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Articoli e Scritti di Associati
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Elementi di progettazione ambientale dei lavori fluviali - Autorità di bacino interregionale del Fiume Magra, 1998 (vai all'abstract)
Ruolo della fitodepurazione nell'ambito di una strategia complessiva di recupero ambientale - Giuseppe Sansoni, Monica Casotti, 1998 (vai all'abstract)
Ingegneria naturalistica fluviale: strumento per la gestione idraulico-naturalistica del territorio o cosmesi ambientale? - Giuseppe Sansoni, 1999 (vai all'abstract)
Il lisciamento esponenziale centrato: proposta di un semplice metodo di perequazione delle curve per l'analisi di serie storiche di dati - Giuseppe Sansoni, 1993 (vai all'abstract)
A proposal for integrating Environmental Impact Assessment, Cost Benefit Analysis and Multicriteria Analysis in Decision Making (Una proposta per integrare la Valutazione di Impatto Ambientale, l'Analisi Costi-Benefici e l'Analisi Multicriterio nei processi decisionali) - Andrea Nardini (vai all'abstract)
A systematic approach to build evaluation indices for environmental decision making with active public involvement - (Un approccio sistematico per costruire indici di valutazione per i processi decisionali ambientali con partecipazione pubblica attiva) - Andrea Nardini (vai all'abstract)
Idee per la difesa dai fiumi e dei fiumi. Il punto di vista ambientalista - Giuseppe Sansoni, 1995 (vai all'abstract)
A due anni dall'alluvione. MAI PIU'. - Giuseppe Sansoni, 1998 (vai all'abstract)
Ruolo sociale e percezione dell'ambiente - Giuseppe Sansoni, 1999 (vai all'abstract)
Gestire gli allarmi da piena fluviale - Andrea Nardini, 1999(vai all'abstract)
Perché un parco fluviale sul Tevere? - Giulio Conte, 1999 (vai all'abstract)
Il recupero delle acque usate: agire localmente pensando globalmente - Giulio Conte, 1998 (vai all'abstract)
Decidere l'ambiente - Andrea Nardini, 2000 (vai all'abstract)
Data gathering campaigns for the river calibration of river quality models - Andrea Nardini, R. Soncini-Sessa, 2000 (vai all'abstract)
Assessment of the Water-users Satisfaction in the Po Basin: A Synthetic Index Approach - Luca Del Furia, Andrea Nardini, 2000 (vai all'abstract)
Un modello quali-logico della qualita’ dell’acqua in una rete fluviale ideale per autorita’ d’ambito ed altri enti territoriali - Andrea Nardini, 2002 (vai all'abstract)
Torbide, tiepide ed amare acque: oltre i tormentoni estivi sulla "grande sete" - Antonio Massarutto, 2002 (vai all'abstract)
Articolo "I Piani: un pacco di carta inutile?" - Andrea Nardini, 2002 (vai all'abstract)
Articolo "La sfida acqua in Italia nell'anno internazionale dell'acqua" - Andrea Nardini (*) - Task Force di supporto alla gestione dei Fondi Strutturali, Servizio Sviluppo Sostenibile e Servizio Tutela Acque Interne – Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio
Gaia Checcucci - Consigliere del Ministro per l’attuazione della Legge 36/94 e le problematiche connesse al Servizio Idrico Integrato.
(*) Ringrazio l’amico Antonio Massarutto per le illuminanti discussioni e i materiali forniti dai quali ho liberamente tratto alcuni passaggi. Resta comunque mia la responsabilità delle affermazioni riportate.
