di acqua dal fiume Serchio, mediante derivazione di 500 l/s aumentabile a 1000 l/s, se necessario. Questa soluzione però sposta il problema dalla parte del fiume, in quanto aggrava il suo già eccessivo sfruttamento. Quello che forse sarebbe auspicabile è la costruzione di acquedotti industriali che portino al recupero di acqua derivante dai depuratori, in modo da diminuire il prelievo naturale, e l’adozione di tutte quelle buone pratiche di riduzione degli sprechi (civili e industriali).
Per quanto riguarda la qualità delle falde, la situazione è preoccupante e le analisi rilevano inquinanti, come i nitrati e solventi alogenati, derivanti sia dalle attività agricole e artigianali che dagli scarichi civili e industriali. Nella pianura versiliese si aggiunge il problema dell’intrusione del cuneo salino. Inoltre, hanno destato un particolare allarme, per la presenza di pesticidi, le falde idriche dei pozzi di S. Alessio, nel comune di Lucca, in quanto servono, oltre che la città di Lucca, anche le città di Pisa e Livorno. Per impedire il ripetersi del fenomeno, sono state intraprese azioni di recupero quali la delimitazione delle aree di salvaguardia, la bonifica dei terreni ed una attività di ricerca finalizzata alla comprensione dei meccanismi di trasporto nella falda delle sostanze inquinanti.
Ai problemi quantitativi è poi da aggiungere la situazione dello stato ambientale dei corsi d’acqua ricavato dagli indici I.B.E., L.I.M. e dalla concentrazione degli inquinanti. Il S.A.C.A. mostra una situazione nel complesso buona per il bacino del Serchio, seppur con criticità puntiformi; per il torrente Pescia di Collodi la situazione appare accettabile, mentre una situazione scadente viene rilevata per il fiume Versilia ed i canali Rogio ed Emissario del Bientina. Tra le cause del degrado individuate per il Fiume Versilia, si evidenzia l’intrusione salina in conseguenza dell’eccessiva captazione d’acqua; per le altre situazioni, invece, è lo scarico dei reflui a rappresentare la principale causa di degrado, in quanto la diffusione degli impianti di depurazione e delle fognature è ancora lontana dal soddisfare completamente le esigenze provinciali. Le prospettive di miglioramento della qualità dipendono dal grado e dalla rapidità di intervento sugli scarichi, senza dimenticarci che opere che alterano lo stato naturale del fiume, come le difese spondali o lo spianamento dell’alveo, possono danneggiare in modo irreversibile la sua capacità autodepurativa.
La tutela quali-quantitativa del Fiume Serchio è, inoltre, messa in seria difficoltà dalla previsione di nuove centrali idroelettriche in tutto il bacino del Fiume Serchio, considerate come fonti di energia rinnovabile ad emissione di CO2 uguale a zero. Questi nuovi impianti, denominati “minihydro”, sono stati studiati in modo da indurre minori impatti ambientali grazie alle loro dimensioni ridotte; in tale analisi non si prende però in considerazione il fatto che il bacino del Fiume Serchio è già notevolmente alterato da captazioni, e che ulteriori derivazioni rischiano di far scomparire del tutto anche i pochi corsi o tratti naturali rimasti.
In riferimento alle situazioni sopra esposte, interessante è la situazione del lago di Massaciuccoli che costituisce l’area umida più grande della Toscana e riveste un ruolo naturalistico dal valore inestimabile. Su di esso ricadono pressioni antropiche che ne stanno compromettendo la sua funzionalità ecologica con la possibilità di raggiungere un livello irreversibile. Le cause del degrado sono riconducibili a diversi fattori.
Innanzitutto, il lago rischia di vedere modificato il suo status di acqua dolce a causa dell’intrusione di acqua marina. Il fenomeno è collegato con l’eccessivo sfruttamento della risorsa idrica che lo mantiene costantemente sotto il livello del mare (in fase di innalzamento per l’aumento della temperatura terrestre), facilitando la risalita di acqua salata dal canale Burlamacca. Inoltre, l’intrusione del cuneo salino, dovuto alla riduzione della falda freatica, accentua il fenomeno. Come se non bastasse, l’apporto naturale di acqua dolce, che potrebbe contrastare la salinizzazione, è compromesso dall’eccessiva derivazione dei corsi d’acqua montani che giungono al lago ridotti a rigagnoli, insufficienti per il rinnovo naturale.
Altri fattori di degrado sono riconducibili alla eutrofizzazione delle acque dovuta all’apporto di nutrienti N e P, derivanti dagli scarichi urbani non depurati e dal dilavamento dei terreni. L’attività agricola è causa del pompaggio di circa 22.000 m3 di acqua a fronte di una capacità del lago di 9.000 m3. Questo crea un ritorno continuo nel lago di acque derivanti dal dilavamento dei terreni agricoli, con conseguente apporto di nutrienti e di particelle di deposito che in futuro potrebbero portare anche al suo interramento. La perdita di trasparenza, successiva alla eutrofizzazione, ha portato alla scomparsa di tutte le macrofite sommerse, con una riduzione nella capacità di depurazione dagli stessi nutrienti N e P, e all’incremento di specie algali di cui alcune tossiche per la vita dei pesci e per l’uomo. A tutto questo segue l’interruzione delle catene alimentari con la scomparsa di molte specie cruciali appartenenti ai diversi gruppi sistematici (invertebrati, anfibi, uccelli,...).
A fronte delle problematiche sopra citate, alcuni tra gli interventi proposti per il recupero del lago, di cui comunque nessuno di breve attuazione, prevedono lo sviluppo di una rete fognaria dei centri urbani limitrofi, con una prima parte dei lavori che dovrebbe essere ultimata (se tutto va bene) entro il 2006. Altra proposta è quella di cambiare la destinazione colturale dei terreni agricoli, scegliendo coltivazioni con richieste idriche e pratiche agronomiche ridotte. Dovrebbe poi essere nuovamente tentata la costituzione di fasce tampone ripariali lungo le sponde, già osteggiata dagli agricoltori in passato per la sottrazione di terreni alle colture. Infine, esiste la possibilità di intervenire sul Burlamacca per evitare intrusioni saline e di aumentare la derivazione dal Serchio, passando dai 250 l/s ai 500 l/s, per portare acque fresche al lago.
Gli effetti prodotti sull’ecosistema dalle attività umane sono oggi ampiamente conosciuti, così come lo stato degli ambienti naturali che rischiano di vedere compromessa la loro sopravvivenza. Nonostante ciò, l’uomo continua ad utilizzare le risorse naturali come se fossero inalienabili, incurante degli stessi indirizzi normativi: in questo modo viene meno la sicurezza e, di fronte a disastri naturali come le alluvioni, si tende a colpevolizzare la natura piuttosto che le azioni.
Il quadro generale del rapporto sullo stato dell’ambiente evidenzia molte criticità che hanno bisogno sia di ulteriori indagini conoscitive sia di interventi atti a contrastare le emergenze riscontrate. Le criticità devono essere discusse e comprese da tutte le parti interessate, e le iniziative da intraprendere, per avere una maggiore probabilità di successo ed efficacia, devono comprendere intenti comuni.
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