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Articolo "La vegetazione del sistema fluviale Lima-Serchio (Alta Toscana)" - Piera Papini, 2003 (vai all'abstract)
Articolo "Integrated evaluation of Egypt's water resources plans: a framework to cope with sustainability" - Andrea Nardini (vai all'abstract)
Articolo "Causes of 20th Century Channel narrowing in mountain and pidmont rivers of southeastern France" - F. Liebault, H. Piegay (vai all'abstract)
Articolo "Conflitti sull'acqua: una sfida inevitabile dalla dimensione transnazionale a quella locale" - Andrea Nardini (CIRF), Bertrand Chartier (Green Cross International), Andrea Goltara (CIRF)
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Presentazione "Come le cave inquinano le sorgenti. Ecco le prove, come evitarlo." - Giuseppe Sansoni (Legambiente)
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Elementi di progettazione ambientale dei lavori fluviali Autorità di bacino interregionale del Fiume Magra, 1998 (scarica il file pdf) Attenzione: le dimensioni di questo file potrebbero richiedere tempi lunghi di download
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L'autorità di bacino del Magra, oltre a vietare interventi idraulici controproducenti (escavazioni, rettifiche, tombature, cementificazione, ecc.), ha introdotto, per la prima volta in Italia, l'obbligo della progettazione ambientale dei lavori fluviali. Questo manuale, oltre ad un'introduzione all'ecologia fluviale, fornisce linee guida ai progettisti su una vasta casistica di opere fluviali, orientando gli interventi al recupero della funzionalità ecologica. Il manuale è ricco di suggerimenti pratici per la gestione dei fiumi e del reticolo idrografico minore.
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Ruolo della fitodepurazione nell'ambito di una strategia complessiva di recupero ambientale Giuseppe Sansoni, Monica Casotti, 1998 (scarica il file pdf)
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Non si tratta di una relazione tecnica sulla fitodepurazione, ma di una riflessione di largo respiro, volta a sgombrare il campo da pregiudizi e luoghi comuni largamente diffusi. Viene messo in evi-denza come spesso, nonostante le migliori intenzioni, la costruzione di depuratori porti al risultato paradossale di dare il colpo di grazia ai corsi d'acqua. Evidenziato come la stessa scelta di produrre liquami (anziché compostare gli escrementi) sia un risultato accidentale della storia della tecnolo-gia, vengono confrontate la depurazione centralizzata con quella decentrata e la gestione dissipativa delle risorse idriche con quella conservativa. La fitodepurazione ha le carte in regola per soddisfare i requisiti di sostenibilità e soppiantare in molte situazioni impianti di tipo tradizionale, più energivori e con problemi d'inserimento ambientale.
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Ingegneria naturalistica fluviale: strumento per la gestione idraulico-naturalistica del territorio o cosmesi ambientale? Giuseppe Sansoni, 1999 (scarica il file pdf)
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Gran parte delle tradizionali opere fluviali è dannosa non solo per l'impatto biologico conseguente alle rigide modalità tecniche adottate, ma anche perché è culturalmente subalterna alla valorizzazio-ne economica dei terreni perifluviali, alla quale vengono sacrificate la sicurezza idraulica e la qua-lità ecologica. Non è dunque sufficiente sostituire le tradizionali opere idrauliche con le più rispet-tose tecniche di ingegneria naturalistica; è necessario, invece, che l'opportunità di ogni intervento venga sottoposta ad una stringente analisi di verifica della correttezza degli obiettivi e delle inevita-bili ripercussioni ambientali.
L'ingegneria naturalistica può evitare il rischio di ridursi al mistificante ruolo di cosmesi ambienta-le, solo se compie esplicitamente la scelta di inserirsi in una strategia coerente di buongoverno dei fiumi e del territorio.
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Il lisciamento esponenziale centrato: proposta di un semplice metodo di perequazione delle curve per l'analisi di serie storiche di dati Giuseppe Sansoni, 1993 (scarica il file pdf)
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Si tratta di un lavoro pubblicato diversi anni
fa, nel numero 2 di Biologia Ambientale. Pur esulando un po' dalle competenze
del dott. Sansoni, biologo, gli ha dato forse per questo più
soddisfazione di altri lavori.
Lo studio è nato perché per analizzare un depuratore serviva un metodo
per "lisciare" serie storiche di dati (portata, carico inquinante, ecc.). Visto che il metodo non c'era, il dott. Sansoni ha pensato bene di ricavarselo da solo. Chissà che non possa essere
utile anche a qualche ingegnere!
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A proposal for integrating Environmental Impact Assessment, Cost Benefit Analysis and Multicriteria Analysis in Decision Making (Una proposta per integrare la Valutazione di Impatto Ambientale, l'Analisi Costi-Benefici e l'Analisi Multicriterio nei processi decisionali) Andrea Nardini (scarica il file pdf)
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I processi decisionali in materia ambientale sono complessi, sia nei paesi sviluppati, sia in quelli meno sviluppati o in 'via di sviluppo'.
Degrado ambientale, insoddisfazione, conflitti sociali, ritardi nella realizzazione di progetti pianificati, incremento dei costi, esternalità e inefficienza economica sono risultati frequenti.
Questo significa che il processo decisionale è ancora svolto in modo non soddisfacente.
Per supportare tale processo, sono stati sviluppati e applicati diversi approcci e tecniche che ora appartengono al bagaglio classico della valutazione: la Valutazione di Impatto Ambientale, l'Analisi Costi-Benefici (estesa), l'Analisi Multicriterio.
Questi strumenti sono ancora affetti da significative debolezze; inoltre, sono applicati in parallelo, senza una vera integrazione.
In questo articolo, si presentano le caratteristiche chiave di quello che potrebbe essere un approccio integrato. Molte delle idee qui discusse sono ben note negli ambiti tecnico-culturali specifici. Tuttavia, ritengo che da nessuna parte esse siano davvero amalgamate esplicitamente in un quadro strutturato, anche se 'ideale'.
(Parole chiave: processi decisionali; valutazione integrata; Analisi Multicriterio; Valutazione di Impatto Ambientale; partecipazione pubblica)
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A systematic approach to build evaluation indices for environmental decision making with active public involvement - (Un approccio sistematico per costruire indici di valutazione per i processi decisionali ambientali con partecipazione pubblica attiva) Andrea Nardini (scarica il file pdf)
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Effettuare una scelta, decidere, nel campo ambientale è sempre un problema multicriterio. L'informazione rilevante dovrebbe pertanto essere rappresentata in maniera olistica attraverso una cosiddetta matrice di valutazione. Questo compito richiede l'utilizzo di indici di valutazione. Inoltre, il problema è generalmente caratterizzato da interessi contrastanti o veri e propri conflitti di interessi, e conseguentemente richiede il coinvolgimento del pubblico e l'adozione di un approccio negoziale. Per questo, gli indici di valutazione dovrebbero essere facilmente comprensibili, e dovrebbero rendere chiari quali sono gli impatti sugli interessi in gioco.
Gli indici proposti in letteratura rivelano, invece, una serie di debolezze strutturali quando si cerca di utilizzarli per tale fine. Più in generale, si può affermare che esiste ancora un significativo divario tra la fase essenzialmente tecnica di valutazione degli impatti (Studio di Impatto Ambientale) e la vera fase di valutazione che coinvolge giudizi di valore in merito all'importanza relativa dei diversi impatti; giudizi (basati su un sistema etico, morale) che dovrebbero essere resi espliciti.
Partendo da questi presupposti, in questo articolo si definisce e propone una serie di criteri che gli indici di valutazione dovrebbero rispettare per poter supportare i processi decisionali ambientali attraverso un coinvolgimento attivo del pubblico. Si presenta anche un caso studio per chiarire i concetti e un'appendice sulle Funzioni di Valore, un elemento chiave per la costruzione degli indici.
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Idee per la difesa dai fiumi e dei fiumi.
Il punto di vista ambientalista.
Giuseppe Sansoni, 1995 (scarica il file pdf)
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Come affrontare il crescente rischio alluvionale? Elevando argini, rettificando i fiumi, escavandone i letti ghiaiosi, ripulendoli dalla vegetazione "infestante", domandoli, imprigionandoli entro una camicia di forza di cemento? Non è forse più che giustificabile sacrificare la bellezza degli ambienti fluviali e la loro tutela ecologica -senza curarsi degli isterici strilli di ambientalisti utopici e sogna-tori- al fine di salvaguardare il bene supremo della vita umana?
Queste ed analoghe convinzioni diffuse -frutto di una profonda ignoranza coltivata ad arte- vengo-no impietosamente demolite. I tradizionali interventi d'ingegneria fluviale vengono, infatti, sottopo-sti ad una rigorosa, serrata e radicale critica non solo per il loro devastante impatto ambientale, ma soprattutto per gli effetti controproducenti: anziché risolverlo, creano il rischio idraulico!
Volumetto divulgativo stimolante, rigoroso, di facile lettura, ricco d'idee, illustrazioni, esempi, so-luzioni tecniche innovative: nelle mani dei militanti ambientalisti, uno strumento di lotta per la dife-sa dei fiumi e per una reale prevenzione delle alluvioni.
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A due anni dall'alluvione. MAI PIU'.
Giuseppe Sansoni, 1998 (scarica il file pdf)
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L'intervento della Protezione Civile nella tragica alluvione del Versilia del 19 giugno 1996, i primi soccorsi, la tempestività dell'erogazione dei contributi alle famiglie e alle aziende alluvionate, il va-sto complesso di lavori di messa in sicurezza, ripristino e ricostruzione sono stati un esempio d'efficienza, entrato nel gergo come "modello Versilia".
Proprio per questo riveste particolare interesse la serrata e impietosa critica mossa da Legambiente. Il "modello Versilia" è considerato solo un modello d'efficienza nell'attuazione d'interventi che, tuttavia, non mettono in discussione la scala di valori all'origine della "fabbrica delle catastrofi": il malgoverno del territorio. Denunciate le gravi responsabilità dei Comuni e dal Genio Civile che -nella piena consapevolezza delle possibili conseguenze- hanno anteposto l'obiettivo della "valorizzazione economica" dei suoli a quello della sicurezza idraulica, vengono indicate le linee di una efficace prevenzione.
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Ruolo sociale e percezione dell'ambiente.
Giuseppe Sansoni, 1999 (scarica il file pdf)
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Avventurandosi nel campo psicologico, viene evidenziata un'incomunicabilità tra ambientalisti, cittadini e amministratori legata proprio al loro diverso ruolo sociale: tre ruoli sociali, tre diverse percezioni dell'ambiente. L'amministratore ha una percezione dell'ambiente essenzialmente legale, il cittadino medio ne ha una utilitaristica, mentre l'ambientalista è spesso incompreso poiché rico-nosce un valore autonomo alla natura, anche a prescindere dagli usi umani. Ognuno filtra il mes-saggio dell'altro alla luce del proprio schema mentale, della propria scala di valori e di priorità. Ognuno sente le parole dell'altro, ma non le ascolta col cuore. La discussione è sviluppata con esempi concreti, evidenziando i paradossi di alcuni modi di pensare largamente diffusi. La consape-volezza delle diverse percezioni dell'ambiente può aiutare ad individuare forme di dialogo inter-culturale
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Gestire gli allarmi da piena fluviale.
Andrea Nardini, 1999 (scarica il file pdf)
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Si tratta di una brevissima riflessione in merito a cosa si può/deve fare quando si è proprio nel frangente di un evento di piena; più precisamente, mi metto per un attimo al posto del responsabile dell'amministrazione pubblica preposto a far fronte all'emergenza idro-meteorologica. Il suo è un problema spinoso. Questa riflessione potrebbe portare , perlomeno, a sveltire le procedure decisionali con sicuro beneficio per la popolazione. E anche per il decisore stesso.
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Perché un parco fluviale sul Tevere?
Giulio Conte, 1999 (scarica il file pdf)
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Da molto tempo si discute della possibilità/opportunità di istituire un Parco Fluviale interregionale sul Tevere, così come è stato fatto su buona parte dell'asta principale del Po e su alcuni dei suoi affluenti. Il documento parte dal caso Tevere per fare alcune considerazioni generali sul tema dei parchi fluviali. Molto spesso, infatti, l'istituzione di aree protette non ha portato a sensibili miglioramenti della gestione dei corsi d'acqua, né tantomento delle aree riparie e alluvionali.
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Il recupero delle acque usate: agire localmente pensando globalmente
Giulio Conte, 1998 (scarica il file pdf)
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Nonostante la carenza idrica che caratterizza il Mezzogiorno, il riutilizzo delle acque di scarico è ancora sconosciuto in Italia e in particolare nelle Regioni Meridionali. Nel Mezzogiorno l'acqua addotta alle reti per uso civile si avvicina ai 3 miliardi di metri cubi (era 2,6 nel 1987) se se ne recuperasse solo la metà, si avrebbe una disponibilità idrica di 1500 milioni di metri cubi l'anno, pari alle risorse idriche rese disponibili da tutti gli invasi artificiali che servono Puglia e Basilicata. Il riuso delle acque usate accrescerebbe del 15% le risorse idriche superficiali utilizzabili per irrigazione nel Mezzogiorno (circa 10 miliardi di metri cubi). Inoltre il riutilizzo delle acque usate significa meno carichi inquinanti nei fiumi e il riequilibrio dei cicli biogeochimici, in particolare dell'azoto.
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Decidere l'ambiente - Andrea Nardini, 2000 (scarica il file pdf)
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E’ una presentazione powerpoint che illustra in modo sintetico le idee base di un approccio partecipativo basato sulla valutazione integrata per la pianificazione del territorio:
Perché lo strumento ‘piano territoriale’ (o settoriale) è in genere così poco efficace?
Quale ruolo svolgono le percezioni, sensibilità, preoccupazioni, desideri e interessi dei singoli attori (cittadini, associazioni di categoria, rappresentanti politici...)?
Quali sono i punti cardine di un approccio partecipativo e quale la sua relazione con la Valutazione di Impatto Ambientale?
Come organizzare una valutazione integrata e come coordinare il livello strategico (valutazione di piano) con quello di progetto (valutazione ‘dell’opera’)?
Quali peculiarità emergono quando l’oggetto della pianificazione sono i fiumi?
Cosa vuol dire ‘partecipare’?
Ecco i temi principali su cui questo documento esprime un’opinione.
Buona videata....
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Data gathering campaigns for the river calibration of river quality models - Andrea Nardini, R. Soncini-Sessa, 2000 - Andrea Nardini, 2000 (scarica i file pdf: parte a) - parte b) - parte c) - figure parte a) - figure parte b) - figure parte c) 1 - figure parte c) 2 - figure parte c) 3
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Premettiamo che la prima parte del documento è stata pubblicata anche su http://www.ewaonline.de/journal/2003_06.pdf.
Nel risolvere problemi reali di qualità dell’acqua, a tutt’oggi i modelli matematici sono di fatto usati molto poco. La ragione principale di ciò sta, a ben vedere, nelle difficoltà associate nella raccolta dei dati necessari per la loro calibrazione. E’ sorprendente notare che nella letteratura internazionale non è possibile trovare una descrizione sistematica e coerente di come progettare le campagne di raccolta dati finalizzate esplicitamente alla calibrazione dei modelli (campagne finalizzate). Nella prima parte di questo articolo, sviluppato in tre parti, si derivano criteri solidamente fondati dal punto di vista teorico-scientifico per tale scopo, partendo dalla natura stessa del problema di calibrazione e dalla struttura generale dei modelli di qualità fluviale monodimensionali.
L’utilizzazione di tali criteri è esemplificata nella seconda parte attraverso il caso studio sul torrente Garza (Brescia).
Non si può però trascurare che le campagne finalizzate non sono la fonte più comune di dati per la calibrazione di modelli. Più frequentemente, si utilizzano dati già raccolti in precedenza con lo scopo di indagare sulla qualità del fiume, indipendentemente da ogni scopo modellistico. Le campagne organizzate a tal fine non rispettano praticamente mai le condizioni richieste per calibrare un modello di qualità fluviale: non si dispone delle condizioni iniziale e al contorno, e, più in generale, non sussistono relazioni di causa-effetto tra i dati. Inoltre, i dati sono incompleti. Poiché, però, si sono spese (e tuttora si spendono) significative risorse in tempo e denaro per l’effettuazione di campagne non finalizzate, è molto importante chiedersi se è possibile estrarre dai dati corrispondenti un sottoinsieme sufficiente per calibrare almeno un ‘modello semplice’. Un tale modello potrebbe fornire una maggior comprensione del problema in esame e influenzare così le future campagne; inoltre può costituire il ‘miglior modello’ disponibile (eventualmente però inaccettabile) quando non si possa realizzare nuove campagne. Nella terza parte dell’articolo si sviluppa per questo una metodologia sistematica basata su una selezione sequenziale dei dati e ricostruzione di quelli mancanti, con applicazione al fiume Arno.
Per il lettore: il primo paper è pesantissimo ed è consigliabile a un lettore con un solido background matematico; magari la lettura della sola parte introduttiva e delle conclusioni può fornire idee utili anche al non esperto. Il secondo è molto applicativo, e può quindi servire a chi si accinge a sviluppare modelli o a organizzare campagne di raccolta dati; è utile anche per capire il tipo di assunzioni che vengono via via introdotte e i ragionamenti costruiti per comprendere fenomeni decisamente complessi: lì appare ‘l’arte del modellista’ che sta al confine tra rigore e onestà intellettuale, da un lato, e immaginazione creativa, dall’altro. Il terzo paper è una sintesi di quanto già presentato nel libro edito nel 1990 da Marsilio (VE) dal titolo ‘Inquinamento fluviale: realizzazione e uso di modelli matematici. Un caso di studio sull’Arno’. Seguirne tutti i passi è probabilmente tedioso, e le conclusioni, purtroppo, non totalmente confortanti (troppi dati risultano inutilizzabili), ma è interessante la metodologia che scaturisce da un inquadramento teorico chiaro e facilmente comprensibile.
Per rendere il download meno pesante, le relative figure sono inserite in documenti distinti.
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Assessment of the Water-users Satisfaction in the Po Basin: A Synthetic Index Approach - Luca Del Furia, Andrea Nardini, 2000 (scarica il file pdf)
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E' prassi comune della pianificazione - quella ben fatta - porsi obiettivi e progettare azioni per conseguirli. Spesso però gli obiettivi posti sono ancora grossolani, lontani dal vero perché "si fanno le cose".
Cercare di misurare la soddisfazione dei destinatari degli interventi pianificati (come degli eventuali impattati) è uno sforzo forse indispensabile per tendere a uno sviluppo sostenibile. Il problema centrale è l'aggregazione dell'informazione.
Questo articolo presenta un indice di valutazione della soddisfazione dell'utente idrico nel bacino del Po. Può servire per pianificare interventi a scala di bacino, ma anche in particolare come supporto all'Autorità d'Ambito per verificare l'operato del 'gestore unico' (L. Galli sul servizio idrico integrato). E' basato sull'approccio già sviluppato da Andrea Nardini in altre pubblicazioni che sfrutta la Funzione di Valore per garantire la coerenza interna e una base dati geo-referenziata per il trattamento di una grande quantità di dati. La rappresentazione GIS facilita la lettura dei valori numerici dell'indice.
Buona ....soddisfazione.
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Un modello quali-logico della qualita’ dell’acqua in una rete fluviale ideale per autorita’ d’ambito ed altri enti territoriali - Andrea Nardini, 2002 (scarica il file pdf)
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Per decidere quali interventi di riduzione dei carichi inquinanti effettuare prioritariamente in un dato territorio, cioè dove e quanto intervenire compatibilmente con i fondi disponibili, o per stabilire il ‘carico ammissibile’ per il raggiungimento degli obiettivi di qualità di un corpo idrico, sarebbe ideale disporre di un modello matematico. Il modello è infatti uno strumento di indagine quantitativa capace di simulare a priori gli effetti che le diverse azioni da mettere in campo potrebbero indurre sulla qualità dell’acqua.
Purtroppo, l’applicazione di modelli matematici ‘ortodossi’, cioè basati su un bilancio di massa e sulla conoscenza dei processi bio-fisici, incontra difficoltà tali che ne inficiano il reale utilizzo, almeno a livello territoriale esteso (Provincia, Regione) e con tempi e costi ragionevoli. Ma non tutto è perduto.
In questo articolo si sviluppa un modello semplicissimo che prende a prestito dalla fisica un principio elementare: ‘se non c’è carico, l’acqua è pulita’ ed assume che esista in ogni corpo idrico ricettore una relazione lineare tra riduzione del carico e miglioramento della qualità dell’acqua (ma non necessariamente tra carico e qualità nell’intero sistema); un’ipotesi generalmente accettabile dal punto di vista pratico. Il resto è preso a prestito dalla logica, per questo l’ho chiamato ‘quali-logico’. Questo modello può dare un valido supporto nella ricerca di una risposta ai quesiti di pianificazione posti più sopra.
Il modello assegna un ruolo dominante all’informazione relativa allo stato di qualità dell’acqua rilevato (contrariamente ai modelli ortodossi che la utilizzano prioritariamente nella fase di calibrazione), ma senza pretendere protocolli di monitoraggio pensati appositamente per fini modellistici. Non richiede la quantificazione dei carichi inquinanti, ma solo una valutazione qualitativa di come il carico totale in ogni tronco si ripartisce tra carico veicolato dal tronco di monte, dall’eventuale affluente, da fonti diffuse (non collettabili), e da fonti puntiformi (scarichi urbani o industriali). Non richiede la conoscenza delle portate. Non è nemmeno necessario calibrarlo, anche se è possibile farlo. E non assume che i composti inquinanti siano conservativi. Infine, essendo semplicissimo, è facilmente implementabile.
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Torbide, tiepide ed amare acque: oltre i tormentoni estivi sulla "grande sete" - Antonio Massarutto, 2002 (scarica il file pdf)
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Questo articolo e' pubblicato sul n. 7/8 della rivista "Gli argomenti umani" ed e' riprodotto qui per gentile concessione dell'editore.
Massarutto cerca di affrontare con dati oggettivi il problema della scarsità di acqua che si ripresenta puntualmente in Italia ogni estate.
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Articolo "I Piani: un pacco di carta inutile?" - Andrea Nardini, 2002
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Questo articolo è stato pubblicato dal WWF Italia sugli atti del suo convegno "La Terra fa acqua da tutte le parti" tenutosi a Orbetello il 23 settembre 2002. L'articolo, dopo un brevissimo inquadramento delle attività del Ministero dell'Ambiente in materia di risorse idriche e tutela dei corpi idrici, sviluppa alcune riflessioni sui processi decisionali, e in particolare sul significato e possibile ruolo della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) introdotta recentemente dalla Direttiva Comunitaria 2001/42.
Le riflessioni presentate stanno alla base dell'approccio partecipativo negoziale promosso dal CIRF come strumento fondamentale per attuare progetti (e piani) di riqualificazione.
Buona lettura.
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Articolo "La sfida acqua in Italia nell'anno internazionale dell'acqua" - Andrea Nardini, Gaia Checcucci
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Questo breve documento, indirizzato al mondo della scuola, non può ambire a fornire un quadro esaustivo della problematica né a discutere a fondo la complessa questione della “politica idrica”. Si limita a mettere a fuoco alcuni dei temi centrali e delle linee di azione da intraprendere. Queste ultime caratterizzano la attuale “politica idrica” del Ministero dell’Ambiente (servizio Tutela Acque Interne). Sebbene limitato e incompleto, può fornire utili spunti a chi è interessato alla “problematica acqua”.
NOTA: il quadro generale presentato in questo articolo è del tutto in linea con l'approccio CIRF, mentre sul discorso del Servizio idrico integrato il CIRF ha sviluppato un ragionamento articolato in modo un po' diverso. Chi fosse interessato puo' consultare a questo riguardo il resoconto della missione al III Forum Mondiale sull'Acqua di Kyoto (16-23 marzo 2003, Kyoto , Giappone), disponibile a breve sul sito CIRF nella sezione Forum Acqua.
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Articolo "La vegetazione del sistema fluviale Lima-Serchio (Alta Toscana)" - Piera Papini
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Lo studio ( che si avvale del metodo fitosociologico di Braun Blanquet) ha voluto determinare le principali tipologie vegetazionali esistenti lungo l’intero corso di un fiume, dalle sorgenti alla foce ed ha compreso i popolamenti sviluppati su superfici diversamente influenzate dal regime delle piene ( barre, pianura inondabile, terrazzi…).
Le associazioni censite possono essere considerate il risultato dell’azione nel tempo dei vari fattori ecologici, climatici, antropici…agenti sulle varie superfici e, assieme a dati della letteratura disponibile, indicano il grado di “naturalità” o di “disturbo” dei vari tratti del fiume. Ai fini di una corretta gestione delle aree di pertinenza dei fiumi e di una attenta salvaguardia del paesaggio, non è sufficiente valutare la presenza – assenza di vegetazione, ma capire, tramite ad esempio la fitosociologia, il grado di corrispondenza fra vegetazione attuale e vegetazione potenziale, la più adatta, perché selezionata naturalmente, a colonizzare un determinato luogo.
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Articolo "Integrated evaluation of Egypt's water resources plans: a framework to cope with sustainability" - Andrea Nardini
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Se vi interessa la pianificazione delle risorse idriche, vi attirano i Paesi esotici, il tema della sostenibilità e volete avere un'idea di cosa possa combinare l'approccio dell'Analisi dei Sistemi (con i suoi strumenti...modelli matematici, Sistemi di Supporto alle Decisioni-DSS, Analisi Multicriterio, ecc) troverete questo paper stimolante.
Dopo una riflessione sulla situazione del moderno Egitto e dei suoi feroci problemi socio-economico ambientali (limitatamente a quanto attiene all'acqua....il che non è poco in quel Paese), il paper presenta un quadro concettuale per assistere appunto la pianificazione:
- un modello concettuale delle relazioni causa-effetto tra possibili politiche di intervento e il loro impatto su alcuni gruppi chiave e sul Paese nel suo complesso;
- lo scheletro di un DSS;
- qualche idea su come si svolge la simulazione;
- e una visione delle prospettive di valutazione degli effetti.
In sostanza, il DSS di cui si parla (prototipo sviluppato in un progetto di cooperazione internazionale) permette di effettuare una VAS (nel suo significato di Valutazione di Impatto Ambientale estesa ai piani) di "piani acque alternativi", a scala Nazionale.
(Il paper è stato sottoposto per pubblicazione su Water International).
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Articolo "Causes of 20th Century Channel narrowing in mountain and pidmont rivers of southeastern France" - F. Liebault, H. Piegay
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Extensive channel narrowing in southeastern France provides an illustration of geomorphic response to land-use changes.
The study region comprises a range of environments, from large piedmont and intramountain gravel-bed rivers, to
small mountain streams. Field measurements and analysis of historical data demonstrate two distinct periods of channel
change. From 1850 to 1950, channel narrowing is interpreted to be the result of a recovery process in response to
widespread channel destabilization induced by major floods during the second half of the 19th century.
At the time, the largely deforested basins were highly responsive to flooding, whereas the recovery process was accelerated by floodplain and basin-scale land use changes (afforestation) and torrential control works, which in turn reduced sediment delivery
and enabled vegetation development in channels. From 1950 to 1970, channel narrowing accelerated in most of the
studied rivers. This recent phenomenon is considered as a human-induced fluvial adjustment, directly related to forest
development on river margins and human abandonment of intensive floodplain land uses. At the same time, long-profile
degradation occurred as a result of long-term bedload supply decrease. In small mountain streams, channel narrowing is
mainly explained by channel incision which seems to progress from upstream where sediment sources are progressively
stabilized by afforestation.
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Articolo "Conflitti sull'acqua: una sfida inevitabile dalla dimensione transnazionale a quella locale" - Andrea Nardini (CIRF), Bertrand Chartier (Green Cross International), Andrea Goltara (CIRF)
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Si dice spesso che le prossime battaglie si combatterranno per l'acqua e non per il petrolio. Fatto sta che gestire le risorse idriche è un'attività complessa che non può prescindere da scontrarsi con obiettivi divergenti, interessi in conflitto o veri e propri conflitti armati.
Questo breve articolo vuole dare una panoramica delle "razze di conflitti sull'acqua" che troviamo in generale nel mondo reale. Si introduce dapprima la dimensione internazionale, quella dei grandi bacini condivisi tra più Paesi, quando un fiume ne segna il confine (sempre mutevole) o direttamente li attraversa (come è il caso del Nilo), o quando si tratta di un acquifero che ignora alla grande i confini amministrativi nel suo lunghissimo, lentissimo, ma ahimé non cosi' sostenibile, corso. Poi, si zooma su problemi di scala più locale che, ciononostante, possono anche essere più scottanti; e soprattutto sono...comunissimi. Alcune raccomandazioni chiudono il paper.
RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO: In pubblicazione nel 2005 in: NATO series Integrated Water Management. Ed. R. Sacile, CIMA-Università di Genova and CNR, Italia. (invited paper; in Inglese).
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Presentazione "Come le cave inquinano le sorgenti. Ecco le prove, come evitarlo" - Giuseppe Sansoni (Legambiente)
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Si tratta di una presentazione powerpoint esposta dal consigliere CIRF Giuseppe Sansoni, nella sua veste di socio Legambiente.
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